Pfas rischio concreto per la salute frutto di decenni di colpevoli “disattenzioni”

L’acronimo Pfas, tristemente entrato nel nostro vocabolario, sta ad indicare un classe di composti chimici utilizzati in campo industriale per rendere impermeabili all’acqua i prodotti, cioè le sostanze perfluoroalchiliche. L’allarme odierno arriva dalla contaminazione ambientale che avvelena le falde del Veneto occidentale, ma in realtà il problema, magari in scala ridotta, dovrebbe preoccupare l’intera comunità nazionale o quantomeno le aree a maggiore industrializzazione perchè i Pfaf sono in sostanza effett inquinante di molte lavorazioni industriali. Servono infatti per cerare i giacconi, proteggere gli smartphone, fabbricare pellicole antiaderenti per le padelle, ma anche per i caroni da pizza e perfino per la sciolina per gli amanti dello sci.
Non si tratta di un inquinamento improvviso, ma da accumulo, questa sostanza inquina infatti le falde del Veneto da almeno quarant’anni, in poche parole da quando alla fine degli anni ’50 fu impiegata nelle industrie per la stabilità termica e chimica delle molecole che rende gli oggetti più resistenti al degrado naturale.

I RISCHI PER LA SALUTE – I Pfas si accumulano nell’ambiente, ma non solo: attraverso l’acqua e gli alimenti contaminano anche gli organismi viventi. Il risultato è la tossicità ad alte concentrazioni e conseguenze concrete per la salute, come dimostrato nei prelievi di sangue della popolazione di alcuni comuni in provincia di Vicenza.

I PFAS PIU’ DIFFUSI – Le sostanze più diffuse sono l’acido perfluoroottanoico (Pfoa), il quale ha numerose applicazioni sia industriali sia commerciali. Un altro esempio è l’acido perfluorottanosulfonato (Pfos), impiegato nelle schiume degli estintori.
Non è stata finora dimostrata una diretta correlazione ma pare che Pfoa e Pfos siano responsabili di numerosi fattori di rischio per alcune patologie non ancora del tutto delineate, ma si parla di riduzione della fertilità e sviluppo di neoplasie. Ora come è noto la Giunta regionale del Veneto ha approvato una delibera che fissa in 90 nanogrammi per litro (di cui 30 di pfos) il limite di pfas contenuti nelle acque potabili e in 300 nanogrammi per litro la presenza di sostanze a catena corta. Lo ha annunciato il presidente, Luca Zaia, precisando che la delibera (che recepisce la relazione dell’Arpav richiesta dalla Giunta dopo la ricezione da parte del Ministero di una lettera che incarica la Regione di fissare i limiti) andrà all’esame della Commissione ambiente, per poi confluire la prossima settimana nella delibera definitiva. “I limiti che fissiamo – ha sottolineato Zaia – sono i più bassi d’Europa e, nella cosiddetta ‘zona rossa’, abbassiamo ulteriormente la quota di pfoa a 40 nanogrammi, al di sotto del limite mondiale più basso, fissato dal New Jersey. E’ una risposta che vogliamo dare ai cittadini, visto che, parlando di una cosa serissima, non è il tempo delle polemiche, ma bisogna agire”.

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