Nelle more del 4 di Marzo è catalessi candidature amministrative in Fvg. In stagionatura Riccardi e Fontanini che rischiano la decomposizione, mentre a sinistra Bolzonello spera di emulare Highlander, ma non è detto che “ne rimarrà soltanto uno”

Mancano davvero poco giorni alle elezioni nazionali che diventeranno non solo determinanti per capire se e quando avremo un Parlamento nelle sue piene funzioni in grado di generare un governo basato su una maggioranza certa. Ed anche se di sicuro in questa tornata elettorale non c'è davvero nulla, grazie anche ad una legge elettorale assurda che dimostra sempre di più i suoi limiti, in Friuli Venezia Giulia a queste incertezze si sommano quelle sulla tornata amministrativa successiva del 29 maggio un election day che vede oltre al rinnovo del Consiglio Regionale anche quello del capoluogo friulano e di altri 18 comuni. Per quanto riguarda le elezioni comunali si voterà infatti in due Comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti Udine e Sacile, come è noto in questi casi la legge prevede lo svolgimento del turno di ballottaggio nel caso in cui, al primo turno, nessuno dei candidati alla carica di sindaco abbia raggiunto la maggioranza assoluta dei voti validi. Saranno chiamati in turno unico alle urne i cittadini di Brugnera, Faedis, Fiume Veneto, Fiumicello Villa Vicentina - quest'ultimo Comune frutto di fusione il 1 febbraio scorso. Ci sono poi Fogliano Redipuglia, Forgaria nel Friuli, Gemona del Friuli, Martignacco, Polcenigo, San Daniele del Friuli, San Giorgio della Richinvelda, San Giorgio di Nogaro, Sequals, Spilimbergo, Talmassons, Treppo Ligosullo, anche quest'ultimo fuso il 1 febbraio scorso e Zoppola. Fin qui il dato tecnico che comunqe esprime bene come per effetto delle Regionali ma anche per la presenza di comuni importanti, il Friuli Venezia Giulia diventerà una sorta di prova d'appello per alcuni partiti e colazioni, ma anche di laboratorio politico del post 4 Marzo. Forse anche per questo sia a sinistra che a destra l'incertezza su candidature e coalizioni regna sovrana. Nel centrodestra il problema è il candidato alla presidenza della Regione e per alchimia conseguente anche quello sul capoluogo friulano. In teoria vi sono delle “designazioni” in pectore ma nessuna è certa perchè faranno parte di mediazioni nazionali fra la Lega di Salvini e Forza Italia. Se a destra regna l'incertezza a sinistra non è che vada meglio. Non solo infatti vi sono le ripercussioni della situazione nazionale, ma si gioca anche sul filo del rasoio di un giudizio della maggioranza uscente.
Anche in questo caso quanto avverrà il 4 marzo prossimo diventerà fattore determinante, ma ne frattempo piccole e grandi manovre sono in corso. Di oggi una nota del segretario regionale di Sinistra Italiana Marco Duriavig che in qualche modo rompe gli indugi e cerca di dare una accelerazione alle “trattative” chiedendo, si legge testualmente “un candidato unitario della Sinistra per andare oltre la destra e il PD a partire da Sinistra Italiana, Possibile, Mdp e Rifondazione Comunista".
Una forzatura che apparirà opportuna a molti nell'area di sinistra, ma che rischia di creare qualche tensione dato che, come è noto, a livello nazionale non si è trovato alcun accordo con Rifondazione che è confluita nelle liste di “Potere al Popolo” riuscendo, e forse questa per molti è stata una sorpresa, nel difficile compito di raccogliere le firme nei collegi. Scrive Duriavig: “Si discutono in questi giorni le formazioni e le candidature, soprattutto alla carica di Presidente, per le prossime elezioni regionali. Il tutto però ci appare abbastanza scontato. Il centrodestra deciderà su uno schema di rapporti nazionali ed il PD rivendica la candidatura di Bolzonello che ha ormai lanciato la sua campagna elettorale. Preso atto, perciò, che nonostante i diversi errori commessi nell'ultima legislatura, il PD non è in grado di generare, vista la candidatura dell'attuale vicepresidente, una doverosa discontinuità, riteniamo sia fondamentale avanzare una proposta alternativa e ridare rappresentanza ai tanti che oggi non ce l'hanno. Per fare ciò, crediamo sia necessario e quanto mai utile andare oltre gli schemi già previsti per le elezioni nazionali, ed avanzare una proposta unitaria di tutta la sinistra, che a partire dalle attuali forze politiche organizzate, da Rifondazione, a Possibile, a MDP, coinvolga associazioni, comitati e tutti i cittadini ed elettori, od ex elettori, della sinistra di questa Regione. Siamo certi infatti che sui contenuti si possano superare le cristallizzazioni del percorso nazionale e si possa costruire una proposta alternativa più ampia e convincente per il governo del Friuli Venezia Giulia.
