A Palazzo, una mano tesa inaspettata

Aree pedonali. Dopo gli attacchi a Honsell, il presidente Confcommercio Provinciale plaude il Comune. Da Pozzo: «Dialogo con la politica necessario per costruire assieme un modello di crescita». Stupiti per questa presa di posizione alcuni consiglieri, anche dagli scranni della maggioranza.

Vista la burrascosa riunione di ieri tra la Giunta e i cittadini, organizzata dal sindaco di Udine all’Hotel Astoria Italia per venire a capo della questione Ztl e pedonalizzazione del centro storico, e visto gli attacchi subiti dal sindaco da una platea scontenta, oggi qualcuno ha ben pensato di prendere le difese di Furio Honsell. Qualcuno che, a quanto si dice, ieri non era nemmeno presente in sala. Si tratta del presidente della Camera di Commercio di Udine e di Confcommercio provinciale, Giovanni Da Pozzo. «Le posizioni contrapposte aiutano a trovare soluzioni migliorative. - esordisce il presidente plaudendo alla riunione nata anche allo scopo di carpire idee utile dai cittadini - Utile confronto tra le associazioni di categoria, gli operatori commerciali e l’amministrazione comunale sul futuro di piazza XX Settembre (pedonale si pedonale no ndr). Fermo restando che, come rimarcato durante l’incontro da Confcommercio, si tratta di individuare una strategia complessiva per la città, una visione lungimirante che sta per esempio alle spalle del progetto per il parcheggio di piazza Primo Maggio, che ha avuto il sostegno camerale proprio perché pensato non a risolvere un problema contingente, ma a favorire l’accesso in città di turisti e consumatori, fissando un punto fermo sulle aree di sosta a ridosso del centro storico. Sorprende che, proprio su una struttura che consente un rapido ingresso ai negozi e ai locali pubblici, e non è nemmeno impattante dal punto di vista architettonico e ambientale, ci sia qualcuno che dissente».

Fermo restando che la cosa che scandalizza maggiormente non è il parcheggio in sè, ma la sua locazione: all’interno del centro storico, in una piazza storica e sotto a un castelliere, pregiudicando peraltro possibili future alternative urbanistiche e di viabilità della città, Da Pozzo sembra avere tutte le buone intenzioni, rendendo merito al Comune. Posizione che sorprende e lascia perplesso perfino qualche consigliere di maggioranza.

Ma il presidente, più che applaudire, sembra addirittura in posizione di standing ovation. E già che c’è ringrazia per tutto: «Grazie al sindaco per gli appuntamenti che organizza in città, tutti di grandi richiamo, un valore aggiunto per Udine, anche se non c’è un’equazione diretta tra eventi e incremento degli affari in un periodo di perdurante crisi economica, con una secca riduzione del potere d’acquisto dei consumatori in presenza, tra l’altro, del decollo dell’e-commerce e di una sempre migliore organizzazione della grande distribuzione e del dettaglio di qualità nel comprensorio provinciale».

E qui, viene il bello, perché le contraddizioni a Udine fioccano come la neve siberiana.

«Le carte che il commercio udinese si deve giocare contro la crisi - prosegue Da Pozzo - rimangono quelle del servizio, della cortesia, della qualità del prodotto, della professionalità; fattori che hanno sempre qualificato l’offerta del capoluogo friulano. Il modo migliore per competere con le sempre più numerose catene di franchising, per favorire un non sempre facile ricambio generazionale e per diventare protagonisti del ritorno di Udine a una posizione di centralità economica e politica all’interno della regione».

Si potrebbe essere anche d’accordo su questa romantica visione, peccato che dalle recenti contestazioni, anche di Confcommercio Udine, il Comune non sta propriamente operando a favore dell’emporio cittadino, o per la salvaguardia del commercio locale; anzi: sembra sperticarsi nel favorire l’ampliamento dei supermercati limitrofi alla città, in quartieri dove ci sono ormai più capannoni che cristiani. Vedi il caso di viale Palmanova. Favorendo così un mercato che non fa certo rinascere le casse cittadine, ma gonfia conti esteri intestati alle grandi catene.

Altro che sorrisi servono, ai commercianti del centro, per sopravvivere!

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