Elogio del silenzio

 

Sappiamo tutti che dovunque si vada si è in modo sempre più pervasivo accompagnati dalla musica: nei supermarket, nei negozi, nei bar, caffè, osterie, centri commerciali, al pignarûl o pan e vin che dir si voglia, al ristorante, in farmacia, nelle sale d’attesa e, orrore, anche in qualche libreria. È sempre stato così da quando esistono gli adatti mezzi di diffusione, oppure no? Chi è molto giovane penserà di sì, ma il fenomeno è relativamente recente, perlomeno in Italia.
Non sto parlando di musica dal vivo, quella c’è da tanto tempo; era confinata nei piano bar, nelle sagre, nelle sale da ballo, d’estate all’esterno di qualche caffè o gelateria poteva esserci un’orchestrina; in certe osterie fino a pochi decenni fa facilmente capitava di trovare qualche gruppetto di amici che cantavano, accompagnati o meno da strumenti, in genere chitarra o fisarmonica. Qualcuno degli altri clienti mugugnava, qualcun altro era contento e partecipava attivamente, in ogni caso non era la regola ma l’eccezione. Altri tempi, in ogni caso.
Attualmente anche bar e ristoranti organizzano musica dal vivo e i Comuni hanno i loro regolamenti in proposito, da taluni giudicati restrittivi, da altri troppo permissivi. Non vedo nulla di male in questa usanza, purché le regole della convivenza civile siano rispettate ; un potenziale cliente sa che nel tal locale ci sarà musica e potrà decidere se andarci oppure no.
Nella zona dove vivo ho visto il primo bar dichiaratamente “music bar” una quindicina di anni fa, l’insegna metteva ben in evidenza, per attirare una clientela giovane, il fatto che lì si poteva ascoltare musica, a differenza di tutti gli altri bar nei quali la musica non c’era. Prima di allora qualche locale aveva il juke box, si metteva una moneta e si ascoltava quello che piaceva, ma anche in questo caso non era una musica ininterrotta, come invece avviene oggi.
Il fenomeno della musica non richiesta appare inarrestabile, rientra infatti nelle strategie di marketing per attirare clienti, assieme all’arredamento, l’esposizione dei prodotti, le luci, la formazione del personale e tutto quanto concorre a far spendere .
Il problema però è che pur chiamandosi musica di sottofondo molto spesso tale non è, ed è invece dominante; capita facilmente di sedersi a un tavolo e di far fatica a sentire quello che dicono le persone che sono con noi. Se si tratta poi di musica diffusa all’esterno, qualunque sia il contesto il volume è quasi sempre per ipoacusici, creando disturbo tutt’intorno. Certi cosiddetti salotti cittadini sono irrimediabilmente involgariti da quest’abitudine.
Il caffè, l’osteria, il ristorante sono per eccellenza i luoghi dove si chiacchiera, ci si scambia opinioni e idee, si parla di politica, di calcio, di cose serie e di banalità, si coltivano amicizie e amori; fanno parte dell’humus della quotidianità. Cosa c’entra la musica sparata ad alto volume con tutto questo, perché questa perenne intrusione, vera epidemia di frastuono, nelle abitudini di ognuno di noi?
Tutto sommato, però, molte persone non sono affatto disturbate da questo andazzo al quale si sono assuefatte senza difficoltà, in fondo è solo un rumore in più nella nostra rumorosissima realtà, e va a riempire il diffuso horror vacui suscitato dal silenzio, e poi “fa allegria”, come se tutta la musica venisse scritta a tal scopo, cosa che ovviamente non è.
Ma invece di un bombardamento sonoro, non fa più allegria stare con gli amici, ascoltare il rumore della gente, lo scalpiccio dei passi, le voci, le risate dei bambini, o sta scritto da qualche parte che si debba supinamente omologarsi al conformismo imperante?
C’è un altro aspetto, di tipo sanitario: quali sono gli effetti di tutto ciò su chi lavora nei luoghi dove la diffusione di musica è intesa in tal modo?
Potrebbe sembrare che detesti la musica, e invece la adoro, per inclinazione naturale è la forma espressiva che capisco meglio; da tempi lontanissimi ha svariate funzioni nelle società, una è senz’altro quella di intrattenere, ma la musica di sottofondo perde lo scopo per cui è stata scritta ed è solo un tappabuchi. E allora, dato che pare impossibile farne a meno, si potrebbe almeno abbassare il volume?

Daniele Bosco

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