Ttip, il famigerato trattato commerciale Ue-Usa è ancora poco conosciuto in Italia: Future Forum 2016 accende i riflettori

Quanto sappiamo sul Ttip, il trattato per l’integrazione dei mercati dell’Unione Europea e degli Stati Uniti, attualmente in discussione? E quale impatto avrà sulla nostra economia, sul lavoro e sull’impresa, sulla nostra vita quotidiana? Se in altri Paesi europei come Germania e Gran Bretagna si sono ripetute a proposito manifestazioni e proteste popolari, in Italia se ne parla ancora poco. Ed è comunque un argomento molto controverso. Future Forum 2016 ha voluto accendere perciò i riflettori sul tema, invitando a discuterne col pubblico udinese – numerosissimo, molto partecipe e interessato – un giovane studioso, Gabriel Siles-Brügge, economista e docente all’Università di Manchester, che è già considerato uno dei massimi esperti di Ttip. Prevederne ora l’effettivo e il complessivo impatto è pressoché impossibile, ma le posizioni a favore e contro, ha spiegato lo studioso, sono state spesso esagerate, anche a causa di una mancanza di trasparenza in vari aspetti delle trattative. Chi lo difende, ne mette in luce ricadute eccessivamente positive in termini di occupazione e di crescita di valore. E vantaggi economici, che però, facendo due conti, perdono immediatamente la loro portata: poco più di un paio di caffè a settimana pro-capite. E per avere cosa? Una crescita delle esportazioni, un rafforzamento a livello geopolitico ed economico dell’alleanza atlantica, liberalizzazione degli scambi e abbattimento dei dazi doganali. Per i detrattori, invece? I vantaggi sarebbero solo quelli per le grandi multinazionali, ci sarebbe una perdita della sovranità su decisioni fondamentali per la vita pubblica e danni alle piccole e medie imprese, prive della dimensione per competere e per garantire la sicurezza e gli standard di qualità di svariati prodotti e servizi, dall’alimentare al welfare e alla sicurezza, per dirne alcune. Siles-Brügge, che peraltro sul tema, assieme al collega Ferdi De Ville, ha pubblicato di recente un libro, ha analizzato la questione fuor di emotività e con chiarezza. «Per credere davvero nelle opportunità di questo trattato – ha spiegato Siles-Brügge – è necessario che Ue e Usa si impegnino per un’armonizzazione dei rispettivi standard, costruendo una sorta di lingua comune». Se gli effetti più devastanti e "complottistici" paventati dai detrattori del trattato, secondo Siles-Brügge, sono lontani dall’avverarsi, qualora il trattato rimanga così com'è concepito ora, è probabile comunque che renda più difficile per i Governi assumere decisioni di pubblico interesse se destinate a produrre costi aggiuntivi alle attività commerciali, anche in casi che possano riguardare rischi ambientali, sociali o sanitari, perché il Ttip darebbe a queste attività la forza per fare opposizione ai vari livelli del processo normativo. Secondo Siles-Brügge lo scenario auspicabile nel futuro del TTIP è una sua progressiva entrata in vigore ed un parallelo, serio e competente Arbitrato internazionale e a patto che si agisca nella trasparenza, nella collaborazione e nell’interesse delle persone.

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