Nuova batosta per il Pd in Fvg. Persa la roccaforte Monfalcone, passa alla destra che conferma anche Codroipo

Ma quanti campanelli d'allarme devono suonare perchè il Pd renziano capisca che la strada intrapresa non è quella giusta e che non basta solo annunciare il cambiamento per innestarlo, che non basta parlare di buon governo, di buona scuola o di buon lavoro, senza dare risultati palpabili, reali e duraturi alle persone per ottenerne duratura fiducia. Ora una nuova tranvata si è abbattuta sul partito di Renzi in Fvg  dopo due settimane di campagna elettorale ad alta tensione per i ballottaggi e dopo che all'ultima tornata amministrativa si erano perse le città di Trieste e Pordenone.  Ora i cittadini di Monfalcone da sempre roccaforte di sinistra, non si riconoscono più tali o meglio non riconoscono più la sinistra nelle politiche dei “dem” e anziché votare un partito scivolato a destra hanno deciso di votare “l'originale”. Si sono espressi sostanzialmente come avevano fatto al primo turno, facendo vincere ancora Anna Cisint che espugna il “feudo rosso” dell’ormai ex sindaco Silvia Altran che avrà anche delle colpe personali, ma che certamente non ha tratto beneficio dai sussulti governativi, sia nazionali che regionali. Netta quindi la vittoria della Cisint con il 62.49% dei voti, 6.642 preferenze. Un distacco restato incolmabile per la rivale di centrosinistra inchiodata al 37.51% con 3.987 schede.
E anche a Codroipo, altro paese interessato dal ballottaggio, a vincere è stato il centrodestra di Fabio Marchetti, che al primo turno aveva ottenuto il 47.42% delle preferenze contro lo sfidante Soramel, mentre al ballottaggio viene eletto sindaco con il 54.43% dei voti (3.963). Ora a pagare sarà con ogni probabilità la dirigenza del Pd regionale, non certo la governatrice Serracchiani, almeno per ora. Ma in realtà tutto sarà rinviato al dopo referendum costituzionale, il 5 dicembre rischia di essere un “the day after” per il Pd comunque vada il voto referendario, perchè una cosa appare ovvia a ogni commentatore politico in buona fede, la linea contronatura intrapresa dal Pd di Matteo Renzi non si dimostra più vincente e non basta una Leopolda in più per tornare a convincere il popolo dei Democratici che con Renzi si vince sempre. Chi gli si avvicinato in buona fede o a caccia di poltrone garantite, sentendo venir meno il terreno sotto i piedi, così come era saltato sul carro del vincitore,  ne scenderà. Del resto la mancanza di credibilità del premier è oggi palese, ma c'è anche qualcosa di più profondo, a forza di rincorrere politiche destrorse non solo si è avuta l'emorragia a sinistra verso il già vasto mondo dell'astensione visto che qui i grillini, almeo alle amministrative non quagliano,  ma non si è neppure riusciti a conquistare le tante agognate fasce elettorali di centro e destra, perchè in realtà altri son più bravi a cavalcare l'onda populista e poi perchè le bretelle col passato non sono facili da sganciare. Il timore di chi ancora crede nei valori della sinistra è che nel Pd, in una sorta di deriva kamikaze, anziché prevalere una riflessione seria sulla propria natura e su quella del proprio elettorato storico, si tenti un ulteriore accelerazione verso lidi affollati, dove chi non ha responsabilità di governo si muove con molta più disinvoltura cavalcando molto meglio il ventre molle di un influenzabile e rabbioso  elettorato popolare che si lascia più affascinare dagli slogan che dalle mance e ancor meno dalle promesse di fortuna e serenità. Insomma con il loro voto sono stati gli elettori a gridare uno “stai sereno” al Pd.

Fabio Folisi

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