Sicurezza sul lavoro: ispezioni crollate eccessiva burocratizzazione e inadeguato il numero degli ispettori addetti

«C’è un letale combinato disposto alla base della tragica serie di incidenti sul lavoro che sta funestando l’Italia da nord a sud in questo 2018: da una parte la tendenza a considerare la questione occupazionale esclusivamente sotto il profilo numerico, quantitativo; dall’altra lo svilimento degli strumenti ispettivi, che hanno drammaticamente visto ridimensionare la propria funzione deterrente».
Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA, azienda specializzata nella sicurezza sui luoghi di lavoro.
«La crisi decennale che ha investito il nostro Paese ha provocato una distorsione pericolosissima del mercato del lavoro: la corsa al miglioramento degli indici occupazionali ha portato a legittimare molteplici forme di precariato, a tollerare il sistematico ricorso al subappalto, a bruciare tempi e modi per un’adeguata formazione, a istituzionalizzare il massimo ribasso come parametro imprescindibile di qualsiasi gara tra privati. Tutto questo, va sottolineato, senza dimenticare il poderoso apparato dell’economia sommersa, che secondo l’Istat impiega poco meno di quattro milioni di lavoratori, ovviamente senza tutele ed esposti quotidianamente a rischi altissimi.

Chi non vuole rispettare le regole, d’altronde, ha potuto osservare una netta contrazione del numero delle ispezioni, fondamentali per spingere le imprese a dotarsi di procedure e sistemi di sicurezza: in cinque anni si sono ridotte di oltre un terzo, complici l’inadeguatezza del numero degli addetti, la mancanza di risorse a loro disposizione e l’eccessiva burocratizzazione derivante dall’accorpamento di competenze seguito alla creazione dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro. Per ridare centralità alla questione della sicurezza – conclude Simoncini – bisogna necessariamente reperire risorse per implementare i controlli, ma si deve anche tornare a riflettere sui temi dell’occupazione da un punto di vista qualitativo: non un lavoro purchessia, ma un lavoro svolto in sicurezza ed equamente retribuito».

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