208.000 partecipanti di 66 paesi hanno vivacizzato la 25esima edizione del Rototom Sunsplash in Spagna. Occasione persa per il FVG che darà soldi alla cultura a “tema”: il 2019 “Leonardo da Vinci”

Sono 208.000 i partecipanti che hanno vivacizzato la 25esima edizione del Rototom Sunsplas, una folla multicolore e multietnica proveniente da 66 paesi. L’edizione trasmessa via streaming sul web ha raggiunto 10 milioni di persone di tutto il mondo. Dati lusinghieri per il pianeta Rototom Sunsplash che bisogna ricordare è nato in Friuli e dal Friuli più becero e miope è stato rifiutato. Incredibilmente c’è chi di quella estromissione si vanta ancora invece di chiedere scusa, non tanto e non solo agli organizzatori del festival, ma alla gente e all’economia di friulana, privata per ragioni ideologiche becere,  di un giro d’affari di svariate decine di milioni.   Una follia sul piano culturale ma anche economico. Quei 208mila partecipanti potevano essere ancora a Osoppo e non nella spagnola Benicàssim, così come l’enorme valore mediatico poteva portare lustro e pubblicità all’Italia e al Friuli, ma così non è stato per l’ottusità manifesta di una politica destrorsa che fra l’altro, drammaticamente, oggi è tornata sugli scranni più alti e che rischia con alcune scelte annunciate di fare ancora danni al mondo della cultura con l’assurdità  di imporre il sostegno economico regionale alla cultura se ogni attività dovra “contenere” un “tema” che  per l’anno prossimo  è già stato deciso. Il 2019 sarà l’anno di Leonardo da Vinci, lo ha annunciato  l’assessore alla Cultura, Tiziana Gibelli che al quesito posto su cosa c’azzecchi Leonardo da Vinci con il Friuli Venezia Giulia  ha candidamente detto che Leonardo è certamente passato per il Friuli.
Guardiamo allora con tristezza alla storia del Rototom Sunsplash come emblematica di come una concezione della cultura da operetta e certe pulsioni repressive possano fare danni pesanti ai cittadini.

