Mazzette al funzionario ministeriale per approvare i progetti della Pilosio. Tre gli arresti, due in Friuli

Che intorno alla vicenda delle attività della azienda friulana Pilosio leader nella realizzazione di ponteggi e casseformi si fossero addensate nubi nere lo si era capito a gennaio scorso quando la proprietà, il fondo Columna Capital con sedi a Londra e in Svizzera, aveva dato, a sorpresa, il benservito all’amministratore delegato e presidente Dario Roustayan nonostante sulla carta vi fossero positivi risultati di bilancio. Una vicenda complessa fatta di appalti milionari all’estero con l’Arabia Saudita in primis ma anche in Canada e Algeria. La situazione si era complicata quando nel marzo scorso marzo era stata notificata un’informazione di garanzia a Dario Roustayan che nel 2010, era riuscito a salvare l’azienda friulana da un quasi certo crac. L’inchiesta aveva puntato la lente sull’allora ceo il siluramento di gennaio era probabilmente la prima avvisaglia della tempesta, ipotizzando a suo carico il reato di corruzione internazionale continuata, finalizzata a procurare alla Pilosio appalti all’estero. Quella vicenda è ancora aperta e non si sa quanto e se le novità odierne siano collegate. Questa mattina infatti la Guardia di Finanza di Udine ha arrestato per corruzione, su ordinanza del Gip presso il Tribunale di Udine, un funzionario del Ministero del Lavoro l’ing. Michele Candreva , e ha posto agli arresti domiciliari due friulani, il responsabile dell’Ufficio tecnico della Pilosio Federico Bortolussi, 37 anni di San Giorgio di Nogaro  e un libero professionista  Claudio Sairu 76 anni di Udine consulente della stessa azienda. Perquisizioni sia dalla Gdf in Friuli che della Polizia Tributaria tra Roma, sede degli uffici del Funzionario e la sua sua residenza e le abitazione dei due arrestati friulani.
Da quanto si è saputo il funzionario arrestato sarebbe coordinatore di una Commissione ministeriale deputata al vaglio e all’approvazione dei progetti per la realizzazione dei ponteggi industriali e civili. Il meccanismo ricostruito dalle Fiamme gialle avrebbe visto il coinvolgimento del funzionario dapprima per una impostazione “condivisa” preventivamente delle domande di approvazione e validazione dei progetti, funzionale a evitare osservazioni della Commissione e poi a velocizzarne l’iter. Secondo i riscontri investigativi il funzionario si sarebbe recato direttamente in Friuli a spese dell’azienda friulana, ricevendo di volta in volta un compenso in contanti dal libero professionista, che a sua volta, in accordo con il dirigente della Pilosio, fatturava ad una Società progettatrice inesistenti prestazioni di consulenza per giustificare le uscite di cassa. Ma non solo di attività di “consulenza” si tratterebbe ma per velocizzare l’iter sarebbero inoltre stati falsificati bolli ufficiali del Ministero e perfino firme di funzionari. Da quanto è facile intuire questi tre arresti potrebbero essere propedeutici ad altri provvedimenti di natura giudiziaria, in primis per l’ovvia considerazione che  difficilmente il giro di mazzette fosse opera dell solo responsabile tecnico e del consulte dell’azienda senza che nessuno sopra di loro fosse a conoscenza del meccanismo. Anche in questo caso  vale il classico  “Cui prodest?”. A chi giova? Un quesito che siamo certi gli inquirenti si sono posti , domanda che faranno agli arrestati.

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