Prove tecniche di spaccatura, c’è il ricordo di “stai sereno”

“Siamo pronti a ulteriori elementi di mediazione ma non siamo disponibili a bloccare il Paese" in nome della battaglia per "l'unità del partito". Lo ha detto il premier e segretario Pd Matteo Renzi, chiudendo il suo intervento in Direzione del partito, sottolineando che “il Paese se non viene salvato dal Pd è condannato a una discussione di decenni su quello che poteva fare l'esperienza riformista e non ha fatto. Il Pd è qui per rimettere in moto il Paese. Io so qual è la mia responsabilità”. Per questo, ha aggiunto Renzi, “vogliamo utilizzare le prossime settimane e mesi per togliere l'alibi” della legge elettorale, “per andare a vedere le carte” in particolare di “quelli che parlano parlano ma sembrano più interessati ad aprire una discussione polemica che a trovare una soluzione”.
“Provo a offrire una soluzione, nel rispetto di tutti. Io ho il compito politico di affrontare il tema del cosiddetto combinato disposto tra riforma costituzionale e legge elettorale. Essendo così importante la riforma costituzionale mio compito è cercare ulteriormente le ragioni di un punto di accordo. Se ognuno immagina di usare la legge elettorale come alibi, lo smontiamo, per non perdere l'occasione della riforma costituzionale”, ha proposto Renzi.
“La legge elettorale è considerata da alcuni un punto dirimente: non condivido questo giudizio ma essendo così importante la riforma costituzionale mio compito è cercare ulteriormente le ragioni di un punto di accordo. Lo faccio non pensando che la legge elettorale sia stato un errore: è stato detto aprite la legge elettorale e l'ho fatto ma se poi mi dicono di chiedere scusa della fiducia sull'Italicum rispondo che siamo alle allucinazioni”, ha detto ancora il segretario.
Ma in realtà le parole del segretario non sembra abbiano convinto la minoranza. Particolarmente significativo l'intervento di Gianni Cuperlo: “con la relazione di Renzi abbiamo fatto un passo sul sentiero e chiedo se c'è quella volontà politica di evitare una frattura. Una proposta non può essere rinviata al dopo, io dico di andare a vedere la sostanza di queste parole nei prossimi giorni, poi ognuno assumerà le proprie decisioni”. Poi l'ultimatum: “Se un accordo vero sulla legge elettorale non ci dovesse essere, il 4 dicembre non posso votare la riforma che ho votato 3 volte in Parlamento ma Matteo ti dico "stai sereno" perché che se sarà così, un minuto dopo, comunicherò le dimissioni alla presidente della Camera”. Per questo Cuperlo, ha chiesto una proposta per cambiare la legge elettorale prima del referendum e non dopo come suggerito dal premier, fatto questo che equivale ad una sorta di sfiducia nei confronti del segretario, sfiducia che di fatto è già arrivata da altri Bersani in testa. Da osservatori la sensazione è che la telenovela continua.....

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