Il Rototom è nato a Gaio di Spilimbergo, provincia di Pordenone, era infatti il Il 13 dicembre del 1991 quando nella piccola cittadina nasce l’Associazione Culturale Rototom che promuove e fa nascere uno spazio di musica alternativa, un autentico laboratorio sonoro e luogo di passaggio dei massimi esponenti della scena mondiale: dal punk al rock, al reggae, all’indie e all’elettronica. Una fusione che spiega lo strumento che dà il nome all’associazione: Rototom, cioè un tom che gira creando suoni diversi, come le atmosfere che emergevano. Poi nel 1997 avviene il primo trasferimento in quella che sarà la sua seconda sede, a Zoppola dove il Rototom Club distribuisce tutti questi generi musicali in tre sale diverse ma connesse tra loro per creare una “città della musica”. Una dedicata al rock, al pop e al rap; una dedicata al reggae e all’afro, dove già si ballavano i suoni tipici del Sunsplash, e una terza sala dedicata all’elettronica. Ed è proprio in quella fase che nacque il primo Sunsplash. La prima edizione del 94 durò un fine settimana (2 e 3 luglio del 1994), senza pause, con un programma artigianale e modesto, che comprendeva 14 gruppi (Africa Unite, Almamegretta e Buju Banton, tra gli altri) e concerti a cavallo tra il palco installato all’interno della discoteca e un altro esterno, nel cortile, dove era situato un camping gratuito, dando quinti già allora una impronta precisa alla manifestazione che nella sua prima edizione ospitò 1000 persone. Il secondo anno del festival accolse 3.000 partecipanti in due giorni e nella terza e quarta edizione (1996 e 1997) le cifre continuarono ad aumentare: 6.000 e 8.000 persone, rispettivamente. Il Rototom Sunsplash iniziò così a consolidarsi. Dall’essere un piccolo luogo di incontro reggae unico nel suo genere in Italia, al diventare un evento imprescindibile per chi fa di questa musica il suo stile di vita. Il festival mantenne la stessa struttura fino al suo cambio di sede del 1998 a Lignano, dovuta alla crescita esponenziale del proprio pubblico. Due edizioni quelle lignanesi e poi a Latisana. Il pubblico è in costante aumento e si raggiungono le 20000 presenze. Nell’estate 2000 il Rototom Sunsplash cambia nuovamente scenario e si trasferisce a Osoppo (Udine). Se Lignano sottolineò la sua professionalizzazione e consolidamento come evento culturale e musicale di riferimento in Italia, Osoppo è decisivo per passare da incontro nazionale a festival europeo. La sua prossimità con Austria, Slovenia e Germania, estese i confini del festival ed equilibrò l’handicap di isolamento geografico di Osoppo, questa piccola località di 3.000 abitanti.
Con i circa 250.000 metri quadrati del Parco del Rivellino di Osoppo il festival raggiunse le dimensioni che lo hanno accompagnato fino ad oggi. Diventa una meta vacanziera, passando da quattro a otto giorni (e successivamente a nove e dieci giorni) con una differenza evidente tra il festival con attività diurne – i concerti si spalmano lungo la giornata – e notturne, con un protagonismo musicale assoluto. Il sistema di autogestione del progetto Rototom Sunsplash – basato unicamente sulla vendita dei biglietti come sostentamento economico senza l’aiuto di sponsor – ottiene i suoi successi in questa fase. Nel 2003, un decennio dopo il suo avvio, il festival azzera i suoi debiti. Ma Osoppo porta con sé anche un cambio nella struttura organizzativa, con gruppi di lavoro più specializzati – si crea il Media Office – che includono collaboratori europei e un’indiscutibile proiezione internazionale legata all’aumento del pubblico straniero. Il web si traduce in sette lingue (inglese, italiano, francese, spagnolo, portoghese, sloveno e tedesco) e si organizzano viaggi in bus da diversi paesi. Il periodo d’oro friulano del Rototom Sunsplash riferito a musica, pubblico e visibilità internazionale, frenarono bruscamente quando venne avviata quella che gli organizzatori definiscono, non senza ragioni, una persecuzione politica e giuridica. Ostacoli posti pr responsabilità politiche precise, dal governo nazionale, in mano alla destra berlusconiana e leghista. La fusione e convivenza di culture che promuoveva il festival, si scontravano con la politica di chiusura delle frontiere, incalzata da discorsi nazionalisti che oggi trovano prosecutori negli attuali governanti sia a livello nazionale che regionale. La situazione divenne più complessa, spiegano dal Sunsplash dopo l’approvazione nel 2006 della Legge Fini – Giovanardi, poi dichiarata incostituzionale nel 2014 e che, tra le altre questioni, prevedeva fino a dieci anni di carcere per chi tollerava l’uso di droghe come la cannabis all’interno di spazi destinati ad attività di svago e culturali. La legge criminalizzò pesantemente l’attività del festival, che venne assolto nel 2015, fino al punto di dover forzare il proprio trasferimento dall’Italia alla Spagna. Il 12 luglio del 2009 termina l’ultima edizione a Osoppo e il 24 dello stesso mese inizia la ricerca di una nuova sede in Spagna. Così dopo un accordo con i ben più lungimiranti politici spagnoli viene raggiunto un accordo con il Comune di Benicàssim dove nel 2010 avrà luogo il 17esimo della sua storia. E continua a farlo tuttora con i risultati che vanta l’odierno 25° anniversario. Il festival internazionale reggae 2018 è stato, come accennato in apertura, il polo di attrazione per le 208.000 persone che dai cinque continenti hanno voluto condividere per sette giorni un’edizione storica che ieri notte ha dato l’arrivederci al 2019.
“Sotto il motto 25 Years Walking Together, spiegano gli organizzatori, la messa in scena di questa edizione 2018 del macro evento musicale è stata caratterizzata dalla sua proiezione internazionale, dal ventaglio interculturale e intergenerazionale del pubblico, e da un’ondata artistica che si è avvicinata alle 17 ore di attività quotidiane. Ad essere protagonista è stato pure l’impegno ambientale e il sorriso solidale e sociale applicato tramite la campagna a beneficio di Proactiva Open Arms e l’installazione del punto informativo Respect contro le aggressioni sessiste e per LGBT phobia. Le 25 candeline del Rototom Sunsplash hanno dimostrato che “un altro mondo è possibile”.

Potrebbero interessarti anche...