Nata una partnership strategica per la cultura regionale tra Teatro Verdi di Pordenone e Fondazione Friuli

Pordenone, 13/04/2015 - Teatro Verdi Pordenone Foto Luca d'Agostino/Phocus Agency © 2015

Si tratta di una partnership strategica per la cultura quella siglata dal Teatro Verdi di Pordenone con Fondazione Friuli per il 2018 che vede la condivisione e il finanziamento di ben sei diversi progetti attraverso cui la Fondazione sostiene il Teatro pordenonese nel lavoro di coinvolgimento e formazione di un pubblico di tutte le età, riconoscendo al Verdi il ruolo di motore e propulsore culturale non solo per il territorio comunale, ma capillarmente su tutta l’area occidentale della nostra regione e oltre.
Famiglie, giovani, aziende, scuole, enti, istituzioni sono il pubblico a cui si rivolgono i molteplici percorsi innovativi condivisi dai partner progettuali Teatro e Fondazione Friuli: progetti ambiziosi sempre più estesi alle giovani eccellenze artistiche del territorio, non trascurando mai una speciale attenzione alle tematiche sociali.
Presentazione questa mattina – il 12 febbraio - in Teatro alla presenza del Sindaco di Pordenone Alessandro Ciriani che sottolinea “Il Teatro Verdi di Pordenone è motore culturale sovraterrioriale, un cuore dinamico, innovativo che si distingue per identità e capacità originali preziose per un ampio territorio”, insieme a lui il Presidente della Fondazione Friuli Giuseppe Morandini per il quale “la collaborazione con il Verdi di Pordenone è strada condivisa, interpretazione di linguaggi nuovi per generare valore culturale, formativo ed economico per la costruzione di un nuovo pubblico attento all’attualità e alla qualità delle proposte”. Insieme alle istituzioni anche il Presidente del Teatro Giovanni Lessio, la Direttrice Marika Saccomani e la regista Lisa Moras, curatrice dello spettacolo “Senza parlare” e a capo di un team di maestranze artistiche tutte pordenonesi.

Oltre a rinnovare i progetti musicali di guida all’ascolto con i “Concerti delle 18.00”, i laboratori e la formazione trasversale dai 3 ai 18 anni - che coinvolge giovani e giovanissimi attraverso la lirica e la musica per un totale di presenze di circa 10.000 ragazzi e oltre 500 insegnanti - lo speciale sostegno di Fondazione Friuli ha permesso al Teatro di avviare quest’anno anche una nuova collaborazione, che ha già dimostrato tutta la sua potenzialità e gradimento, quella con il Conservatorio “J. Tomadini” di Udine. Protagonisti degli appuntati ad ingresso libero sono gli allievi e docenti del prestigioso istituto musicale, sempre introdotti direttore Virginio Zoccatelli: una speciale guida all’ascolto in tre appuntamenti ad ingresso libero che ha già avuto modo di registrate il primo successo con l’omaggio dello scorso 6 febbraio a Debussy e Ravel. Sul fronte teatrale, il Verdi ha potuto proseguire un percorso avviato lo scorso anno con “Cronache del bambino anatra”, dando vita ad una nuova produzione teatrale, ancora frutto della sinergia con la Fondazione Friuli che ha permesso di raccogliere la proposta della giovane compagnia “about:blank”, compagine artistica guidata dalla drammaturga e regista Lisa Moras. “Senza parlare” è il titolo del nuovo spettacolo prodotto dal Verdi, un intenso intreccio di testimonianze sul tema della disabilità comunicativa, che debutta in prima assoluta mercoledì 28 febbraio, con replica il 1^ marzo.
In scena un testo originale - tratto dal libro “Senza parlare. Diciotto testimonianze di nuovi straordinari dialoghi” e dalle interviste ai familiari e operatori del Centro Benedetta D’Intino - che coinvolge un gruppo di giovani artisti, tutti under40, ormai una cifra stilistica inconfondibile del teatro pordenonese che proprio nelle nuove generazioni ha voluto maggiormente investire, tanto sul fronte della formazione del pubblico che degli artisti sul palco.
Lisa Moras regista e drammaturga, è affiancata da Stefano Zullo per scene e costumi, Alberto Biasutti per le luci e la musica mentre sul palcoscenico gli attori Marco S. Bellocchio e Caterina Bernardi.
Il tema, come detto, è quello della disabilità comunicativa, una grave condizione in cui vivono molte persone. Lo spunto di riflessione, laddove la produzione dell’anno scorso ha posto l’accento sulle problematiche legate al tema della dislessia, nasce dalla volontà di raccontare una problematica molto diffusa che colpisce attraverso le forme più disparate di patologia e infermità, senza distinzione d’età o vissuto, che mette il mondo circostante nelle condizioni di dover cercare strumenti, riflettere, attuare nuove modalità di relazione.
Si parla di comunicazione e relazione e lo si fa raccontando una vicenda nel più classico dei contesti, quello familiare ed espone il più classico dei conflitti, quello adolescenziale, ma lo fa scalando una montagna, quella della disabilità, una montagna che dovrà essere conquistata ogni giorno e ogni giorno ancora a venire. Qui si racconta un viaggio, quotidiano e difficile. Un viaggio pieno di insicurezze, faticoso ma necessario per approdare a qualcosa di nuovo, che cambia tutto. Un viaggio alla ricerca della persona che si rivolge a tutti nella comune imprescindibile necessità di comunicare per vivere. “In qualche modo la scena è uno spazio emotivo, un laboratorio ricco di rimandi – spiega Lisa Moras - in scena una sedia, la sedia della protagonista, Sara affetta da paralisi cerebrale, quel luogo-sedia sulla quale Sara praticamente vive la sua intera esistenza. Ma l’attrice-Sara sarà sempre libera di muoversi, parlare e divertire, poiché racconta la sua identità che non corrisponde alla sua disabilità”.

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