No Tav: Il Friuli con la Val Susa

Una lotta epica che dura da tren'anni non ha fiaccato la resistenza e la determinazione di un popolo civile e consapevole dei doveri che gli derivano dal rispetto del dettato costituzionale.
Il popolo No-Tav si è rimesso in marcia e, con il folto gruppo di amministratori pubblici italiani e francesi, ad aprire il corteo c'eravamo anche noi. Issando la bandiera di guerra del Patriarcato e lo stendardo trilingue, che ha rappresentato il dissenso del Carso triestino al passaggio della TAV, abbiamo voluto onorare un popolo che da trenta anni difende i valori della Costituzione Repubblicana e la propria dignità davanti all'arroganza dell'affarismo istituzionalizzato. Un popolo che è stato di esempio per l'Italia intera per i valori e la tenacia che ha saputo esibire nonostante le menzogne governative, la criminalizzazione e la violenta repressione di cui è stato fatto segno. Cosicché mentre nella giornata di sabato i Friulani si deliziavano con il Giro d'Italia partito dalle strade insanguinate d'Israele e non pensavano ad altro che alle sorti dell'Udinese, noi abbiamo preferito camminare fianco a fianco di un popolo vero, integro e consapevole di dover fare la storia in rispetto dei propri antenati che hanno saputo morire per la Libertà, ma anche nell'interesse dei propri figli affinché a loro volta non siano costretti a morire per difenderla o a prostituirsi nel perderla.

La concomitanza con le trattative per il nuovo governo e la diversità di vedute fra i Grillini e i Leghisti sul tema della TAV avevano suscitato non poche perplessità, che unite alle sfavorevoli previsioni meteo avevano fatto dubitare sul successo della manifestazione. Invece è andato tutto per il meglio con un fiume interminabile di persone pacifiche cariche di positività, di giovani, di anziani, di bandiere e di striscioni inneggianti alla difesa della Valle e, oseremmo dire, in difesa dell'Italia degli onesti. Una manifestazione civile, composta e persino gioiosa che a dispetto dei trent'anni e delle disillusioni del passato non ha tradito alcuna stanchezza: oltretutto era la prima dopo la condanna del Tribunale dei Popoli e la celebrazione di quella sentenza presso il Parlamento Europeo di Strasburgo; la prima dopo la recente sentenza della Cassazione che ha annullato le condanne per 38 attivisti.

Un percorso insolito, quello scelto per la marcia di sabato 19 maggio, dal movimento valsusino in lotta ormai da trent’anni contro la Torino-Lione. Lasciati i tradizionali percorsi nel cuore della Val Susa, questa volta gli attivisti contrari all’alta velocità hanno scelto di percorrere la piana del fondo valle nei sette chilometri che separano Rosta da Avigliana, perché proprio in questa zona è prevista l’interconnessione tra la nuova linea ferroviaria e l’interporto di Orbassano. Con una decisione assunta lo scorso anno il governo ha infatti stanziato 1700 milioni di euro per l’ennesimo ed inutile “buco” che andrebbe ad impattare in modo irreversibile sulla collina morenica: un luogo dall'equilibrio idrogeologico precario e oltretutto contrassegnato da una serie di significative bellezze naturali e monumentali.
Oggi, come avviene da 30 anni, il popolo valsusino si è dunque trovato a dover manifestare non solo in difesa del suo territorio dalle ingerenze di una combriccola di affaristi spregiudicati, ma anche delle risorse pubbliche di noi tutti che ogni governo, a prescindere dal suo colore politico, ha sempre deciso di sperperare in ossequio ai voleri dei general contractor, dei loro tirapiedi e di una improbabile valutazione della utilità delle opere. I No Tav e i tecnici indipendenti da sempre hanno dimostrato la falsità dei presupposti sbandierati per giustificare la Torino Lione e i suoi iperbolici costi: oggi, in un documento della Presidenza del Consiglio, il Governo ha dovuto ammettere che le previsioni del traffico merci del progetto Torino-Lione erano sovrastimate. Ciò nonostante vanno avanti. E allora come non manifestare il dissenso e chiedere la liberazione degli ultimi manifestanti trattenuti nelle patrie galere?

Come dimenticare i trucchi, gli inganni e più di recente i tentativi di accreditare l'idea delle cosiddette compensazioni ambientali con le quali comperare il consenso degli amministratori locali in quello che a tutti gli effetti si annuncia come il seme di un voto di scambio? Come non ricordare il livore di Virano e la sua istigazione a disattendere le leggi per non farsi carico della valutazione costi benefici? Come non ricordare la sua comparsata all'Università di Udine per istigare quei quattro sciocchi di docenti a sostenere la TAV nella nostra Regione? E come dimenticare i suoi velenosi interventi a sostegno delle “grandi opere inutili” nei convegni organizzati dai padroni del vapore? Eppure, sostenuti dalle loro prezzolate scorte mediatiche, vanno avanti a dispetto del buon senso, dei danni ambientali e degli spropositati costi.
Ne è un esempio la stazione dell'alta velocità di Afragola: un’astronave abbandonata nei campi e inaugurata per ben cinque volte di seguito.
Né possiamo dire che la nostra Regione sia esente da simili rischi. Lo abbiamo visto a più riprese, perché senza l'esempio dei No TAV del Val Susa e senza la nostra determinazione, i progetti demenziali della TAV regionale avrebbero finito per prevalere: proprio in virtù delle continue mistificazioni, delle accertate bugie e della gazzarra mediatica inscenata dalle testate giornalistiche locali.
Come non ricordare il fiume di denaro speso per progetti insensati, per indagini demoscopiche taroccate, per convegni faraonici, per i baracconi da fiera, per rifocillare gli ambientalisti di regime o per le consulenze dei venditori di fumo da sbandierare in nome di un fatuo progresso? Senza il nostro impegno, la nostra competenza e la nostra vigilanza, a quest'ora il Carso sarebbe sventrato e irrimediabilmente compromesso, il paesaggio e il territorio del Friuli inutilmente sacrificato e l'entroterra triestino devastato: il tutto per risparmiare venti minuti!
E non è detta l'ultima parola perché a dirla con Bertold Brecht il ventre è ancora fecondo e gravido di mostri. Lo riprova la decisione delle Ferrovie di introdurre l'alta velocità delle merci nella tratta da Caserta a Bologna: perché è ben noto che un frigorifero o un pacchetto di sigarette che viaggiano veloci sono assai più felici di quelli statunitensi che si muovono a 80 chilometri all'ora! Tutto ciò senza tener conto del presidente dell'autorità portuale di Trieste che, in barba alle farneticazioni dei politici, ha saputo centuplicare il trasporto ferroviario delle merci senza dover aggiungere una sola infrastruttura.

E' arrivata l'ora di investire i denari pubblici in quelle che sono le vere priorità del Paese e della Valle Susa in particolare. Basti dire che lo scorso autunno la Valle è stata percorsa da una serie di devastanti incendi che hanno distrutto migliaia di ettari e messo a rischio i paesi e la vita dei suoi abitanti. Ebbene, il Governo, tanto prodigo nel militarizzare i cantieri, non ha avuto i canadair per far fronte all’emergenza. In un Paese dove ogni pioggia fa temere una inondazione, dove i giovani devono emigrare e sempre più frequenti sono le coppie di anziani che si suicidano sapendo di non farcela, è arrivata l'ora di cambiare.

Tibaldi Aldevis Comitato per la Vita del Friuli Rurale

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