A rischio profanazione “idroelettrica” anche il primo tratto del Piave. A rischio un capitale naturale insostituibile

Tutti uniti, o quasi, per difendere il Piave da quelle che sono state definite le “profanazioni” umane del fiume, che sarà anche sacro alla patria, ma che è la patria stessa a non difendere. Almeno la pensano così le associazioni ambientaliste e di diversa natura che si sono riunite nelle vicinanze dell’orrido dell’Acquatona, una delle meraviglie naturali di Sappada per annunciare la loro opposizione ad ulteriori violenze al Piave. Si tratta delle associazioni di Acqua Bene Comune, Bacino di Pesca n. 1 Comelico-Sappada, Bacino di Pesca n. 8 Piave-Belluno, Free Rivers Italia, Mountain Wilderness, WWF, Legambiente Veneto, Cai Veneto, Cai Tam, Italia Nostra Belluno, Legambiente Friuli, Peraltrestrade Carnia-Cadore che hanno illustrato le gravi violenze già perpetrate a danno del fiume e soprattutto quelle che qualcuno vorrebbe ancora perpetrare e che vedrà l'opposizione anche di natura legale e la mobilitazione delle genti di Veneto e Friuli. In pericolo secondo gli ambientalisti sarebbe l'importante capitale naturale presente nel comune di Sappada: una attenta valutazione economica dovrebbe condurre a scegliere la salvaguardia del territorio che, nel lungo periodo, non può che portare maggiori benefici alla popolazione locale anzichè la realizzazione di opere che probabilmente assicurano dei vantaggi economici certi a coloro che le vanno a realizzare. Il riferimento è a due progetti idroelettrici (Piave-Sesis e Piave-Acquatona) che incideranno, se non verranno fermati, sull’unico tratto ancora libero del Piave, si tratta dei 20 chilometri che dalle sorgenti portano verso valle sui 230 km di lunghezza totale del fiume. Si tratta di porzione di grande pregio ambientale.

Per approfondire leggi gli interventi delle associazioni

 

