Provocazioni: Italia in lockdown controllato, finalmente si è deciso e… “in cu.. ai governatori”… non alle Regioni però

Bisogna dirlo, se nella prima emergenza l'Italia pur impreparata ha reagito bene in questa prevedibilissimo secondo tsunami si sono innestati meccanismi che in una situazione del genere mai avremmo voluto vedere. Mentre la gente viene ricoverata e muore, e chi non muore certamente soffre le pene dell'inferno, la politica italiana coglie l'occasione per innestare le proprie squallide polemiche di parte a future elezioni,  con le regioni che cercano pateticamente di marcare il territorio diventando automatici "bastian contrari"  contraddicendo sistematicamente le decisioni che arrivano dal centro che nel caso di pandemia, che è simile ad una guerra, non solo può, ma deve, agire centralmente. Il più grave errore (fra i molti) da parte del governo centrale  è stato quello di non confrontarsi con l'interlocutore naturale, il Parlamento, introducendo una trattativa con le Regioni attraverso l'organismo alieno delle riunioni con le regioni, conferenze che non sono  organismo  previsto costituzionalmente, se non nella mente di chi vuole sfasciare lo stato Italiano. Ora che le regioni vadano informate per tempo e rispettate, anche perchè ahinoi la sanità è "cosa loro" è necessario, ma fra informare e contrattare il passo è diverso. Alla fine Giuseppe Conte l'ha capito che venire impaludato nella discussione infinita era demenziale e, anche se tardivamente, ha deciso che occorreva mettere un punto fermo e bloccare  riunioni, meeting a distanza, telefonate del ministro Boccia a questo o quel presidente di regione, cercando di far quadrare un cerchio che nessuno, strumentalmente, voleva far quadrare. Intendiamoci l'istituzione delle Regioni è importante, costituzionalmente prevista, ma non sono piccoli stati sovrani e i presidenti non sono "governatori" e non è solo una questione di termini. Così alla fine la decisione è presa e parte da domani con l’Italia opportunamente divisa in tre zone e con il ministro della Salute Roberto Speranza che analizza, monitora, ascolta, e poi decide in quale fascia inserire regioni e territori ma non con parametri di appartenenza politica ma sulla base di precisi parametri che riguardano non solo contagi, ma anche le capacità di reazione all'emergenza in termini di posti letto innanzitutto da parte delle singole regioni, ma anche in generale di capacità del sistema sanitario locale di reagire anche territorialmente alla pandemia. Non è solo matematica, ma anche analisi della realtà.   Insomma  ci sono volute due settimane di trattative e dpcm a rate ma alla fine Giuseppe Conte si  è convinto di aver messo in piedi il meccanismo automatico perfetto che dovrebbe sollevarlo da pressioni, allarmi di virologi e preoccupazioni di ministri e per dirla casareccia "in culo ai governatori" ma anche ai virologi da piccolo schermo. Meglio tardi che mai, peccato che quel tardi ha provocato migliaia di contagi che si potevano forse arginare. Del resto il comportamento di Conte ripropone il problema dei problemi di questo paese, la qualità della classe dirigente che non sforna "statisti" da decenni e che, solo per identificare un problema, lascia che burocrazia e boiardi di stato proseguano nel bloccare il sistema. Forse Conte imparerà, lo speriamo per il paese, ma il rischio forte è che, nonostante l'allenamento intensivo imposto dal Covid, per dirla con termini ippici, resti un brocco. Peccato che in questo caso le scommesse perse si pagano a suon di morti e disastri economici.

Fabio Folisi