Siamo alle solite: massacrano l’ambiente e nell’omertà generale si dicono paladini della tutela ambientale

Siamo alle solite: massacrano l'ambiente con evidenti ripercussioni sulla salute pubblica e sul rispetto del dettato costituzionale e nell'omertà generale si dicono paladini della tutela ambientale. A dimostrazione del nuovo corso del Messaggero Veneto, un articolo ha subito celebrato i fasti della costruzione della terza corsia dell'A4. Seguendo i canoni collaudati che da queste parti consentono di divulgare la voce del padrone senza preoccuparsi della verità e di metterla a confronto con i fatti o con chi può dimostrare il contrario, la cronista si è fatta protagonista di un articolo esemplare ed emblematico. Quando chi scrive si occupava dell'alta vigilanza di tutti i progetti di pasturare i giornalisti dell'epoca e otteneva la loro benevolenza con cospicue mazzette dei buoni benzina. Dalle nostre parti la cosa non funziona perché i giornalisti hanno il cuore tenero ed, evidentemente, si fanno in quattro senza nemmeno il bisogno delle mazzette. Il traffico è soffocante ed è fonte di un violento inquinamento atmosferico; i continui incidenti sversano centinaia di mezzi pesanti nelle strade periferiche e non c'è giorno che l'autostrada non sia intasata di mezzi che pagano il pedaggio per poi affidarsi alla buona sorte per uscire da quelle trappole infernali. I paesi limitrofi all'autostrada sono ostaggio dei lavori e del comodo delle imprese: in particolare Porpetto, invaso dalla terza corsia e dai lavori di una bretella a dir poco insensata, con l'effetto di sfondare le strade esistenti e invadere l'abitato con discariche, depositi e cantieri di lavoro, senza contare la interruzione della rete viaria esistente, nell'esclusivo interesse delle imprese e nella sconcertante benevolenza di un sindaco che oltretutto ha il vantaggio di risiedere a decine di chilometri di distanza. Avesse almeno preteso la creazione di un osservatorio e le compensazioni ambientali da destinare alle opere di mitigazione! Il bello è che alcune ore prima di iniziare i lavori erano arrivati in pompa magna a lisciare il pelo agli abitanti di Porpetto: in buona sostanza per mettere le mani avanti e promettere di fare i bravi con un progetto scadente, già deciso nei minimi termini nell'interesse delle imprese e avvallato dalla Commissaria Straordinaria per i lavori della terza corsia. Ebbene in quella occasione, mettemmo a frutto la nostra esperienza in materia di opere pubbliche per formulare una lunga lista di contestazioni, osservazioni e proposte, fra cui la necessità di istituire un osservatorio partecipato dalla popolazione: come fanno i popoli civili. Era in gioco la salute pubblica e quella biodiversità di cui tutti si riempiono la bocca e che avrebbe presupposto la creazione dei dovuti corridoi ambientali: quasi del tutto ignorati. Ma ancor più mettemmo in guardia il direttore di Autovie sui rischi e gli effetti derivanti dai lavori sul peculiare e delicatissimo regime idrogeologico della zona, nonché sul
SIC delle paludi di Fraghis. A riprova che nessuno se n'era fatto carico in sede progettuale, il direttore di Autovie cadde dalle nuvole al punto di non sapere nemmeno cosa fossero le “olle”  ( laghetti  o olle di risorgiva ndr) che di questo territorio sono l'elemento costitutivo sotto il profilo idrologico e degli habitat. Conoscendo i nostri polli, che sanno di non poterci smentire perché tutto finisca nel cimitero delle parole al vento, mettemmo il tutto nero su bianco in un dettagliato resoconto, inviato rispettivamente al sindaco, al direttore delle Autovie e naturalmente alla Commissaria Straordinaria che dell'avvio di quei lavori si è fatta un vanto spropositato. Non avendone avuto alcun riscontro (Ah la coda di paglia!) e preso atto che il lavori erano partiti a spron battuto senza le necessarie cautele, e in considerazione della assoluta subalternità dei funzionari ministeriali e regionali, abbiamo quindi redatto un apposita relazione rivolta al Parlamento e alla Comunità Europea, in quanto titolare delle prerogative ambientali. Di tutto ciò e dell'immediato riscontro della Commissione europea preposta abbiamo dato prova alla corrispondente locale del Messaggero Veneto, per rendere il suo silenzio immotivato e colpevole. Con tali premesse siamo dunque arrivati all'articolo che avant'ieri ha dato voce alla trionfalistica autocelebrazione del direttore di Autovie Venete che ha avuto il sapore dell'excusatio non petita: ”Sono molteplici le misure adottate per tutelare un territorio dal delicato equilibrio, ricco di olle e di risorgive. L'evoluzione dei lavori è costantemente monitorata dal punto di vista ambientale attraverso uno specifico piano condiviso con Arpa, che prevede anche la periodica analisi delle acque superficiali e sotterranee, proprio per evitare qualsiasi tipo di problema” Poi, per dissocciarsi dalle altrui responsabilità, non ha fatto a meno di scaricare ogni responsabilità delle bollicine che hanno cominciato a sgorgare dai pozzi artesiani della zona sulla Regione, in quanto responsabile della realizzazione della attigua “bretella di Porpetto”.
