Nuove tensioni per i confini fra Slovenia e Croazia. Le accuse di Lubiana a Zagabria diventato un dossier d’accusa segretato consegnato alla Corte di giustizia Ue

Usciamo dal "giroTondo" invero dall'ormai stucchevole pantomima  sulla candidatura del centrodestra alle regionali Fvg per parlare di cose che avvengono a poche decine di chilometri dai confini ma che potrebbero determinare seri guai futuri. Parliamo non solo della notizia della crisi di governo che dal 14 marzo scorso si è avviata  in Slovenia, scivolata nella quasi indifferenza, ma anche della nuova situazione di tensione su questioni territoriali fra Lubiana e Zagabria. Andiamo per ordine, il premier Miro Cerar il 14 marzo scorso aveva annunciato le proprie dimissioni dopo aver preso atto dell'annullamento da parte della Corte suprema del referendum che aveva dato il via libera a un ambizioso progetto ferroviario sulla tratta Divaccia-Capodistria, progetto sostenuto dal governo di centrosinistra. Fin qui la decisione che pare abnorme ma che si spiega anche con il fatto che la scadenza naturale del mandato in realtà era per giugno tanto che con elezioni già previste sono state anticipate solo di un mese. Insomma Cerar ha solo voluto dare un forte segnale. Ma c'è un'altra vicenda legata alla Slovenia che è passata inosservata,  fatta eccezione per il quotidiano triestino Il Piccolo tradizionalmente attento alle vicende balcaniche. Infatti come ultimo atto del governo Cerar, Lubiana,  ha denunciato alla Corte Ue il mancato rispetto della sentenza emanata dalla Corte internazionale dell’Aja sull’arbitrato relativo al contenzioso tra i due Paesi sui confini marittimi e terrestri. Una questione che rischia di riacutizzare tensioni fra Slovenia e Croazia anche per le modalità con le quali Lubiana ha tirato in ballo la Corte UE.  Il governo della Slovenia infatti con la consegna alla Ue di un voluminoso fascicolo segretato non solo ha avviato una procedura pesante ma l'ha resa irreversibile nei tempi,  così che il governo che uscirà dalle prossime elezioni anticipate a Maggio,  dovrà di fatto obbligatoriamente dare seguito alla querelle. Il fascicolo che secondo indiscrezioni,  riprese anche dalla stampa estera,  riporta autorevoli pareri giuridici internazionali è introdotto da una lettera. La missiva  è stata consegnata personalmente dall’ambasciatore sloveno presso l’Unione europea Janez Lenarčič a Clari Martinez Alberola, il capo di gabinetto del presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker. Il meccanismo evidentemente ben orchestrato da Cedar non solo ha tenuto conto dei tempi, infatti con il recapito della missiva, in base all’articolo 259 degli Accordi di Lisbona, decorrono i termini di tre mesi entro il quale l'Europa dovrà decidere se farà propria o meno la “denuncia” della Slovenia contro la Croazia davanti alla Corte europea. Insomma quella metà di Maggio che vedrà ancora in campo il vecchio governo Cedar anche se con i limiti degli “affari correnti”. Fra l'altro il governo sloveno, nell'annunciare l'apertura della querelle, ha deciso  preventivamente che la Slovenia proseguirà nella sua intenzione di portare Zagabria davanti ai giudici europei anche se la Commissione Ue non dovesse avvallare l'atto giudiziario in prima persona. Tutto rientrerebbe ovviamente se Zagabria deciderà di ottemperare a quanto stabilito dalla sentenza dell’arbitrato della Corte internazionale dell’Aja, cosa che però non ha fatto fino ad oggi e che difficilmente farà ora che viene addirittura rimessa sul banco degli accusati. L'esistenza del contenzioso giuridico tra i due Stati membri dell’Unione è stato confermato da fonti della Commissione a Bruxelles che hanno fatto sapere che la Ue è pronta all’opera di mediazione tra le parti invitando fra le righe la Croazia ad esporre la propria versione dei fatti. Inutile dire che i rischi che il contenzioso provochi “irrigidimenti” fra i rapporti dei due Paesi è alto dato che le controversie territoriali, anche se dall'esterno appaiono anacronistiche, si trascinano da anni e che possibili posizioni nazionalistiche sono un tarlo da sempre presente nell'area e che come la memoria ci racconta innestarono in passato guai enormi. Sarebbe il caso che Ue, ma anche paesi vicini come l'Italia si attivassero diplomaticamente per evitare che posizioni oltranziste si facciano strada, magari proprio nel corso della campagna elettorale al via a Lubiana nelle prossime settimane.

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