Udine: Terza tappa della storia della musica al femminile con Paola Selva e un prologo di Katia Marioni

Le Metronome e assessorato alla cultura del Comune di Udine presentano la terza tappa della rassegna “Donna: la musica dimenticata”, prevista domenica 8 ottobre alle 11 a Casa Cavazzini – Museo di Arte Contemporanea. Sul palco Paola Selva, compositrice e chitarrista, con un prologo di Katia Marioni (ghironda). Paola Selva interpreterà opere delle compositrici Teresa De Rogatis (Italia), Paquita Madriguera (Spagna), Maria Luisa Anido (Argentina), Paola Selva (Italia), Ida Presti (Francia) e Cristina Cristancig (Italia).
Prosegue a Casa Cavazzini la kermesse dedicata alla composizione musicale femminile organizzata dalla web radio Le Metronome (alias Michele Pucci e Alberto Chicayban) in stretta collaborazione con l’assessorato alla Cultura del Comune di Udine e l’associazione Musicisti Tre Venezie, quattro tappe a coprire 1000 anni di storia della musica femminile con 15 compositrici scelte come campione della creatività musicale femminile provenienti da Italia, Argentina, Uruguay, Inghilterra, Germania, Russia, Francia e Olanda. La rassegna, presenterà opere spesso cadute nell’oblio, dal XII secolo di Hildegard Von Bingen, al Cinquecento e Seicento di Francesca Caccini, al Novecento di Teresa De Rogatis, Tanya Anisimova, Ida Presti, Sofia Asgatovna Gubajdulina, Ethel M. Smyth, Paquita Madriguera, Maria Luisa Anido e Rebecca Clarke fino ad arrivare ai giorni nostri con Paola Selva, Rachele Colombo, Miranda Cortes e Giovanna Marini.
Perché l’idea di una rassegna dedicata alle compositrici? Perché, persino quando troviamo l’espressione “musica al femminile”, l’idea è quasi sempre quella di donne che suonano della musica scritta da compositori di genere maschile. La verità, spesso misconosciuta, è che di donne compositrici la storia della musica, dalla composizione pianistica fino a quella orchestrale, è piena. Tante donne hanno avuto idee musicali meravigliose e piene di colori, soprattutto a partire dal XIX secolo. Sovente però, tranne rarissime eccezioni, le donne compositrici vengono ignorate dai manuali di storia della musica, dalle scuole e dai conservatori. Se è vero che viviamo in una parte del mondo in cui l’informazione è a disposizione di tutti, troppo spesso sappiamo molto poco delle donne compositrici e della loro musica. È probabile che, attualmente, non ci sia una sola causa alla base della persistente e diffusa ignoranza rispetto alla composizione femminile, ed è verosimile che lo stesso problema rispetto al riconoscimento sociale delle compositrici fosse già presente all’epoca della loro esistenza, colma di preconcetti familiari, vincoli sociali, convenienze o ostacoli creati da editori, colleghi musicisti e compositori.
Nel tempo, poi, come conseguenza dell’apparente mancanza di donne compositrici, è andato anche prendendo piede il mito del grande uomo, unico capace di innovare e riorganizzare la musica. Infatti, un diffuso luogo comune ci porta a credere che, nella storia della musica, ogni genio – maschio, bianco, preferibilmente europeo o nord americano – non può che passare la staffetta al successivo genio – anche lui maschio, bianco, preferibilmente europeo o nord americano – continuando così in una successione che non ammette eccezioni, contrasti o relativizzazioni. Da Monteverdi a Bach, da Bach a Mozart, da Mozart a Beethoven, da Beethoven a Schubert, da Schubert a Chopin, da Chopin a Liszt, da Liszt a Brahms, da Brahms a Wagner, fino ad arrivare al Novecento, sempre con la stessa modalità della staffetta dei geni virili, fino a John Cage o Philip Glass. Trattati di storia della musica, libri didattici, cartelloni di grandi teatri o la programmazione dei mass media riflettono in maniera quasi assoluta il mito del genio virile musicale. Qui si inserisce “Donna: la musica dimenticata”, il cui obiettivo è sfaldare la cultura del pregiudizio verso l’immagine della donna in ambito creativo-musicale e divulgare le opere scritte da compositrici appartenenti a diversi periodi storici e contemporanee.

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