Stranieri, confronto costruttivo. Nonino: «situazione insostenibile»

Commissione. Al tavolo in Comune a Udine la questione sovraffollamento richiedenti asilo. A Udine sono 1015 i profughi ospitati nelle caserme, 20 quelli espulsi ancora in circolazione. Ma l’emergenza unisce anche i rivali in campo e numerose sono le proposte per risolvere l’emergenza

E’ duretta alzarsi soddisfatti da un tavolo di lavoro sulla gestione dell'emergenza profughi e sul sovraffollamento in città.
Lo è, perché ad essere onesti fino in fondo, i comuni e il resto delle istituzioni locali, non molto possono fare senza il supporto dello Stato, senza che “le regole” migliorino e cambino a livello nazionale.
E di fatti, nelle Commissioni Comunali del Paese, il tormentone estivo è identico per tutti: come evitare il sovraffollamento e i rischi di tenuta sociale? E come si può, nonostante i provvedimenti urgenti che si sceglie di mettere in atto, garantire comunque il diritto di accoglienza? Come assicurare ospitalità a coloro che ci bussano alla porta dopo aver affrontato un'odissea nella speranza di dare nuove prospettive alla loro esistenza?
Discuterne a un tavolo a Palazzo D'Aronco è un bene.

Nonino (assessore)

Nonino (assessore)

Già, perché come ha comunicato l’assessore ai Diritti e all’Inclusione sociale, Antonella Nonino, «il numero di presenze è insostenibile». Alla Cavarzerani sono attualmente ospitate 847 persone, alla Friuli 168 (in tutto 1015). Gli arrivi previsti già stasera sono 20, e comunque l’afflusso sarà costante e quotidiano. L’accoglienza diffusa ospita 310 persone, in attesa dei servizi Caritas ce ne sono 60. I minori non accompagnati presenti sono 80 (115 in regione). Infine, sono 20 le persone espulse che ancora si aggirano in città.
A questo punto sono d’obbligo alcune considerazioni: in questa emergenza Udine si sta comportando bene, i cittadini si comportano bene. La loro tolleranza, nonostante i queruli toni, nei confronti dei ragazzi che ogni giorno occupano le aiuole e i parchi cittadini, è grande. Sarà che nel sangue friulano scorre il gene dell'emigrante, sarà che siamo un popolo colto dai trascorsi storici d'alto cabotaggio, vero è che il nostro comportamento aiuta molto l’ordine sociale.
Ma adesso anche l’ospitalità diffusa e il volontariato è diventato risorsa irrilevante, ed è tempo di rimboccarsi le maniche anche per le istituzioni e la politica. Urge che, senza strumentalizzazioni, facciano tutti la loro parte. Dopo la Commissione è ora di mettersi al lavoro a capofitto, correttamente e concretamente. Ieri l'assessore Torrenti ha annunciato d'aver chiesto all’Urbe l’alleggerimento e il raggiungimento delle quote di presenze previste dalla legge; e una revisione complessiva delle norme sui richiedenti asilo. E' un inizio. Così come le garanzie date dal Comune oggi: gli accordi con le forze dell’ordine, con Prefettura e Questura, allo scopo di ridurre il numero di persone per strada, e accelerare gli allontanamenti. «L’attenzione in città - ha garantito la Nonino - è massima. Così come nelle caserme». Ma tra gli obiettivi a cui puntare c’è anche quello di sveltire i tempi per il riconoscimento dello status di immigrato da parte delle Commissioni. La lentissima burocrazia italiana, in questo caso, è pericolosissima. Per la sicurezza, inoltre, bisognerebbe battersi affinché i Comuni abbiano a disposizione un registro degli immigrati con foto segnaletiche e l'apposito documento di riconoscimento da parte della Questura. E infine è necessario che i sindaci si attivino singolarmente, organizzando incontri con tutti i soggetti interessati al fine di coinvolgere i migranti in attività di pubblica utilità.

Lega Nord.

