Il problema dell’informazione? Gli imbecilli anonimi sul web e le “voci del padrone” nelle redazioni

La stampa, le Tv e Beppe Grillo scendono in campo l'un contro l'altro armate, per proteggere la loro verità sull’informazione, contro bufale, manipolazioni e manomissioni varie. Questione pelosissima quella della bontà e veridicità delle notizie, oggetto geometrico prismatico e per questo dalle tante sfaccettature, tutte brillanti, tutte degne di attenzione, ma spesso in contraddizione, quando non in antitesi, fra loro. Parliamo di libertà di stampa, libertà d'opinione, pluralismo, deontologia, etica, morale, onestà, professionalità, solo per citarne alcune. Ma c'è una parolina malefica che aleggia sulla polemica, una spada di Damocle che rischia di affossare per davvero la democrazia del nostro paese, attraverso una rinnovata forma di censura, ed è la parola “strumentale” di cui gli uni accusano gli altri e viceversa. L'aggettivo in questione non è necessariamente negativo in quanto, affidandosi al vocabolario della lingua italiana, che dovrebbe stare al giornalismo come la Costituzione alla politica, alla voce “strumentale” si legge: “eseguito per mezzo o con l'ausilio di strumenti adeguati”, ma poi anche: “asservito a determinati fini” o meglio “atto o decisione, compiuta maliziosamente, detto di ciò che è concepito e attuato non per il suo scopo più immediato, ma per un secondo fine e per un interesse non dichiarato”. Ecco, guardando la querelle in atto fra Beppe Grillo e la stampa, con la politica che istiga e regge il moccolo, appare chiaro come il primo cerchi di ricompattare le sue schiere di internauti indefessi, molti, ma non tutti, senza “l'inde” e i secondi in difesa della propria dignità professionale, non sempre priva di macchia, visto che non tutti sono cani da guardia della democrazia, ma spesso maggiordomi del potere e come tali hanno fatto carriera. Nulla di nuovo quindi, e in ogni caso, dato che le generalizzazioni sono la peggiore forma di giudizio, è d'obbligo schierarsi dalla parte della stampa, dato che i giornalisti, esattamente come i grillini, non sono tutti da buttare e inoltre l'autonomia dell'informazione è tutelata dalla Costituzione, per non parlare di quanti rischiano la pelle per amore di cronaca e verità. Non così per il Grillo pensiero, che per fortuna non ha forza costituzionale, lui, travalica nel suo ruolo e, da garante, diventa guida unica, con il delirio d'assolutezza da dittatore digitale. In realtà il brillante figuro cerca di nascondere, senza celarlo del tutto, il peccato originale del Movimento, quell'uno vale uno, che da forza propulsiva del M5s ne è diventato debolezza per la sua palese falsità. Principio enunciato come un dogma, per essere automaticamente messo sotto il tappeto ogni qual volta la decisione di qualcuno è diversa da quella del “capo”. Ma sulla sfondo dell'uscita di ieri di Beppe Grillo sulla "giuria popolare per le balle dei media", in realtà c'è effettivamente la più classica delle operazioni di “distrazione di massa”. La bagarre con la stampa servirebbero non solo per distogliere l'attenzione dai guai della giunta Raggi, che fra l'altro nella strategia dei guru del Movimento si sta cercando di spingere nel mondo del “fantasy” per farle assumere, almeno nell'indotto immaginario grillino, la forma della martire, ma anche sul caso delle firme falsificate per le liste in Sicilia. In sostanza il nuovo regolamento passato a maggioranza pentastellata sul “loro” web, sarebbe cucito su misura, come fosse un appalto truccato, per salvaguardare il futuro del sindaco Raggi e del gruppo siciliano finito dalla rete digitale a quella degli investigatori.
Ma per onestà intellettuale bisogna dire che se Grillo & soci hanno i loro problemi, non è che dall'altra parte, nel mondo dell'informazione professionale, ci sia da gioire. Se infatti sulla “giuria popolare e menzogne dei media” si sono subito alzati scudi e schierate armi pesanti, poche o nessuna sono state le autocritiche serie, nessuno parla di applicazione, non diciamo ferrea, ma almeno sufficiente dei codici deontologici, di rispetto dei doveri della professione giornalistica, di doveri di correttezza nella cronaca e nel linguaggio. Insomma altrettanto pericolosa rispetto a quella di Grillo è anche la reazione di chi, pensandosi detentore della verità di un mondo della notizia che non esiste più così come l'avevamo conosciuto, pensa di risolvere la questione avvallando la volontà di qualcuno di imporre regole di comportamento vigilate da autorità di sorveglianza e controllo sulla rete. Insomma niente “giuria popolare” ma anche niente bavaglio al web, visto troppo superficialmente come unico contesto nel quale si consuma e si sublima il male, la menzogna, la falsificazione e dove la polemica si trasforma in violenza e la critica in odio. Diciamo apertamente, questo web “maligno ”, è in realtà specchio di una società che proprio stampa e Tv hanno compartecipato a realizzare. Gli insulti, la volontà di alzare i toni non sono germinati nel web, sono figli di quel giornalismo televisivo che a caccia costante di audience ha innestato quel processo di imbarbarimento scimmiottato da tanti frequentatori della rete. E se internet oggi è anche quello, come in passato lo furono certa letteratura, certa televisione e certi giornali, non è mettendo bavagli che si risolverà il problema che è strettamente culturale e che con azioni culturali andrà combattuto. Se infatti da un lato è vero che non sempre è possibile appellarsi alla capacità di discernimento del lettore, non si spiegherebbe altrimenti la diffusione di taluna stampa mediocre o il successo di alcuni siti pseudo giornalistici, dall'altro operare in termini di “censura” è estremamente pericoloso, perchè potrebbe far esacerbare ancora di più il clima e perchè in gioco c'è davvero un bene superiore alle beghe di palazzo e succursali varie, in giocò c'è libertà, democrazia, diritto di critica e opinione, perchè ad armare dell'arma della censura qualcuno si potrebbe finire per essere censurati. E se da un lato  le penne o i microfoni che anzichè servire la verità portano acqua al mulino dei soliti noti, sono conosciute e identificabili, lo stesso dovrebbe essere per  le penne digitali volgari e malevole, queste si combattono facendole uscire dall'anonimato, perchè è principalmente l'idea che sul web si possa dire tutto e rimanere impuniti  a creare legioni di imbecilli. Che questi signori ci mettano la faccia o tacciano per sempre.

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