La comunicazione passata da Confindustria è stata lapidaria e senza possibilità di trattative, la Eaton Automotive chiude e i suoi 157 lavoratori verranno depennati come fossero una riga di numerisu un foglio. Insomma la storica industria specializzata nella produzione di valvole per motori di auto chiuderà i battenti senza se e senza ma. Il tutti a casa riguarda dipendenti ma per l'ovvio meccanismo dei vasi comunicanti anche per la quarantina di operatori dell’indotto. Ovviamente la notizia è arrivata come un macigno sui lavoratori che si sono subito riuniti in assemblea ed è anche partito il presidio ad oltranza per vigilare a turno su macchinari e attrezzature nel dubbio che questi possano essere smontati e dirottati in altra sede. La notizia della chiusura è apparsa enorme anche perchè nessun segnale era giunto dalla azienda, anzi in un incontro del 30 novembre scorso erano stato fornito ai sindacati il calendario produttivo previsto per il primo trimestre 2018 e anche se era stata paventata una difficoltà nilla faceva presagire una scelta drastica di chiusura. Sulla vicenda c'è da registrare, oltre alla presa di posizione delle istituzioni locali contro la chiusura dello stabilimento una interrogazione urgente del senatore Carlo Pegorer (articolo 1 Movimento democratico progressista- Liberi e Uguali) al Ministro dello sviluppo economico.
Si legge nell'interrogazione:
Considerato che, nel gennaio 2018 la multinazionale americana Eaton Automotive ha annunciato la chiusura dello storico stabilimento industriale di Monfalcone, specializzato nella produzione di valvole per motori di auto;
l'azienda ha comunicato improvvisamente ai rappresentanti sindacali l'avvio della procedura di mobilità per i 157 lavoratori in forza nello stabilimento, a cui si aggiungono i 16 dipendenti interinali e oltre quaranta operatori dell'indotto;
è scattata immediatamente la mobilitazione dei lavoratori a tutela del loro lavoro, dei macchinari e delle attrezzature;
che la notizia ha colto tanto più impreparati perché, sulla scorta dell'ultimo incontro avvenuto il 30 novembre 2017, l’azienda, pur lamentando una diminuzione delle commesse che aveva portato a bloccare il rinnovo dei contratti interinali, aveva comunque fornito il carico 2018 dei volumi, compreso il calendario produttivo relativo al primo trimestre. Seppure in calo, veniva comunque garantita una produzione tra i 7 e 8 milioni di valvole, vale a dire circa 568mila "pezzi" a gennaio2018, 750mila a febbraio e 900mila a marzo;
Sembra che i volumi ovvero le commesse previste siano nel frattempo venuti improvvisamente meno, da qui la gravissima decisione dell’azienda con relativo annuncio dell’inizio della procedura di mobilità, che prevede 2 anni a compenso degradante e che comunque contempla 75 giorni per la "discussione" ai fini della ricerca di un eventuale accordo;
considerato che
dietro la decisione sembra esserci, al di là delle fisiologiche oscillazioni del mercato, la scelta dell’azienda di delocalizzazione lo stabilimento, il che ha portato alla decisione dei lavoratori di vigilare perché nessun macchinario o materiale venga nel frattempo spostato;
considerato inoltre che anni di politiche economiche e sociali neoliberiste hanno portato allo smantellamento dei diritti dei lavoratori, lo Jobs Act ad esempio ha di recente abrogato anche l'anno di cassaintegrazione per chiusura, insomma sempre minori ammortizzatori sociali, mentre sul piano politico-economico più generale sono state selvaggiamente tagliate tutte le forme di incentivi alle aziende in difficoltà; l’età media dei lavoratori a rischio di licenziamento è piuttosto elevata, il che renderebbe ulteriormente difficile ogni possibilità di ricollocamento;
la stessa azienda Eaton, che da anni dà segni di sofferenza, nonostante tagli di organico e tentativi di investimenti, lamenta sia che le valvole per motori d'auto (nonostante la ripresa del settore) costituiscono un prodotto ormai fuori mercato, sia che i problemi non sono solo legati al mercato, ma a fattori di competitività nazionale, quali il crescente costo dell'energia, la burocrazia, la tassazione sul lavoro e sulle imprese;
Si chiede di sapere
se il Ministro in epigrafe non ritenga di dover intervenire per promuovere la immediata apertura di un'interlocuzione con la proprietà per indurla a recedere dai suoi propositi, ma anche per la predisposizione di un piano di intervento capace di garantire la costruzione di un futuro alternativo di riconversione dello stabilimento, senza interruzione dell’attività lavorativa ai danni del personale;
se non si ritenga altresì di promuovere anche un tavolo di confronto con gli enti locali, perché, sentiti sindacati ed imprenditori, si possano mettere in campo tutti gli strumenti utili ad attirare sul territorio del Friuli Venezia Giulia e nel Monfalconese in particolare nuovi investimenti imprenditoriali capaci di generare nuova occupazione, ampliando la progettualità e utilizzando al meglio le risorse dell'Ue.