Vuole pagare con banconota falsa, deferito per spendita di monete falsificate ricevute in buona fede

A chi non è capitato almeno una volta nella vita di vedersi “rifilare” una banconota falsa? E di fronte alla “triste” verità di essere tentato di rimetterla in circolazione soprattutto se l'importo è elevato? Beh, meglio non farlo. Si potrebbe incorrere in una condanna penale. Ed è quanto accaduto ad un friulano di 36 anni che è stato deferito all'autorità giudiziaria per il reato di spendita di monete falsificate ricevute in buona fede. Il fatto a Martignacco presso il centro commerciale “Città Fiera” dove i Carabinieri della Stazione di Tricesimo hanno identificato un 36enne della zona il quale aveva tentato di spendere una banconota da venti euro falsa.
La banconota è stata posta sotto sequestro e l’uomo deferito in stato di libertà per l’ipotesi di reato di spendita di monete falsificate ricevute in buona fede. La legge, infatti, punisce “con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a 1.032 euro” chiunque spende, o mette altrimenti in circolazione monete contraffatte o alterate”, pur se da lui ricevute in buona fede (art. 457 codice penale). Intendiamoci, non si sa se l'uomo fosse o meno a conoscenza che la banconota fosse falsa ma nel caso è stato accertato che non era lui il falsario.
Se infatti ci fosse stata malafede, ovvero colui che spende le banconote false (o le acquista o detiene sempre al fine di metterle in circolazione) con la consapevolezza della falsità, l'ipotesi di reato sarebbe quella ben più grave prevista dall'ex art. 455 c.p.
In realtà molto probabilmente per lo sventurato tutto si tramuterà in una bolla di sapone infatti c'è giurisprudenza consolidata che vuole che se chi ha ricevuto il denaro contraffatto lo “spaccia” ignorando che lo sia, non c'è reato perché manca l'elemento psicologico.
In ogni caso, se si viene “beccati” a spacciare a propria insaputa, non minimizzate, farsi “identificare” dalle autorità competenti o presentarsi di propria spontanea volontà per denunciare l'accaduto, anziché defilarsi impunemente, la fuga potrebbe essere considerata una prova di colpevolezza facendo scattare le aggravanti, l'identificazione volontaria depone invece senz'altro a favore della propria buona fede e non fa scattare nessuna ipotesi di reato.
Ma come bisogna comportarsi se si riceve una banconota falsa? Come prima cosa bisogna metabolizzare la fregatura e lasciare perdere il tentativo di sbolognare la “sola” ad altri, per ragioni morali innanzitutto, ma anche perchè il tentativo di liberarsene rimettendola in circolazione potrebbe generare le conseguenze penali di cuia abbimo fin qui parlato . L'alternativa potrebbe essere quella di decidere di strapparla, ma la cosa migliore, comunque, se ci si è accorti (da soli o “sollecitati” da terzi) che la banconota in nostro possesso è falsa, o anche se se ne ha solo il sospetto, è quella di recarsi presso gli sportelli di una banca o di un ufficio postale per farla esaminare. A quel punto la banconota verrà presa in “carico” dal dipendente preposto che ha l'obbligo di ritirarla dalla circolazione ed inviarla all'apposito nucleo presso la banca d'Italia (Nac) per la disamina, rilasciando verbale e copia della banconota stessa. A questo punto se all'esito dell'esame, la banca d'Italia conferma la “bontà” della stessa, l'importo verrà rimborsato integralmente all'utente tramite vaglia cambiario. Se invece la falsità è accertata, nulla è dovuto. Quindi, in sostanza, ci si potrà scordare di rivedere indietro i soldi. Ma almeno si eviterà oltre al danno “economico” anche la beffa di rischiare una condanna e soprattutto si contribuirà alle indagini per smascherare i falsari.

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