Sappada è tornata al Friuli. La Camera dei deputati ha approvato a larga maggioranza la norma di passaggio

C'è chi festeggia, chi non esulta e chi fa spallucce. Comunque sia quella di oggi è una giornata storica per il Comune di Sappada che dalle 13.55 è diventato anche a livello istituzionale e non solo per spirito d'appartenenza un Comune del Friuli. Il via libera definitivo al passaggio dalla Regione Veneto alla Regione Friuli Venezia Giulia è avvenuto con il voto della Camera che ha definitivamente approvato la proposta di legge con 257 voti a favore, 20 contrari e 74 astenuti.
“Un caloroso benvenuto ai Sappadini in Friuli Venezia Giulia e viva i referendum popolari con cui i cittadini esprimono direttamente la loro sovranità e utilizzano il più alto strumento di democrazia diretta previsto dalla nostra Costituzione! Questo il primo commento della parlamentare Serena Pellegrino, vicecapogruppo di Sinistra Italiana alla Camera dei Deputati, al termine delle votazioni che hanno sancito sul distacco di Sappada dalla Regione Veneto e l’aggregazione del Comune al Friuli Venezia Giulia. Dichiara la deputata udinese: “ Oltre alla questione delle avvilenti trattative e dei mercanteggiamenti pre elettorali tra partiti, concentratisi, la vicenda porta alla luce una specifica e grave criticità nello Statuto della Regione Friuli Venezia Giulia.
Nel momento in cui, votando a favore del passaggio di Sappada, riconosciamo il valore di una scelta forte e chiara, concretizzata con il referendum popolare, massimo strumento della manifestazione della volontà dei cittadini che spesso riesce a sovvertire le logiche di potere, si ripropone il problema, in Friuli Venezia Giulia, dell’obbligatorietà dell’associazione tra comuni, indipendentemente dal fatto che le comunità locali vogliano accorpamenti differenti.”
In occasione della modifica costituzionale dello Statuto della Regione speciale FVG – ricorda Pellegrino - avevamo chiesto, proponendo un emendamento che venne bocciato dalla maggioranza, che la definizione delle Unioni di Comuni avvenisse tramite referendum. L’esito di quel percorso di modifica statutaria fu l’imposizione dall’alto, da parte della Regione, di accorpamenti che portarono alla realizzazione delle unioni dei comuni e alla cancellazione tout court delle quattro province: unica regione in Italia.
Il passaggio di Sappada al Friuli Venezia Giulia ci impegna a riprendere la battaglia politica e parlamentare per ottenere che sia statutariamente prevista la consultazione popolare attraverso il referendum e l’approvazione dalla maggioranza dei cittadini sia per l’istituzione di nuovi comuni sia per modificare la loro circoscrizione: non può essere precluso ai cittadini l’uso dello strumento di democrazia diretta previsto dalla Costituzione per esprimere la sua sovranità e la sua volontà senza l’interposizione di rappresentanti intermedi. Non ridurrei, infine, la scelta compiuta da Sappada come un affare economico: il Friuli Venezia Giulia non è certo un paradiso fiscale né tantomeno il paese di bengodi.”
Ma a Roma non tutti sono contenti, particolarmente irato Renato Brunetta secondo cui è un brutta pagina parlamentare. «Dispiace dirlo, ma con il voto sul distacco del Comune di Sappada dal Veneto al Friuli Venezia Giulia, il Parlamento italiano si è reso protagonista di una brutta pagina della storia democratica del nostro Paese. È stata messa in atto una forzatura ingiustificata, contro le legittime perplessità del Consiglio regionale del Veneto e contro l'articolo 132 della Costituzione, che in questo passaggio parlamentare non è stato in alcun modo rispettato». Anche Paolo Sisto, sempre di Forza Italia si era schierato contro il provvedimento tanto da firmare una nota congiunta con o Brunetta. «La Regione Veneto- si legge nella nota- organo riconosciuto dalla nostra Carta fondamentale, aveva diritto di esprimere, come da giurisprudenza costituzionale, un parere formale in merito a questo provvedimento, parere che non è stato possibile formulare a causa dei tempi strettissimi concessi dal presidente della Commissione Affari costituzionali di Montecitorio, Andrea Mazziotti di Celso. La maggioranza, altri gruppi parlamentari e la stessa presidente Boldrini non hanno ritenuto di dover concedere ad un tema così delicato un ulteriore margine di approfondimento e di riflessione. Una decisione che non condividiamo e che contestiamo nel merito e nel metodo.
Per queste ragioni Forza Italia si è astenuta oggi in Aula e già nelle prossime ore invierà una lettera al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per chiedere al Capo dello Stato di non firmare la legge appena votata e di rimandare alle Camere il provvedimento, difendendo così la Costituzione e la correttezza delle procedure democratiche».

Su questo aspetto, sostenuto da molti parlamentari del Veneto che avevano tentato tutte le strade per ostacolare l'iter della norma di passaggio di Sappada al Friuli, solo il deputato bellunese Federico  D'Incà, aveva abbandonato la tesi ostruzionista in quanto, aveva spiegato, il Veneto ha avuto anni di tempo per esprimere il suo formale parere, e sarebbe stato «un insulto alla democrazia» non concludere l'iter avviato con un referendum popolare nel quale una larga maggioranza di cittadini di Sappada ha chiesto il passaggio al Friuli.

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