La street poetry, dagli inizi a oggi


 Intervista a Nitzan Mintz

Si conclude qui il nostro viaggio alla scoperta della nascita e dello sviluppo della poesia di strada in Italia e nel mondo. Nello scorso articolo vi abbiamo parlato dei movimenti e dei poeti più importanti del panorama internazionale, in questo, invece, ci soffermeremo su un’artista in particolare: Nitzan Mintz.

Nata a Tel-Aviv e laureata al Dipartimento di Belle Arti e di Scrittura creativa al Minshar College, Nitzan è una poetessa di strada tra le più affermate, non solo nella sua città, ma anche nel mondo. Il suo lavoro si svolge tra le strade israeliane e quelle delle metropoli quali Parigi, Londra e Berlino. Creare è un processo necessario per l’uomo e lo è anche per lei. Infatti Nitzan riesce ad unire i suoi versi a vari materiali. Si passa dalle poesie scritte su muri bianchi con lettere nere, a quelle sulle assi di legno, affisse poi ai pali della luce ed altri supporti,  quelle nella sua lingua o in inglese, poi ci sono le installazioni in PVC e i versi sui muri sgretolati.Il rapporto fra lettere, linee e forme è unico, i versi si fanno spazio, le parole smuovono e incuriosiscono; anche la scelta degli ambienti non è casuale, ma serve ad avvalorare ogni frase, ogni parola. I suoi sono versi brevi a volte di denuncia politica e sociale, ma altre volte sono intimi ed introspettivi. Abbiamo avuto il piacere di farle qualche domanda, così da presentarla anche a voi lettori.

(N.d.R) Ringraziamo Giorgia Spina per l’accurata traduzione.

Come hai cominciato a scrivere?

Ho iniziato a scrivere poesie all’età di quindici anni, dopo che la mia insegnante di letteratura lesse in classe alcuni componimenti del poeta nazionale Bialik. C’era delle magia nella sua voce e ricordo di avere iniziato a scrivere proprio per quella bellissima sensazione che riuscì a trasmettermi.

Quando hai iniziato a fare azioni di poesia di strada? Perché?

Ho iniziato con atti di vandalismo, molto prima dell’arruolamento. A 17 anni il mio ragazzo mi lasciò e questo mi distrusse. Decisi quindi di spruzzare un po’ di vernice per le strade con un’amica e cominciai così con la street art. Solo libertà e adrenalina. Facevamo qualche stupido disegno la notte, eravamo due ragazze a Tel Aviv. Fu incredibile e mi aiutò molto a riprendermi, mi sentii finalmente viva e non più depressa.

Scrivevo moltissime poesie anche durante gli anni dell’esercito, periodo in cui mi sentivo proprio soffocata, come se non avessi la possibilità di respirare o di muovermi. E ancora una volta apparse il bisogno di sentirmi viva, di essere vista. Presi quindi della legna, le mie poesie e gli stencil, e chiesi a mio padre di aiutarmi a realizzare ciò che avevo in mente in una delle principali strade di Tel Aviv. Lui non chiese nulla e mi aiutò, il che fu molto divertente.

Quanto è importante portare la poesia per strada?

Per me è importante fare arte in generale, ma negli ultimi otto anni è stato veramente importante per me portare la poesia in strada. Spero comunque di potere scrivere un giorno un romanzo e di fare altri progetti che includano arte e poesia in strada e non.

Quali sono gli aspetti positivi e negativi di lavorare in una città come Tel-Aviv?

Sono nata nel sud di Tel Aviv, che era una zona molto trascurata durante la mia infanzia. Ricordo di paesaggi che cadevano a pezzi, persone povere, strade sporche e pareti sgretolate. E’ la mia casa,  il posto che amo di più e che ha influenzato il mio modo di guardare alle cose. Tel Aviv ha un’energia incredibile, e accadono sempre cose strane e interessanti. E’ una città di larghe vedute e aperta a tutto, ma è anche intensa e può farmi sentire molto stanca e depressa.

Quando scrivi, ti poni un obiettivo?

Non ho un obiettivo particolare. Sento il tocco delle mani di Dio o a volte c’è qualcosa dentro di me che mi induce a scrivere e che mi porta a pensare che se non lo faccio potrei scomparire.

Nei tuoi lavori sei spesso affiancata da uno street artist, Dede, come vi trovate?

Lavoriamo insieme da quattro anni ormai, condividiamo un appartamento e uno studio, e ciò significa che siamo insieme sette giorni su sette. Non siamo sposati, ma per noi è come se lo fossimo. Ci aiutiamo molto, anche a livello fisico, e la nostra percezione della realtà cambia in base ai nostri punti di vista. Ovviamente ognuno ha i propri progetti e le proprie idee, ma Dede è il primo a leggere le mie poesie, lui stesso chiede la mia opinione e per questo a volte discutiamo, ma lavoriamo molto bene insieme e mi fa davvero piacere averlo al mio fianco. E’ una persona divertente.

Giri il mondo, le tue opere si trovano un po’ dappertutto. Verrai a farci visita in Italia?

Sono stata in Italia da bambina e ne ho visitato varie parti. A 20 anni ho passato un mese a Roma per studiare italiano. Ovviamente ricordo poco di quel che ho studiato, ma sarei più che lieta di fare progetti in Italia, che ritengo uno dei paesi più belli al mondo. Sono aperta a qualsiasi suggerimento.

(N.d.R)yi potete trovare anche il sito di Nitzan

http://www.nitzanmintz.com

Di Daniela Leone

BIO

Daniela Leone, giovane e appassionata scrittrice di poesia, scrive per una propria rivista letteraria, “L’Altrove

L’Altrove è una rivista giovane e curiosa curata da due ragazze e che intende divulgare la cultura poetica. Potrete infatti conoscere lì gli eventi più vicini a voi, scoprire versi e pensieri di giovanissimi poeti e assaporare le poesie dei più grandi autori. L’Altrove ha un unico obiettivo: farvi riscoprire amanti e non semplici seguaci di una così grande arte.

https://laltrovepoet.wordpress.com/

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