Pittoni (Lega)

Pittoni (Lega)

Ma in questo clima di confronti, i suggerimenti da parte degli addetti ai lavori non mancano; come quello dell'ex senatore, Mario Pittoni, portavoce della Lega in Consiglio Comunale che, con una mozione, chiede al sindaco di Udine Furio Honsell di farsi portavoce di una proposta con il Governo nazionale. Quale? «Utilizzare il ponte aereo già operativo tra Italia e Afghanistan, dov'è presente un nostro contingente militare, per riconsegnare chi non ha titolo per restare. Gli amministratori locali, – spiega Pittoni - quando si muovono in sintonia, hanno il loro peso e ci sono almeno tre cose concrete che Roma può fare per contenere l'invasione. In Fvg nella stragrande maggioranza dei casi abbiamo a che fare con afghani o pakistani che non scappano da nessuna guerra, accolti solo perché l'Italia – unico caso in Europa - s'è inventata un terzo livello di protezione, che copre più della metà di quanti vengono accettati e che può essere abolito in qualsiasi momento. Detto dell'intesa che si può trovare col governo afghano per restituire gli indesiderati (alla luce anche del fatto che i nostri C130, aerei di grande capienza che fanno la spola con il Paese asiatico, capita viaggino semivuoti), va infine ricordato che spesso i migranti intercettati si potrebbero tranquillamente restituire al Paese di primo ingresso (principalmente Ungheria e Austria) se solo al ministero dell'Interno funzionasse l'Unità Dublino, che ha 60 giorni di tempo per ricostruire i loro spostamenti, ma non ha sufficiente personale per gli accertamenti. Un “risparmio” - conclude Pittoni - che moltiplica le presenze di clandestini, decuplicando alla fine la spesa».

Movimento 5 stelle.

Gallanda (M5S)

Gallanda (M5S)

Dopo gli incidenti alla caserma Cavarzerani, particolarmente critici sono i toni del M5S regionale, che contestano fermamente il “modello” di accoglienza «da sempre decantato dalla giunta Serracchiani e imposto al territorio dal governo Renzi e dal ministro Alfano». Modello che, sempre secondo i grillini, «costringe i prefetti a smistare profughi nelle nostre comunità anche in situazioni critiche o in strutture nemmeno considerate agibili».

I pentastellati, inoltre, non mancano di puntare il dito sulla palese questione sovraffollamento: «a novembre - ricordano - l’assessore Torrenti aveva previsto per il Comune di Udine un totale di 590 profughi. Adesso ce ne sono oltre 800 solo nella Caserma dove ieri è scoppiata la violenza. Un sistema del genere non funziona in nessuna altra provincia italiana. Concentrare così tante persone insieme in luoghi, il più delle volte non idonei, rende difficile qualsiasi processo di integrazione. Questo modello è lo stesso che per mesi ha visto il sottopasso della stazione di Udine trasformato in dormitorio». Ecco che anche il Movimento Cinque Stelle auspica «criteri e modalità più veloci per individuare chi effettivamente ha diritto di rimanere nel nostro territorio come richiedente asilo, pur mantenendo il diritto di accoglienza nel rispetto anche dei cittadini accoglienti». E così invita «il ministro Alfano a venire in Friuli Venezia Giulia non solo per promuovere il suo libro ma anche per rendersi conto di cosa sia il modello di accoglienza che tanto gli viene decantato dalla presidente Serracchiani attraverso i suoi comunicati stampa, e per prendere i provvedimenti del caso».
E da Udine si solleva anche la voce del consigliere grillino, Claudia Gallanda: «Alla luce delle recenti notizie degli scontri tra profughi, le reazioni non possono essere altre che la richiesta di provvedimenti immediati da chi di competenza, per arginare questa situazione. E maggior severità per reprimere certi comportamenti, figli anche della noia e dell'inerzia». E anche il consigliere udinese punta sulla necessità di sveltire i tempi: «Purtroppo le cose andavano gestite con una certa restrizione fin dall'inizio, investendo gli stessi soldi previsti per l'accoglienza, ma anche molto meno, nell'implementazione delle commissioni di valutazione, per la verifica tempestiva di chi ha diritto all'asilo e chi no. Invece, come in molti altri casi, quando le cose erano ancora gestibili, si è navigato a vista, a vari livelli, salvo poi accorgersi che le cose stavano sfuggendo di mano. Inutile dare illusorie speranze di lavoro, che nemmeno c’è per noi. Urge correggere il tiro, altrimenti sarà inevitabile un clima di scontri che coinvolgerà l’intera città».

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