Lacrime di coccodrillo e’ il ‘calvario’ di Obama

Lacrime di coccodrillo. Ricordate quelle dell'allora ministro Fornero mentre annunciava in tv la riforma delle pensioni che metteva sul lastrico un sacco di esodati? A Capodanno c'è stato un replay dall'altra parte dell'Oceano, addirittura alla Casa Bianca. Il Presidente Barack in pianto mentre chiede al Parlamento Usa un decreto-stop alle 'armi facili' che negli States fanno una media di 30 mila vittime all'anno.
Coccodrillo, dicevo, e per tanti motivi. 1) Perché ha atteso di farlo adesso quando gli mancano appena 10 mesi al trasloco dalla Casa Bianca quando aveva 7 anni e 2 mesi di tempo per farlo prima? 2) Il fatto è che adesso non rischia niente essendo un pre-pensionato mentre prima l'avrebbero messo in crisi in quanto la 'lobby delle Colt' è nettamente maggioritaria al Congresso non soltanto tra i repubblicani che dominano per numero alle Camere, ma ha grossi appoggi anche tra i democratici, il partito del Presidente, finanziati dalla stessa lobby.
Per 'tastare il polso all'America profonda' è bene ricordare un commento del famoso attore di “Ben Hur”, Charlton Heston, che ha detto: “Una pistola nelle mani di una persona onesta è una minaccia soltanto per una persona disonesta”.
A parte il 'problema armi facili', l'ultimo anno alla Casa Bianca sarà per Obama un Calvario diplomatico. Lui ci arriva addirittura con le mani legate sia sul fronte interno sia su quello estero, alla guida di un'America armata fino ai denti, ma che non è riuscita a evitare né le stragi da 'armi facili' né l'esplosione del Medio Oriente. Il fatto grave è che il prezzo più alto lo pagherà l'Europa.
Si parla ancora del peso dell'invasione dell'Iraq decisa da Bush junior e della sottovalutazione di Obama in Siria nonché della frettolosa chiusura degli interventi militari a Bagdad e in Afghanistan che hanno fatto sì che un grappolo di Stati falliti, dalla Libia allo Yemen, da Damasco a Kabul, sta producendo terrorismo in quantità industriale e ondate bibliche di profughi in fuga verso l'Europa.
La rinuncia di Obama di continuare a fare il 'gendarme del mondo' ha creato un vuoto che ha ulteriormente destabilizzato quest'area che è la più turbolenta del mondo. Anche i suoi due successi vanno presi con le pinze: l'accordo con Cuba è stato sopratutto merito di Papa Francesco e quello con l'Iran sulle atomiche ha fatto infuriare gli alleati di Washington, da Israele alle Potenze del Golfo, Arabia Saudita in primis.
In realtà, il sogno di Obama di cambiare in meglio il mondo era già fallito nel 2011 per il suo sostegno alle 'primavere arabe' e il suo abbandono dell'egiziano Mubarak, il suo più fidato partner in Medio Oriente.

Augusto Dell’Angelo
Augusto.dell@alice.it

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.