Il Senato dice si a Gentiloni, ma la sua è una maggioranza risicata

L'Aula del Senato ha dato la fiducia al Governo presieduto da Paolo Gentiloni. Il voto a favore è stato espresso con 169 sì e 99 no. La fiducia di Palazzo Madama arriva dopo quella già espressa ieri dalla Camera. Nel suo passaggio al Senato Gentiloni ha in parte ribadito ciò che aveva già detto ieri nel suo primo primo discorso alla Camera. E' tornato a sottolineare la coerenza dell'ex premier Matteo Renzi, dimessosi dopo la vittoria del No al Referendum ma poi ha cercato di marcare la differenza: "Non siamo innamorati della continuità, abbiamo anzi rivolto una proposta all'insieme delle forze parlamentari per individuare una convergenza più larga. C'è stata una indisponibilità: non un amore della continuità ma la presa d'atto di questa situazione ha spinto le forze che hanno sostenuto questa maggioranza a dar vita a questo governo, per responsabilità". E a proposito di durata dell'esecutivo e legge elettorale ha di nuovo chiarito: "La durata del governo è stabilita dalla Costituzione. Sulla legge elettorale rivendichiamo un compito di facilitazione e sollecitazione perché non ci sfugge, a prescindere da quanto durerà la legislatura, l'urgenza di dare al nostro sistema regole che consentano alla Camera e al Senato di governare in modo armonizzato. Serve alle istituzioni, non è una valvola da aprire o chiudere a seconda dell'urgenza o meno dell'appuntamento elettorale". Se ieri aveva illustrato le priorità del nuovo governo terremotati, Mezzogiorno e banche, oggi aggiunge: "Il compito principale" dell'esecutivo appena nato "è completare le riforme avviate". Ma sarà più facile dirlo che farlo perchè la strada per Gentiloni appare più stretta di quella che aveva Renzi potendo contare sui verdiniani. Nella prima "chiama" erano infatti assenti i senatori di Lega Nord, M5S e Verdini con gli altri senatori di Ala, con i 35 senatori pentastellati, ma nella seconda "chiama" i M5S hanno votato contro.

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