A Pordenone la 12ma edizione di “Narratori d’Europa”, il ciclo di incontri ideato e promosso dall’IRSE

L’Europa in debito di ossigeno, incapace di rinnovare la scommessa dei padri fondatori conciliando unità e pluralismo, prerogative sovranazionali e interessi degli Stati membri, è al centro della 12^ edizione di “Narratori d’Europa”, il ciclo di incontri ideato e promosso dall’IRSE – Istituto Regionale di Studi a cura di Stefania Savocco, quest’anno dedicato appunto a “Un mosaico da ricomporre”. Si ripete così, per quattro appuntamenti settimanali - da martedì 28 gennaio fino al 18 febbraio, alle 15.30 nell’Auditorium Casa Zanussi di Via Concordia 7 a Pordenone - la straordinaria magia di un gruppo di “lettura d’insieme” che approfondisce grandi opere della letteratura contemporanea, selezionate per la capacità di leggere e penetrare il nostro tempo. Nel 2020 si spazierà dalla burocratica babele di Bruxelles che domina “La capitale” di Robert Menasse all’Europa labirinto di cui distrattamente perdiamo le chiavi ne “I vagabondi” del Premio Nobel Olga Tokarczuk; e dal piccolo e immaginario villaggio di Unterleuten descritto da Juli Zeh in “Turbine”, dove tutti si agitano contro tutti, alla ricca Trieste in cui serpeggia l”Ostracismo” narrato dallo scrittore tedesco Veit Heinichen, che sara’ anche protagonista dal vivo, martedi’ 11 febbraio in dialogo con Stefania Savocco. Come sempre l’ingresso è libero per tutti gli incontri, gradita l’iscrizione alla mail irse@centroculturapordenone.it Info tel 0434 365326. Certificato di frequenza per gli studenti che lo richiedono.

«Partendo dalle indicazioni che la scrittura può offrire - spiega Stefania Savocco - vorremmo immaginare di ricomporre ogni tessera del sogno europeo nel segno dell’incontro, in nome di un più alto disegno complessivo, superando ogni meschino “particulare”. Queste le premesse di “Narratori d’Europa 2020”». Gli incontri si apriranno martedì 28 gennaio, alle 15,30, con “La capitale” (Sellerio Editore, 2018) dell’austriaco Robert Menasse, finalista al Premio Strega Europeo 2019, definito come “il primo grande romanzo sull’Unione Europea”. Un libro che si schiude un po’ come un romanzo, un po’ come un giallo, un po’ come un libro su Bruxelles e un po’ come un ritratto delle istituzioni europee che le rende più umane, pur descrivendone i proverbiali grigiori e bizzarrie di funzionamento. Tanti i protagonisti di diverse nazionalità e le storie di ogni tipo che si incrociano sullo sfondo di Bruxelles, capitale di una istituzione sempre più in difficoltà a tenere il passo dei tempi.

Si prosegue martedì 4 febbraio con “Turbine” (Fazi, 2018) dell’autrice tedesca Juli Zeh.
che si inventa Unterleuten, un villaggio poco lontano da Berlino in apparenza romantico, destinato pero’ a diventare teatro di un grande scontro fra generazioni, fra città e campagna, fra perdenti e vincitori post-muro. E dietro alle ideologie filtrano gli istinti più bassi, la rabbia e la frustrazione di un mondo che fatica ad affrontare il cambiamento.

Martedì 11 febbraio riflettori su “Ostracismo” (Edizioni e/o 2018), dello scrittore tedesco Veit Heinichen, che a Pordenone dialogherà del libro con la curatrice Stefania Savocco. Vera e propria icona del noir centro-europeo, Heimichen da molti anni vive a Trieste, ambientando le sue inchieste politicamente scomode e coraggiose in una città dove il noir nordico incontra quello mediterraneo. La trama ben congegnata di “Ostracismo”, i personaggi ben costruiti, i dialoghi intelligenti e coinvolgenti, la lingua scorrevole, sono alcuni degli ingredienti del successo del romanzo, con il valore aggiunto dell’analisi politica, sociologica, economica, di costume che lo scrittore porta avanti insieme al plot. Sarà l’occasione per confrontarsi in presa diretta con Heinichen e approfondire il racconto di una Trieste descritta come città ricca e privilegiata, ma insieme ostile e violenta contro gli outsider, primi fra tutti gli immigrati, spesso oggetto di aggressioni e di violenza immotivata.

A concludere “Narratori d’Europa 2020” sarà, martedì 18 febbraio, la riflessione intorno a “I vagabondi” (Bompiani, 2019) del Premio Nobel 2018 per la Letteratura Olga Tokarczuk, che riesce a ripristinare un concetto importantissimo ai tempi delle migrazioni epocali: spostarsi non è solo un fatto dettato dalla necessità, ma anche un desiderio. Decine e decine di storie, aneddoti e divagazioni sono collegati nell’opera attraverso la voce dell’autrice polacca, che narra un viaggio o un episodio vissuto in prima persona: intorno a questa storia si puntellano e si diramano le altre. “I vagabondi” era uscito nel 2007 con il titolo originale Bieguni e nel 2008 ha vinto il premio Nike, uno dei maggiori riconoscimenti letterari polacchi. Nel 2018 l’autrice ha vinto il Man Booker International Prize, l’importante premio letterario dedicato alla narrativa tradotta in inglese nel Regno Unito. Sempre nel 2018 a Olga Tokarczuk è stato tributato il Premio Nobel per la Letteratura, conferito “per l’immaginazione narrativa che, attraverso una passione enciclopedica, esprime l’anelito ad andare oltre i confini come forma di vita”.