Regione Fvg, ammissibilità dei referendum: imminente il cambio della norma?

Torna all’attenzione del Consiglio regionale la modifica della legge riguardo all’organismo che deve decidere sull’ammissibilità dei quesiti referendari, dopo che il 5 luglio scorso l’Aula bocciò l’ammissibilità di quelli per abrogare la riforma sanitaria e delle Uti - cioè due leggi varate dallo stesso Consiglio - e quello propositivo per una Regione composta da Trieste e il Friuli. Alessandro Colautti, capogruppo Ncd in Consiglio regionale sollecita su questo la maggioranza: «Da 7 mesi giace depositata la mia proposta di legge. È urgente istituire un organismo terzo, stanno per arrivare altre richieste di referendum dopo quelle bocciate a luglio».
Il tema è stato ripreso dal capogruppo dell’Ncd, Alessandro Colautti   che, immediatamente dopo quel 5 luglio 2015 - considerato da Colautti «il momento più basso raggiunto da questa istituzione – ha presentato una proposta di legge di riforma della norma regionale 5/2003 e ha sollecitato da allora anche la maggioranza ad affrontare la questione, riformandola.
«Dopo 7 mesi – afferma Colautti – finalmente il problema sembra essere entrato anche nell’agenda della maggioranza, pur con il rischio di arrivare a un provvedimento in concomitanza con la presentazione di rinnovate richieste referendarie. Non possiamo attendere oltre, occorre agire – sollecita Colautti -, poiché dobbiamo assolutamente uscire dalla condizione per la quale l’organo legislativo regionale che fa le leggi deve contemporaneamente discutere l’ammissibilità dei referendum sulle leggi stesse».
Il problema, infatti, sta nel fatto che la norma vigente prevede che l’ammissibilità sia vagliata dall’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale, il quale deve esprimersi all’unanimità. Se ciò non avviene, la materia passa al Consiglio, che deve occuparsene nella seduta «immediatamente successiva». L’ammissibilità ha bisogno del voto della maggioranza assoluta dell’Aula, che attualmente significa 25 voti.
Per superare disposizioni che costringono il Consiglio ad essere «un Giano bifronte», il capogruppo Colautti nella sua proposta di legge ha previsto che dell’ammissibilità del referendum si occupi un Comitato di garanzia con 15 componenti: presidente del Consiglio, che lo presiede; presidente della Commissione consiliare per gli Affari istituzionali; Segretario generale del Consiglio; Avvocato della Regione; 2 magistrati ordinari o speciali in quiescenza, designati dal Consiglio regionale; 4 professori si ruolo in materie giuridiche all’Università di Trieste e Udine indicati due ciascuno dai rispettivi rettori; 5 avvocati abilitati all’esercizio della professione presso le giurisdizioni superiori, indicati ciascuno dai presidenti degli ordini forensi di Triste, Gorizia, Udine, Tolmezzo e Pordenone.

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