PD FVG: “al via il poltronificio di Fedriga a spese dei cittadini”, ma la proliferazione degli assessorati è storia antica

Come era scontato non c'è voluto molto perchè il Partito Democratico del Fvg, dopo la batosta elettorale,  prendesse le misure del proprio ruolo di opposizione trovando fra l'altro terreno fertile nelle prime azioni del neo eletto presidente Massimiliano Fedriga. “A Fedriga è bastato un solo giorno per iniziare a far lievitare i costi della politica. Quanto ci costerà il suo poltronificio fatto di assessori tutti esterni al Consiglio?”. Se lo chiede il segretario regionale del Pd Fvg, Salvatore Spitaleri, dopo che il presidente della Regione ha annunciato sia di voler aumentare il numero di assessori in giunta a 10 sia di volerli tutti esterni.
Secondo Spitaleri “il governatore ha bisogno di distribuire incarichi e poltrone ai non eletti per restituire qualche favore elettorale, e lo farà a spese dei cittadini - osserva Spitaleri -. Non è proprio l’inizio che ci si aspettava da chi si è riempito la bocca di slogan populisti per anni. Ricordo le critiche alla scelta di nominare alcuni assessori esterni nella giunta Serracchiani. Ebbene, nel piano di Fedriga gli esterni qui sarebbero tutti: bella faccia tosta. Cosa diranno Riccardi ( che sarà uno dei nuovi nominati) e Tondo, che si riempivano la bocca di centralità del Consiglio regionale? Un’auto blu fa passare tutte le paure”. “Con il centrodestra al governo – conclude Spitaleri - ricomincerà la politica delle maniche larghe. Tanto a pagare saranno i cittadini”. Ed in effetti gli stipendi extra costeranno alla Regione circa fra un milione e due di euro in più all’anno.  Oltre allo "stipendio" gli assessori godono di diaria per il vitto per non parlare dell'indennità di fine mandato. Dopo essere partito nel 2008 con una giunta a dieci caselle, di cui sette esterne (Angela Brandi, Andrea Garlatti, Vladimir Kosic, Roberto Molinaro, Riccardo Riccardi, Sandra Savino, Federica Seganti), si è ritrovato a concludere il mandato con otto assessori di cui cinque esterni (con Molinaro, Riccardi, Savino, Seganti e anche Angela Brandi). Ma il vero problema non è che Debora Serracchiani avesse proprio risparmiato con i suoi sei "esterni", facile ricordare che   i non eletti chiamati in giunta da Debora Serracchiani erano appunto un gruppetto di sei, certo, meno di dieci ma pur sempre un bel numero. I sei erano l’ex rettore dell’Università di Trieste Franceso Peroni, il presidente del Miela Gianni Torrenti, il direttore amministrativo dell’Azienda ospedaliera di Udine Maria Sandra Telesca, la docente universitaria  Loredana Panariti, eaa llora ex assessore della giunta Honsell Maria Grazia Santoro per poi arrivare a Paolo Panontin. Quella di  aumentare i posti disponibili per la politica non "eletta" da nessuno è purtroppo un metodo che viene da lontano, basti ricordare che anche la Giunta Renzo Tondo nel 2008 era partito con dieci scranni assessorili  di cui sette esterni (Angela Brandi, Andrea Garlatti, Vladimir Kosic, Roberto Molinaro, Riccardo Riccardi, Sandra Savino, Federica Seganti) ma poi si è ritrovato a concludere il mandato con otto assessori di cui cinque esterni (con Molinaro, Riccardi, Savino, Seganti e Angela Brandi).

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