Pianeta M5s, fuoco e fiamme della consigliere comunale di Udine Claudia Gallanda sulle dinamiche del “movimento”

La consigliere comunale di Udine Claudia Gallanda nel corso di una conferenza stampa nella sala del gonfalone di palazzo D'Aronco ne ha avute per tutti, colleghi del suo movimento in primis ma anche maggioranza Honsell. Andando per ordine Gallanda, apparsa amareggiata ma come sempre battagliera, ha voluto raccontare con dovizia di particolari la sua esperienza politica nel M5s soprattutto quella dell'ultimo anno: “ Dopo il primo tentativo di sfiducia a mio carico ad opera di alcuni, nel 2014, la questione inizia a prendere una ulteriore “brutta piega” a fine 2016, nel corso di una riunione regionale del M5S in cui, a seguito di una votazione per far spegnere la mia videocamera con la scusa che “non si sa che fine fanno i video". “In realtà io, spiega la consigliere pentastellata - non ne ho mai fatto un uso improprio ma ritenevo le riprese video segno di volontà di trasparenza anche perchè i video e gli audio restano a comprova di quanto avvenuto. La censura del video, dice in sostanza Galanda, era stata chiesta dagli organizzatori Luca Vignando e Aulo Cimenti e alcuni votano a favore, sono in particolare persone di Udine e di Pordenone – aggiunge Gallanda, ricordo che alcuni attivisti di Pn, come pure l’europarlamentare Marco Zullo, sono in buoni rapporti con il blogger Belviso”.

Poi Gallanda snocciola i nomi di chi, secondo lei, è reo di aver voluto che gli eventuali “panni sporchi” si lavassero in “famiglia” in barba ad ogni trasparenza. Da qui, spiega Gallanda, tutta una serie di irregolarità, che continueranno nel corso dei mesi (sfiducia con regolamenti non rispettati, adozione di nuovi regolamenti fatti nelle segrete stanze, bocciatura di emendamenti di buon senso in toto, per arrivare ai giorni nostri ad un vero e proprio ostruzionismo sulla votazione del regolamento sulle candidature) un regolamento afferma Gallanda partorito in riunioni non pubblicizzate sul meetup. Poi arriva "Udine in movimento” di Belviso-Porzio, dal quale il M5s prende le distanze. Ma, comunque, le responsabilità di ogni voto e di ogni azione che ha portato in una data direzione resta un dato di fatto. Così come restano, le mie richieste di chiarire determinate dinamiche, in assemblea regionale e/o locale, molto spesso disattese”. Così come disatteso, evidenzia ancora Gallanda, “l’impegno, da parte di Vignando e Cimenti, di convocare una riunione regionale -non gruppo di lavoro- trimestrale, nei mesi antecedenti le elezioni”. Una situazione complicata spiega ancora Gallanda per cui “Sono dovuta arrivare a far pervenire ai consiglieri regionali, per ben due volte, il reitero delle mie istanze con PEC, richieste, poi, puntualmente disattese. Mi riferisco in particolare alla consigliera Elena Bianchi, Presidente del gruppo consiliare regionale, che, in una riunione regionale, è arrivata addirittura al punto di minacciarmi di farmi uscire dalla sala se non mi fossi zittita. In realtà cercavo solo di agire per il meglio, in tempo utile. Chiedevo di trattare anche la questione Udine, con annessi e connessi”.
“Ed è che per questo motivo, dal momento che sono venuta a conoscenza che l’intenzione dei “piani alti” sarebbe di fare una lista qualsiasi, (come fu a suo tempo a Gorizia) soprattutto in concomitanza con le elezioni regionali. Una lista qualsiasi, con qualsivoglia persona sia all’interno (magari anche di Udine in Movimento?) con lo scopo di non fare brutta figura alle regionali nel non avere una lista su Udine”. “Ma ogni azione, in una politica che vorrebbe dimostrarsi innovativa, comporterebbe una pari responsabilità e quindi, per questo, aggiunge Gallanda, chiederei, caldamente, ai consiglieri Sergo e Bianchi, con particolare attenzione a quest’ultima, di avallare per iscritto persona per persona i componenti della futura lista, compreso il/la candidata/o Sindaco. Per poi magari presentarli nel corso di un assemblea pubblica, assemblea che abbia luogo però prima dell’invio della lista alla Casaleggio Associati per evitare che venga certificata prima di essere pubblica come invece temo avverrà.” “Senza queste condizioni, a malincuore ritengo sarebbe opportuno non presentare la lista”.
“Sono a conoscenza, aggiunge polemicamente la consigliera grillina, di molte situazioni simili in tutta Italia, dove molti miei colleghi sono nelle medesime condizioni”. Ritengo che “se sarà necessario partire da Udine per migliorare le cose, si dovrà fare”. “Parimenti, per quanto riguarda le votazioni regionali, ricordo che il nome di colui che ad oggi risulta l’unico papabile per lo scranno di presidente della Regione FVG -Mauro Capozzella- risulta tra i nomi di coloro che hanno votato per spegnere la videocamera, salvo poi, come molti altri, ergersi, nelle occasioni di rilievo, a paladino della trasparenza”.
Concluso il lungo sfogo di Gallanda contro il suo stesso movimento e chiarito che lei sta ancora valutando una eventuale ricandidatura anche fuori dai confini delle comunali, si è passati alla questione dello Stadio Friuli: “Nato anni fa con uno scopo, “attività calcistiche” per poi trasformarsi pian piano in “attività sportive”, per arrivare a diventare “una cittadella dello Sport e del tempo libero”.” “Strane mutazione genetiche, spiega Gallanda, avvenute, ricordiamo, senza il parere dell’ANAC, senza il parere del Segretario Generale, senza il parere del Dirigente dell’avvocatura Giangiacomo Martinuzzi”.
“Restano senza risposta anche molte istanze, presentate nel corso degli anni, riguardanti l’utilizzo degli agenti della Polizia Locale in servizio allo Stadio Friuli, e l’uso del parcheggio dello “Stadio Friuli”, argomento spinoso per la maggioranza, dal momento che l’istanza risale a quasi due anni fa”. “Come dissi ampiamente in mille occasioni in cui sollevai il tema, presente in molte mie istanze e interrogazioni, il “peccato originale”, rilevato anche dall’ ANAC, nella delibera N. 48 del 17.06.2015, facilmente accessibile in rete, fu che, a tempo debito, l’amministrazione non predispose “un analisi di convenienza economica dell’operazione” e non “determinò il potenziale valore della gestione dello stadio, alla stregua di quanto fatto per la stima del valore del diritto di superficie…”
“Da li la concessione dell’impianto ad un valore che, comunque -lo dice l’Anac, non io- non è stato determinato con tutti i crismi necessari. Quindi, di conseguenza, pare non rispecchi il reale valore di quanto il Comune di Udine ne avrebbe potuto ricavarne qualora questo valore fosse stato determinato in modo congruo”. Gli atti, allora, furono fatti pensando ad un utilizzo, ora ci troviamo di fronte ad un altro, fortemente implementato, passetto dopo passetto e conseguentemente, molto più redditizio. Da li una serie di analisi, che non si fermano certo al solito milione sbandierato dal Sindaco”.

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