Timeo Danaos et dona ferentis (Temo i greci che portano doni ).

"Timeo danaos et dona ferentis",   letteralmente "temo i greci che portano doni" si tratta del sollecito di Laocoonte a rifiutare il regalo del nemico rimase inascoltato e i Troiani ne pagarono le ferali conseguenze. Evitiamo dunque di cadere nell'inganno delle odierne promesse elettorali!  Insomma mentre qualche occulto benpensante si ostina ad ostacolare con ogni mezzo l'invio dei nostri comunicati con l'implicita dimostrazione che colgono nel segno, in questi giorni si moltiplicano gli imbrogli. Basta aprire la posta elettronica e troviamo chi ci offre ogni ben di Dio: di diventare ricchissimi per corrispondenza, di dimagrire a vista d'occhio e persino di avere una erezione ogni due minuti. Non sono da meno i politici di questa Regione e massimamente il vertice regionale che nel disperato bisogno di recuperare il consenso di una popolazione tradita in anni di mal governo, si attribuisce meriti a non finire e intanto promette regalie d'ogni sorta.
I regali di fine mandato e le promesse pre elettorali si sprecano senza ritegno e senza quel senso della misura e dell'onestà intellettuale che dovrebbe servire a ricostruire un clima di reciproca fiducia fra i cittadini e le istituzioni, ovvero il presupposto stesso di una democrazia compiuta.
La recita di fine anno di Biancaneve e dei sette nani è stata a dir poco  patetica: alla fine della tiritera, mentre è già in procinto di lasciare la casetta dei nanetti per abbracciare la carriera parlamentare e il suo
principe azzurro, Biancaneve si è lasciata andare all'ultimo dei suoi specchietti per le allodole. Niente di più scontato e accattivante di un aiuto rivolto alle famiglie in difficoltà e al contenimento del calo
demografico che in questa Regione, dopo anni di disinteresse ha toccato livelli a dir poco preoccupanti. Ebbene, nei saldi di fine stagione ecco arrivare il bonus bebè, prontamente annunciato a piena pagina e a
lettere cubitali dal quotidiano locale che il mondo intero ci invidia per la sua indipendenza dai centri di potere: “Serracchiani rilancia il bonus bebè”, con un sottotitolo che lascia poco spazio all'immaginazione:
” L'ultimo atto del Centrosinistra: 200 euro al mese per tre anni”.  Di fronte ad una notizia divulgata con tanta enfasi sarebbe stato difficile credere che si fosse trattato di una delle tante bufale divulgate negli
ultimi anni. Ebbene, i pochi che non si limitano a bersi i titoli di testa e vanno a fondo della notizia hanno avuto la conferma di essere stati presi in giro. Non si era trattato di un impegno preso con tanto di delibera e di
copertura finanziaria, bensì di un editto acchiappa merli: un semplice auspicio della governante lasciato al buon cuore e alla eventuale responsabilità del suo successore: pur sempre nell'improbabile vittoria elettorale del PD. Parole al vento che richiamano alla memoria le gesta di quel briccone di Achille Lauro che si comprava il voto della plebe napoletana regalando pacchi di pasta ed una sola delle due scarpe, con l'accordo di consegnare l'altra solo ad elezione avvenuta. Il che gli permise di fare il sacco di Napoli, senza per questo dover promettere i buoni bebè che oggi vanno di moda per supplire alla mancata costruzione di quel clima di fiducia che è il presupposto indispensabile per affrontare il futuro e per fare figli.
Altro non sanno promettere che la carità, elargita a chi dimostra di essere povero e si umilia per chiederla. Non servizi, non dignità, ma una esplicita promessa di una carità burocratizzata che serve a fidelizzare, a dipendere e, in fondo, a giustificare il mancato funzionamento della sanità pubblica, la disoccupazione, il costo dei farmaci, il crescente aumento dei poveri. Un processo perverso che nella sua implicita conseguenza favorisce la solitudine e comporta una callosità dell'animo umano capace di affievolire la condivisione del dolore e, per altri versi, la condivisione dei beni comuni, che in tal modo restano preda dell'egoismo dei singoli o dei comitati d'affari. Giorno dopo giorno muoiono il piacere di condividere con gli altri la propria vita, le proprie esperienze e le proprie speranze, cosicché le relazioni sociali si riducono a mere contrapposizioni di interessi particolari, dettate per lo più dall'istinto di autoconservazione e dalla legge del più forte. Tutto ciò ci rende alienati e sempre più sofferenti perché incapaci di perseguire un percorso di vita conforme alle nostre aspirazioni e alle nostre potenzialità.