A quel punto e dopo che il direttore dei lavori della “Bretella” si è assolto nel dire che le bollicine erano causate dall'inquinamento dei pesticidi, siamo andati a consultare l'oracolo della Regione, ovvero le Notizie dalla Giunta che sono l'emanazione delle fesserie raccontate dall'Arpa FVG. “Arpa: nessuna relazione tra anomalie pozzi e lavori in A4”: un titolo sin troppo evidente per non derivare dalla mancata vigilanza e da una grassa ignoranza sul piano scientifico, non certo dalla realtà dei fatti. Una plateale menzogna avvalorata dal fatto che i tecnici dell'Arpa non si sono manco fatti vedere da chi ha denunciato l'anomalia. Eppure il comunicato ufficiale afferma che “hanno constatato il completamento dei lavori per la realizzazione delle sottofondazioni del nuovo cavalcavia tra Porpetto e la frazione di Corgnolo, che hanno comportato l'installazione nel terreno di pali in calcestruzzo, utilizzando le normali tecniche in materia di costruzioni... sono stati utilizzati pali prefabbricati in calcestruzzo, infissi nel terreno con l'ausilio di battipalo meccanico, fino a una profondità di circa 10 m dalla superficie del terreno. In queste lavorazioni non sono utilizzate sostanze pericolose, ma solo miscele bentonitiche (minerali argillosi) impiegate per migliorare il sostegno del foro durante lo scavo nel terreno”. In realtà non sanno ciò che dicono: non sanno cioè che la bentonite si usa nei pali trivellati e non in quelli prefabbricati e battuti; che i pali, tanto meno quelli battuti non erano previsti dal progetto della “Bretella”, oltretutto, pericolosamente in adiacenza a quelli trivellati relativi alle opere d'arte della terza corsia; che in difformità del progetto approvato e nella più evidente insensatezza è stato infisso un gran numero di pali di legno non lungi dalle abitazioni, quale improbabile presidio delle opere di canalizzazione della rotatoria di Pampaluna. Quando l'Arpa arriva al punto di concludere “che le le anomalie rilevate in alcuni pozzi della zona di Porpetto siano da attribuire a fenomeni naturali...” senza per questo darne una spiegazione plausibile o, più verosimilmente, attribuirli allo sconquasso creato dalla battitura dei pali nel delicato regime idrico locale, allora dimostra tutta la sua negligenza, per non dire la sua malafede. Del resto il mancato sopralluogo e prelievo dei campioni nei pozzi che hanno alimentato l'allarme dei residenti né è la più plateale  dimostrazione. Con siffatti tutori dell'ambiente i lavori della terza corsia dell'A4 proseguono senza inciampi e ne ha ben donde il direttore di Autovie di dirsi pienamente soddisfatto della vigilanza dell'Arpa regionale. Ma noi, che serbiamo un costante ricordo del cinismo di Andreotti quanto a fiducia nell'altrui operato, siamo andati nuovamente a ficcare il naso e contrariamente ai tengofamiglia delle testate giornalistiche regionali, agli ambientalisti ed agli appisolati amministratori pubblici abbiamo scoperto che l'impresa ha onorato l'ambiente creando una discarica all'interno di una delle maggiori olle della Bassa, sino a riempirla con centinaia e centinaia di metri cubi di materiali provenienti dai lavori stradali che altrimenti si sarebbero dovute portare nelle discariche autorizzate. Per chi non è del mestiere, va detto che la olla risale alla fine delle glaciazioni ed è una sorta di enorme pozzo artesiano che affonda nell'acquifero profondo e si manifesta in superficie con un lago che ospita pesci in quantità e sfocia per alimentare i fiumi della pianura. Inutile dirlo: siamo di fronte ad una manica di delinquenti che in barba alle pompose autocelebrazioni si rendono colpevoli di ciò che in un paese civile li porterebbe a scontare una pena detentiva e a risarcire i danni.
Come abbiamo anticipato dagli schermi di VideoRegione vogliamo denunciarli, perché la olla di Porpetto è patrimonio dell'umanità: il microcosmo di una fenomeno unico al mondo, sopravvissuto nei millenni ospitando una fauna autoctona, un habitat ed una
funzione idrogeologica irripetibili e indispensabili alla vita del sistema idrico delle acque superficiali della Bassa. Sarà questa l'occasione per vedere se la magistratura locale è ancora all'altezza del ruolo assegnatale dalla Costituzione repubblicana.
Tibaldi Aldevis Comitato per la Vita del Friuli Rurale

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