Sono in tanti oggi, infatti, che chiedono una politica che prenda le distanze dagli ultimi governi regionali e si ponga come obiettivi fondamentali i temi del lavoro, degli spazi di cittadinanza attiva, dei beni comuni, della sanità pubblica, dell'accoglienza, del sostegno al reddito, del welfare rinnovato e della conversione ecologica dell'economia.
Un’alternativa seria e di sinistra per il governo di questa regione esiste, e noi sentiamo il dovere di provare a costruirla insieme a tutte le persone e forze politiche che, senza veti e con un percorso aperto e partecipato, intendono raccogliere questa sfida.
A partire dall'individuazione di un candidato alla presidenza della Regione che sappia incarnare una proposta unitaria ed alternativa per il Friuli Venezia Giulia. Il tempo è ora. E noi ci impegneremo nelle prossime ore, con determinazione, in questa direzione”.  Posizione chiara che esclude qualsiasi accordo con il PD renziano o “post-renziano” nel caso in cui le une nazionali dovessero stravolgere il quadro. Appare evidente che questa posizione di Sinistra Italiana potrebbe andare stretta a Mdp che invece non esclude a priori un qualche accordo vasto di centrosinistra, PD compreso ma ovviamente sempre che i Democratici accettino di passare sotto le “Forche Caudine” di una, almeno parziale, ammissione di fallimento della maggioranza Serracchiani. Questo lo si legge fra le righe di un secondo comunicato lanciato sempre oggi dal senatore Carlo Pegorer candidato di Liberi e Uguali alla Camera dei Deputati, ma di Mdp,  che scrive:
“In questi giorni Sergio Bolzonello arriverà a Monfalcone per promuovere sé stesso. Lo fa senza simboli di partito dando l’idea di muoversi nella completa solitudine senza nemmeno tentare un’alleanza di centrosinistra. Da mesi abbiamo ripetuto al Partito democratico che non si vincono le prossime elezioni regionali se non si capiscono bene le cause delle numerose sconfitte degli ultimi anni e se non si cambia strada dalle politiche renziane sul lavoro, la scuola e i servizi che hanno allontanato tanti elettori di sinistra. Se qualcuno ha voluto scegliere la città dei cantieri per provare a rilanciare il centrosinistra, facendolo in quel modo ha fallito l’obiettivo, perché - sottolinea Pegorer - proprio Monfalcone ha dimostrato che le elezioni si perdono quando ci si allontana dal mondo del lavoro e dai sentimenti dell’elettorato progressista. Se si vuole competere seriamente - insiste Pegorer - si deve dare una netta discontinuità sui programmi, lo stile di governo e pure sui candidati. Cambiare strada su sanità ed enti locali, pensare al lavoro come un percorso sicuro e non precario, garantire servizi a chi ne ha più bisogno, di questo si deve parlare. Non servono inutili passerelle con questo o quell’altro esponente delle élite e economiche e finanziarie, bisogna tornare tra i cittadini, tra chi soffre per la crisi e le diseguaglianze. Liberi e Uguali si stanno impegnando per questo - conclude Pegorer - sbaglia, invece, chi si nasconde dietro la retorica del tutto va bene. Non va tutto bene, anzi. Per questo come Liberi e Uguali ci battiamo per una società più giusta, in Italia come i Friuli Venezia Giulia”.
Da osservatori non ci rimane che constatare quanto sia difficile il dialogo anche a sinistra, bisogna però dire che, conoscendo la dirigenza del PD quasi completamente omologata al Renzi pensiero, sarà difficile che si arrivi ad una autocritica come pare auspicare Pegorer, ovviamente a meno di risultati nazionali che stravolgano per davvero gli equilibri. Ma anche in questo caso ci vorrebbe del tempo e le “regionali Fvg” sono troppo vicine, perchè fra i Democratici si arrivi ad una metabolizzazione di un eventuale e sempre più probabile “lutto” politico. Fino ad oggi questo non è stato fatto, ne nella tornata amministrativa, dove si sono perse quasi tutte le amministrazioni e neppure con il referendum costituzionale, dove anzi prima si è cercato di colpevolizzare gli elettori e poi si è rivendicato un 40% di voti (quelli dei sì alla riforma). Una rivendicazione che fra l'altro ha generato la follia del Rosatellum nell'ipotesi, evidentemente, che a furia di dire una balla, questa si avveri.

 

Fabio Folisi

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