Come in un girone dantesco ci rassegniamo a vagare fra le macerie della vita possibile e da ignavi ci accontentiamo di rapporti sempre più effimeri e scadenti. La solidarietà e la condivisione si fanno dunque sempre più
labili, tanto da suscitare una vera e propria insensibilità alla sorte altrui, mentre nel contempo cresce l'abitudine a considerarle alla stregua di un obbligo astratto e giuridico, piuttosto di una inclinazione naturale. Senza
contare il ruolo avuto dalla interminabile crisi economica che in luogo di suscitare una severa censura delle colpe e dei colpevoli, e quindi una rinascita basata sulla solidarietà e la condivisione, è stata trasformata in
un comodo pretesto per amministrare il potere in un clima di incertezza e nell'interesse di pochi, con l'effetto di comprimere le istanze e i diritti della popolazione, di scompaginare la classe operaia e di creare un'ampia fascia di nuovi poveri. Ebbene, una volta coltivata a dovere la paura per il futuro, è sembrato naturale proporre l'uomo solo al comando e nel contempo si è voluto far credere che tutti i nostri guai dipendevano da una Costituzione non più all'altezza dei tempi e inadatta a garantire la governabilità del Paese.
Messa alla prova, la popolazione ha respinto il disegno eversivo celato in un referendum condito di ricatti, di paure e della retorica della modernizzazione, ma oggi è nuovamente insidiata dalle illusioni di una campagna elettorale che si ispira agli effetti di una legge elettorale insulsa e antidemocratica. Cosicché, in un crescendo di tranelli e menzogne è anche possibile che un Presidente della Repubblica usi un aereo militare per portare in Italia
le spoglie di un re che si è macchiato delle peggiori nefandezze: di aver favorito il fascismo, le leggi razziali, causato dolori infiniti, morti e deportazioni. In un paese che non ha fatto ancora i conti con la sua storia e le sue responsabilità, che non ha saputo chiedere perdono ai milioni di vittime dei campi di concentramento, a mio zio, al mio parroco, si assiste alla rinascita del fascismo e alle odierne miserabili recriminazioni dei discendenti dei Savoia.
La verità è che continuiamo ad essere abbindolati da una informazione asservita al potere politico di turno. Una informazione che nella nostra Regione ricorda da vicino quella in auge nelle repubbliche delle banane,
tutta tesa ad inventare e magnificare i meriti dell'ultima ora e ad occultarne i demeriti, con una spudoratezza che rasenta la demenza.
La governante ci ha tirato il pacco? Ha affossato la nostra autonomia per compiacere al potere centrale? Ha permesso che nella manovra del Governo il contributo della Regione non fosse rinegoziato e quindi
prorogato in automatico per altri due anni? Ha taciuto di fronte al fatto che i tributi erariali spettanti alla Regione fossero rideterminati e inseriti in una legge dello Stato prima ancora di iniziare a negoziarli? Poco male.
Fosse capitato nel Trentino Alto Adige, sarebbero scoppiate le bombe; da noi basta il fumogeno del solito tengo famiglia, due paginoni di autocelebrazioni, di sorrisi stereotipati e il gioco è fatto.
Dopo la bufala del “bonus bebè”, il provvidenziale arrivo di uno stanziamento statale è stata dunque l'occasione per nuove trionfalistiche millanterie. Con l'umiltà che le è propria, la governante evidenzia subito
la sua personale influenza ”Queste ingenti risorse sono un'ulteriore prova della concreta capacità della Regione di interloquire autorevolmente con il Governo centrale...” Poi a fare la ruota arriva l'assessore Maria Grazia Santoro: “Siamo stati premiati grazie a un'accurata capacità programmatoria che ci consente di essere all'avanguardia” E poiché non c'è due senza tre, a completare il Trio Lescano della politica non poteva mancare l'assessore ai danni ambientali, quella Sara Vito che il presidente Trump vorrebbe al suo fianco per accelerare la fine del pianeta. Lei, indifferente al fatto che per causa sua siamo l'ultima Regione in Europa a dotarci di un Piano di
Tutela delle Acque, si parla addosso senza che nell'aria vi sia un filo di marjuana. Arriva a dire "Abbiamo puntato su una visione moderna, dove l'ambiente diventa un fattore di competitività; e lo abbiamo fatto
avviando un'importante azione riformatrice, sbloccando anche risorse e opere ferme da decenni”. A sentire simili baggianate una persona normale sarebbe scoppiata a ridere e si sarebbe chiesta perché si debba attendere la fine della legislatura per mettere in cantiere opere ritenute indifferibili sin dal primo momento? Il tengo famiglia no: egli, abituato ad obbedir tacendo non ha fiatato.
Tibaldi Aldevis 

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