‘Chi e perché ha ucciso Aldo Moro’: la parola a Gero Grassi ospite del Pd ieri a Udine

«Rispetto a tanti che si occupano di oggi, io mi occupo di ieri e di domani. Di ieri, cercando di ricostruire una storia. Di domani, per far si che quella storia dia futuro, speranza, libertà e democrazia» è così che Gero Grassi - deputato, nonché vicepresidente del gruppo Pd alla Camera dei Deputati e componente della Commissione d'inchiesta sul caso Moro - ha aperto l’appuntamento che lo ha visto protagonista ieri all'Ambassador Palace Hotel di Udine, ospite del Partito Democratico cittadino. Proprio a Grassi è spettato il compito non semplice di tracciare il ritratto di Aldo Moro, ma soprattutto di spiegare ‘Chi e perché ha ucciso Aldo Moro’. Era questo infatti il titolo dell’incontro. A introdurre l’ospite e l’argomento, il segretario del PD cittadino, Enrico Leoncini («quella di Moro è una figura non facile da spiegare».) che rivolgendosi all’onorevole si è detto «grato di questa occasione e di questo suo impegno». A 100 anni dalla nascita, il Pd cittadino ha ricordato la figura di questo importante uomo politico che in Friuli ha sempre avuto un notevole seguito e che proprio in regione, allo Zanon di Udine, il 22 settembre 1977, ha tenuto uno dei suoi ultimi discorsi più importanti. Come lui stesso ha spiegato, Grassi in meno di tre anni ha «fatto 362 manifestazioni».

Numerose le domande alle quali Gero Grassi ha dato la sua personale risposta. Vediamo in estrema sintesi quali erano:

Qual è la verità sul caso Moro?
«La verità che ci è stata comunicata, cioè che le Brigate Rosse hanno rapito e ucciso Aldo Moro, non è vera. Perché accanto alle Brigate Rosse ci sono state, omissioni della magistratura, azioni e omissioni delle forze dell’ordine. Partecipazione di soggetti stranieri, come Cia, Kgb, Mossad, palestinesi, servizi segreti deviati, brigatisti infiltrati, pezzi di classe politica che non hanno fatto quello che dovevano fare. Qual è il problema? – si chiede retoricamente Grassi - Lo stato ha ‘saldato’ Moro nella Renault 4 e non vuole che se ne parli. L’attuale commissione con la relazione che approverà dopodomani alla camera (domani ndr) è al 90% della verità. Siamo partiti dal 10. Non lo so se si potrà fare di più. Però siamo già a un punto che non avremmo mai immaginato».

Per quale motivo è stato avvolto così tanto nel mistero questo caso?
«Perché non conviene a nessuno che se ne parli, in quanto ci sono troppe aberrazioni e troppi misteri che coinvolgono trasversalmente non solo l’Italia».

E il fatto che abbiate definito il 90% della verità, che cosa può determinare?
«Noi non siamo alla ricerca di carcere per gli imputati, perché ormai sono passati 40 anni. Cerchiamo però la verità storica. Perché fa bene al Paese e soprattutto evita che in futuro ci siano momenti di opacità come questo. Quindi la verità sul caso Moro comporta maggiore libertà, sicurezza, certezza del diritto. Si tratta di ridare dignità a una persona che è stata uccisa ingiustamente per un processo politico interrotto che ha portato l’Italia in queste condizioni. Oggi sappiamo le omissioni del governo, sappiamo le partecipazioni degli stati esteri. Ormai il quadro è abbondantemente chiaro. Il fatto che io abbia fatto tutte queste manifestazioni sta a testimoniare quanta sete di verità ha questo Paese».

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