Vicenda Euro&promos, nostra intervista a Graziano Pasqual: “mondo cooperativo disponibile all’acquisto di azioni dagli ex soci-lavoratori”

La vicenda della trasformazione da Coop in Spa di Euro&Promos e la relativa “campagna acquisti” delle quote dagli ex soci-lavoratori, resa nota da una nostra inchiesta del 26 settembre scorso, sta destando un certo scalpore, del resto Euro&promos è una delle maggiori aziende del settore dei servizi con fatturato milionario (oltre 100 mln) ed è la prima volta che una Coop di queste dimensioni compie la scelta di passare a società per azioni, approfittando del Dlgs n. 6 del 17 gennaio 2003 voluto dall'allora Governo Berlusconi di cui solo adesso si comprendono alcuni potenziali effetti negativi sul mondo cooperativo. Il caso Euro&promos rischia di essere un precedente pericoloso. Fino ad oggi infatti ad approfittare della norma che consente di passare da società a vocazione mutualistica a società a vocazione capitalistica, erano state solo piccole realtà cooperative, ma Euro&promos è colosso da oltre 5000 dipendenti. A seguito della nostra inchiesta il già presidente della Legacoop del FVG e già direttore Legacoop nazionale Graziano Pasqual, oggi presidente dei Garanti di Legacoop Fvg ci aveva indirizzato una lettera nella quale esprimeva la sua preoccupazione e disappunto per quanto era avvenuto in casa Euro&promos. Abbiamo quindi deciso di intervistarlo per avere ulteriori chiarimenti sulla vicenda.

Graziano Pasqual ritiene che sulla vicenda della trasformazione da Coop in Spa di Euro&promos sia stato già detto tutto?

No di certo! La vicenda della cooperativa Europromos trasformatasi in Spa, merita ancora qualche considerazione in particolare sulle iniziative intraprese dai vertici della stessa per l’acquisto delle quote societarie in possesso dei dipendenti (ex soci lavoratori).

In che senso?
Nella attuale proprietà, in coerenza con la nuova forma impresa (Società Per Azioni), il comando è appannaggio dei soci, o di un gruppo di soci, che detengono la maggioranza del pacchetto azionario. In questa nuova situazione ove la maggioranza dei lavoratori/soci della Spa (ieri soci lavoratori) non disponessero della maggioranza delle azioni e le stesse fossero invece nella disponibilità dei vertici della azienda, va da se che i lavoratori/soci non avranno alcun potere nella determinazione delle decisioni aziendali, decisioni che ovviamente li riguarderà direttamente in termini di condizioni di lavoro, salariali, di mantenimento dello stesso posto di lavoro.

Ed è questo che sta accadendo?

E’ qui sta la vistosa differenza dalla precedente condizione societaria, ovvero cooperativa, dove ogni socio contava per un voto, anche i dirigenti, e la governance della stessa poteva essere cambiata con maggioranze che si potevano formare in assemblea e, quindi, la possibilità da parte dei soci lavoratori di contare nelle decisioni della stessa.

Ma è davvero così in tutte le cooperative?

Purtroppo anche nelle Cooperative (poche, per fortuna) ci sono situazioni dove le regole e i valori di fondo sui quali dovrebbero conformare il comportamento dei soci, in primis dei gruppi dirigenti, non vengono messe in pratica. Situazioni che vanno individuate e combattute pena la perdita di credibilità della cooperazione e, ancora peggio, perché possono portare a situazioni di crac economico e chiusura delle stesse.

Quindi mi dice che il modello cooperativistico non cozza con una gestione aziendale all'altezza di competere sul mercato?

No. E ci sono moltissimi esempi anche in FVG di imprese cooperative che eccellono nel loro settore, cogliendo importanti risultati nel mercato e rappresentano un modello di democrazia economica che è unico nel mondo.

Torniamo a Euro&promos ritiene che gli exsoci-lavoratori, oggi soci azionisti potranno contare qualcosa?
Nella nuova condizione di azionisti di minoranza nella quale si trovano gli ex soci lavoratori della ex cooperativa, per l’azione di raccolta delle azioni da parte dei vertici della stessa, dovrebbero porsi il problema di come far valere la loro presenza. Mi permetto di sottolineare che se lo vogliono, hanno la possibilità, mettendosi insieme, di costituire un organismo che li rappresenti nella assemblea degli azionisti facendo valere il peso dell’insieme delle azioni che detengono.

Insomma dovrebbero evitare di confrontarsi singolarmente ma dovrebbero fare forza comune?

Esatto, è una modalità che consentirebbe ai lavoratori/azionisti di tutelare meglio la loro partecipazione al capitale della azienda e di far valere i propri interessi attraverso una unica rappresentanza. Una sorta di sindacato degli azionisti di minoranza.

Ma non sarà invece che i lavoratori vengano lusingati dal fatto di incassare un “tesoretto” che fra l'altro potrebbe avere anche ripercussioni reddituali, almeno per un anno, facendogli perdere in alcuni casi diritti in busta paga, come assegni familiari o gli 80 euro di renziana memoria?

Questi fattori sono elementi da vagliare individualmente, ma concludo con una informazione . Qualche giorno dopo l’uscita del mio precedente articolo, sono stato avvicinato da alcuni dipendenti titolari di azioni, i quali mi hanno confidato la volontà di non voler cedere le azioni ai dirigenti della azienda. Se dovevano vendere, avrebbero preferito cederle ad alcune cooperative. Erano dell’opinione che la presenza di alcune cooperative nella compagine azionaria della nuova Europromos, potrebbe rappresentare un contributo alla gestione della azienda e un freno a certi, possibili, comportamenti padronali. Ho risposto loro che avrei fatto una verifica per capire se esistesse un interesse da parte di alcune cooperative del FVG.
Dalla verifica fatta sono emerse alcune disponibilità ad acquistare un certo numero di azioni anche con un prezzo che ne valorizzerebbe, significativamente, il valore delle stesse rispetto alla quotazione come da bilancio.

Insomma verrebbero offerte somme superiori a quelle oggi offerte dalla dirigenza di Euro&promos?
Esatto, in questo modo si potrebbe garantire ai lavoratori una continuità nella loro tutela .

Fabio Folisi

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