Una mattina politica surreale al caffè Caucigh: storia di liste, candidati e calici di vino

Mattina politica surreale questa mattina al caffè Caucigh di Udine che per fortuna alla fine è finita in gloria fra calici e tartine. Ben tre liste elettorali hanno dato appuntamento a simpatizzanti e stampa praticamente alla stessa ora, così mentre gli autonomisti della neanche tanto strana strana antica coppia Valcic-Cecotti, parlavano nella saletta del primo piano, i regionali del M5s si raccontavano al piano terra, sostituiti in rapida successione dalla lista SinistraAperta (erede cittadina di Leu) che come è noto appoggia la candidatura di Martines a sindaco di Udine. Sedie calde quelle lasciate dai grillini per le scintille viste e sentite nel corso della presentazione dei candidati pentastellati da parte della ormai perennemente critica Claudia Gallanda che ancora una volta ha incalzato sulle questioni procedurali e di mancata trasparenza i candidati di quello che fu il suo movimento, anche se lei insiste di sentirsi ancora grillina pienamente legittimata.
Ovviamente tutti i candidati, come in ogni campagna elettorale, esprimono ed esternano sicurezza di idee e programmi anche se in realtà, diciamolo chiaramente, non vi è nulla di più forviante che seguire le comparsate dei candidati per capire per davvero quello che vorranno fare una volta eletti.
Tuttavia è utile seguire perché anche dal semplice scorrere i curriculum che ogni bravo candidato fornisce alla stampa si può capire la natura reale delle liste e quanto sono estemporanee o hanno un progetto effettivo per la città, la regione e magari il Paese. Diciamo subito che, in via generale, non tutti i candidati rappresentano davvero qualcosa che non sia la loro persona, certo vi sono anche quelli impegnati nel sociale, direttamente nella politica o che magari per ragioni professionali hanno caratteristiche e competenze che potrebbero essere utili alle istituzioni, a quello che un tempo si chiamava il “bene pubblico” e che purtroppo in questo terzo millennio di crisi della rappresentanza democratica, si è trasformato sempre di più in “cosa privata” ed in qualche caso non sporadico in “cosa nostra”. Certo il curriculum non è tutto e bisogna sempre diffidare da quelli che ostentano una tuttologia che rende sospettosi o da quelli che “sono troppo”. Ma anche il contrario appare censurabile, così scopriamo (non citiamo la lista perché i fattori sono abbastanza comuni a tutte e compagini) che diventano qualifiche l'essere “mamma di un bambino” o essere “sposata con Francesco e madre di una bambina” che sarebbe una notizia mondiale se il Francesco in questione fosse quello che malpensanti  senza fede potrebbero pensare. Ma c'è di più, anche un'altra candidata ci tiene a far sapere di essere sposata con Daniele. Niente di male ovviamente, anche se è emblematico che nessun candidato maschio abbia scritto di essere sposato con Francesca, Daniela o Ivana. Delle due una, o si tratta di tutti scapoli o forse ci si dovrebbe fare delle domande di natura sociologica e di genere. Ma tutto questo è il minore dei mali, il dramma per il cronista attempato che ha visto sotto la propria penna passare tante tornate elettorali è che molte delle persone presenti nelle varie liste e non parliamo necessariamente di quelle presentate questa mattina, hanno una “storia” politica non certo nuova e che per molti non è edificante. Si passa dal trasformismo sfrenato (e non parliamo solo di cambi di casacca ma addirittura di piroette ideologiche imponenti), alla semplice presenza narcisistica e presenzialista, per arrivare al pericoloso fenomeno del voyeurismo politico, dove l'oggetto del desiderio è il potere piccolo o grande che sia, ma ci si accontenta perfino di sfiorarlo o di vederlo praticare ad altri, nella segreta speranza di agguantare comunque qualche briciola che cade dal tavolo, magari solo qualche gettone di presenza. Ma ovviamente non è tutto negativo, anche se per molti votare sarà davvero un sacrificio, vi sono anche candidati degni di rappresentare, ma  c'è da temere che non saranno i più “spinti” dalle loro organizzazioni. Per il resto non ci resta che attendere il giorno del voto nel dubbio che non valga la pena consumare la grafite della matita copiativa.

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