Milleproroghe, il governo pone la fiducia e insorgono le opposizioni. Serracchiani: “scivoliamo ogni giorno di più verso un pericoloso autoritarismo”

 

La prima richiesta di fiducia giallo-verde non poteva passare inosservata, ed era quasi nell’ordine delle cose che divetasse occasione di bagarre: le opposizioni insorgono contro il Milleproroghe e il Pd occupa l’aula di Montecitorio, non siamo ancora all’ascesa sul tetto ma ci sarà tempo forse per vedere anche quelle. Corsi e ricorsi magari a posizioni invertite. L’ufficialità della “fiducia” è arrivata nel primissimo pomeriggio: giovedì alla Camera, alle 12.30, ci sarà la chiama dei deputati per la fiducia posta sul decreto Milleproroghe. Un film già visto in tante legislature al quale il “governo del cambiamento” nonostante i suoi numeri bulgari non ha saputo resistere. Non è invece stata fissata una data per il voto finale , che seguirà all’esame degli ordini del giorno, vista l’assenza di una intesa tra maggioranza e opposizioni, che annunciano la presentazione di centinaia di ordini del giorno per praticare l’ostruzionismo. Anche questo film già visto. La decisone di imporre il voto di fiducia ha scatenato la reazione del Pd: un folto numero di deputati democratici ha , come accennato in apertura, occupato l’Aula della Camera e alcuni di loro si sono seduti, come da copione, sui banchi del governo. In questo caso ad essere posta è la legittimità dell’atto. I dem, ma anche come Fi e Fdi, sostengono che la fiducia è stata autorizzata dal Consiglio dei ministri del 24 luglio, prima che il decreto fosse firmato dal presidente della Repubblica e pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Quindi non sarebbe valida. «È molto grave avere posto la fiducia. Grave perché la legittimità dell’atto è secondo noi inficiata dal fatto che il decreto non è ancora stato pubblicato – spiega il capogruppo Pd Graziano Delrio dopo la riunione dei presidenti alla Camera – C’è totale chiusura dalla maggioranza – sottolinea Delrio -. C’è un atteggiamento secondo noi illegittimo da parte del governo». Ancora più duro il commento degli altri democratici in Aula: «È stato compiuto per la prima volta un atto eversivo, mai vista una cosa del genere». Alessia Morani, annunciando che i dem continueranno l’occupazione finché non avranno una risposta sull’illegittimità ricorda che «quanto accaduto in Aula oggi è cosa inedita e inaudita. La presidente di turno Spadoni, a fronte degli interrogativi molto pertinenti del Pd sull’illegittimità della fiducia» non ha dato risposte, dimostrando «totale incapacità di dare delle risposte e in una inadeguatezza sconcertante della gestione dei lavori».
Ma poi è proprio la pentastellata Maria Elena Spadoni a replicare: «La fiducia è un atto politico del governo e la presidenza non può assolutamente sindacare la decisione del governo. La fiducia è legittimamente posta». Ma la posizione della grillina “traballa” tanto che è anche l’esperto deputato Francesco Paolo Sisto di Forza Italia a chiedere alla Spadoni di verificare la «legittimità» della fiducia, senza la quale sarebbe illegittima tutta la successiva procedura parlamentare. Idem Tommaso Foti di FdI: «la fiducia è stata autorizzata in data antecedente al decreto stesso ed è inoltre evidente che il testo è profondamente cambiato. Non si può chiedere la fiducia su un atto praticamente inesistente, come lo era il dl prima della sua pubblicazione in Gazzetta». Insomma un pasticcio degno di apprendisti e non di un governo. Caustica la dem: Serracchiani: “Questo Governo non rispetta il ruolo e le prerogative del Parlamento, minaccia gli organi costituzionali, fa e disfa alla faccia delle competenze: scivoliamo ogni giorno di più verso un pericoloso autoritarismo”.  “Quanto è accaduto sarebbe comico, se non fosse gravissimo: il Consiglio dei Ministri ha posto la fiducia il 23 luglio su un testo fantasma, che ha cominciato a esistere solo il giorno dopo, quindi tecnicamente il Governo non sapeva su cosa poneva la fiducia. E poi ci hanno fatto riunire in commissione e in aula, abbiamo presentato emendamenti e fatto battaglie su un testo di legge che loro già sapevano non sarebbe stato modificato. L’Anci stessa è stata presa in giro sulle periferie. Questo non è cambiamento, è strategia della destabilizzazione”.

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