Serracchiani a Roma: Specialità si renda indispensabile allo Stato se gestita in modo virtuoso

La specialità serve ed è utile se si rende indispensabile allo Stato. Se è gestita in modo virtuoso deve essere mantenuta ed anzi può essere implementata. Il concetto è stato ribadito oggi a Roma dalla presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, nel corso di un seminario di studi su “Autonomie regionali: specialità e differenziazioni”, promosso nell’ambito della ricerca “Territori e autonomie: un’analisi economico-giuridica” dal Centro di Ricerche in Analisi Economica – Cranec e dalla Fondazione Astrid, con il contributo della Fondazione Cariplo. Intervenendo ad una tavola rotonda sul futuro delle autonomie speciali, coordinata da Franco Bassanini, Serracchiani ha rivendicato la capacità del Friuli Venezia Giulia di usare la specialità per affrontare le grandi riforme: “Il Friuli Venezia Giulia è l’unica Regione in cui le Province sono state soppresse per davvero, riordinando il territorio sulla base di 18 aree omogenee formate da unioni di Comuni che condividono servizi e progetti di sviluppo”, ha detto. Sulla sanità, la presidente ha rivendicato per il Friuli Venezia Giulia il primato di essere “l’unica regione in Italia che ha aziende uniche integrate, dove ospedale, territorio e università lavorano assieme”, sottolineando che “ciò ha consentito di evitare doppioni nei reparti, fare da soli i costi standard di finalizzazione dei servizi, attivare la centrale unica degli acquisti. La riforma ha permesso al sistema di reggersi senza tagliare servizi, anzi realizzando 40 milioni di euro di risparmi solo il primo anno, che sono stati destinati ad altri servizi, come l’odontoiatria sociale”. Per Serracchiani la specialità è strumento importante che la Regione ha anche per rapportarsi con realtà statuali estere. In particolare, riferendosi alla dinamica europea che tocca Paesi vicini al Friuli Venezia Giulia – Austria, Slovenia e Croazia – la presidente ha rilevato come “un dato di fatto la mancata armonizzazione fiscale europea, che permette si creino dei disallineamenti pericolosi fra territori spesso omogenei sui quali corre una linea di confine interna all’Unione”. In sostanza per la presidente del Friuli Venezia Giulia “se si ha la forza e la capacità per chiedere ed ottenere nuove competenze le Regioni che hanno i conti in ordine la richiesta la possono fare”.

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