Intervento Comitato bellunese acqua bene comune
La storia di questi due impianti inizia in Veneto e finisce in Friuli. Il Piave è lungo 222 km, di cui circa 200 consecutivamente derivati. L'unico tratto esente da derivazioni sono i circa 28 chilometri dalla sorgente alla diga del Tudaio: a nostro avviso questo argomento è sufficiente per dichiarare improcedibili le domande. Su questo tratto il Comune di Sappada ha presentato ben due progetti di impianti idroelettrici, che ora sono di competenza della Regione FVG. Il primo progetto, quello su cui le Associazioni hanno presentato ben 2 ricorsi, è a monte del centro abitato, in val Sesis, con opera di presa nei pressi del Rifugio Piani del Cristo a quota 1411 m e rilascio vicino al mulino di Sappada. Questo tratto di Piave avrebbe tutti i motivi per essere tutelato: è inalterato (cioè di “stato elevato” ) ed è anche “sito di riferimento”. I “siti di riferimento” sono porzioni di corpi idrici “indisturbati”, idonei a determinare le condizioni (idromorfologiche, fisico-chimiche e biologiche) di riferimento per ciascun tipo di corpo idrico e, dunque, si tratta di aree essenziali per il rilevamento delle caratteristiche dei bacini idrografici e l’analisi dell’impatto esercitato dall’attività antropica. Per la loro specifica funzione, debbono essere mantenuti assolutamente INVARIATI nella loro naturalità onde consentire il monitoraggio nel corso degli anni. Sui torrenti naturali e sui “siti di riferimento” NON si possono realizzare impianti, ma questo non ha impedito alla Regione Veneto di autorizzare questo progetto ignorando i divieti. Questo è potuto succedere a causa del ritardato recepimento da parte dell’Italia e della Regione Veneto delle Direttive Europee Acque e Habitat. Tale ritardo continua a giustificare scelte contrarie a tutte le normative di tutela introdotte negli ultimi anni dallo Stato italiano e dalla Regione Veneto per recuperare il ritardo del recepimento delle Direttive europee. Di fatto le richieste già presentate vengono esonerate dal rispetto della legge, e il Piave Val Sesis ne è una dimostrazione: un impianto che a norma di legge non dovrebbe essere fatto viene invece autorizzato. Contro il rilascio dell’autorizzazione Piave-Sesis, nel 2014 le associazioni hanno presentato ricorso al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche di Roma. Il ricorso ha denunciato come la Commissione Regionale VIA nel giugno 2013 abbia espresso un voto favorevole nonostante le valutazioni negative espresse dai rappresentanti dell'A.R.P.A.V. presenti, che ricordavano le “caratteristiche elevate” del tratto di fiume interessato e la sua conseguente inidoneità all’installazione di impianti idroelettrici trattandosi per di più di un “sito di riferimento” Nel dicembre 2017 il Tribunale, pur prendendo atto delle incongruenze presenti nell’iter autorizzativo e pur consapevole che il tratto dalle sorgenti a Sappada è di classe “elevata” nonché “sito di riferimento”, e che la derivazione concessa ne avrebbe determinato lo scadimento di stato (da “elevato” a “buono”), ha rigettato il ricorso con la motivazione che l’autorizzazione è stata rilasciata (il 3 ottobre 2013) precedentemente alla corretta classificazione (avvenuta pochi giorni dopo, il 28 ottobre 2013), condannando le Associazioni ricorrenti anche al pagamento delle spese processuali. Tutto questo senza tener conto della procedura EU PILOT 6011/20174 ENVI in corso, nell’ambito della quale la Commissione Europea ha contestato alle autorità italiane la violazione della Direttiva Acque anche in relazione all’errata (od omessa) classificazione dei corpi idrici. Quindi non solo la Regione Veneto ha autorizzato l’impianto in violazione delle Direttive Acque e Habitat, ma anche il Tribunale delle Acque di Roma, massimo organo di giudizio italiano in materia di acque, ha assegnato prevalenza alla normativa interna rispetto a quella europea – che invece prevale su quella degli stati membri - avvallando il rilascio di una concessione idroelettrica sulla base di atti istruttori presupposti che hanno illegittimamente autorizzato il peggioramento dello stato di qualità del torrente Piave in violazione del principio di non deterioramento. Per impedire la realizzazione di questo impianto i cittadini e le associazioni sono arrivati al secondo grado di giudizio, depositando un ricorso in Cassazione poche settimane fa. Oltre 20.000 euro dei cittadini sono andati a tutelare un corso d’acqua che è già tutelato dalla normativa europea ed italiana. Va specificato che la soluzione ci sarebbe, in quanto l’impianto della Val Sesis non ha ancora ottenuto la Concessione a derivare. Il rilascio della Concessione è ora di competenza della Regione Friuli Venezia Gulia e siamo qui a chiedere che la stessa tuteli il primo tratto della Piave e, a differenza del Veneto, rispetti le leggi. INCIDENZA DELL’INCENTIVAZIONE E APPORTO ENERGETICO: Due terzi del ricavo ipotizzato dell’impianto Piave-Sesis proviene dagli incentivi governativi pagati con la bolletta della luce da tutti i cittadini italiani. Quanto al contributo energetico ai bisogni nazionali, e quindi alla sua pubblica utilità, si può calcolare che la produzione di un anno dell’impianto Val Sesis (1 584 811 Kwh anno) copre i consumi di un volo aereo a New York. La sproporzione tra il sacrificio ambientale e il contributo energetico non ha bisogno di commenti. Il secondo impianto progettato dal Comune di Sappada, a valle dell’abitato, che intuba la Piave all’Acquatona, ha presa a borgata Lerpa e rilascio, dopo un tratto derivato di 2500 metri, alla confluenza del Cordevole di Visdende (anche esso - per inciso - oggetto di domanda). Prevede di derivare per 300 giorni all’anno una portata massima di 2006 litri al secondo e media di 963 con un dmv di 580 litri. La producibilità stimata 6.776.761 kWh/anno (cioè questo impianto compensa energia di 4 voli Milano - New York) La domanda originaria è del 06.04.1984 (a dimostrazione che queste domande non muoiono mai). Progetto aggiornato nel 2012 e poi nel luglio 2016 dalla soc. Laut Engineeering a firma ing. Alberto Voltolina. Il progetto, che deve essere sottoposto alla procedura di VIA - vedi delibera regione Veneto - è ora di competenza del Friuli Venezia Giulia. In considerazione del grande valore ambientale e paesaggistico di questi luoghi, meritevoli di ben altro tipo di valorizzazione, siamo qui a chiedere alla Regione FVG di rigettare ambedue i progetti dando prova di sensibilità e di rispetto delle normative. Comitato Bellunese Acqua Bene Comune

Intervento Coordinamento Nazionale Tutela Fiumi - Free Rivers Italia

Situazioni analoghe a quella di Sappada continuano a verificarsi anche nelle altre regioni italiane, e il nostro Coordinamento le conosce bene. Adesso è ora di dire BASTA! Basta “giocare” con il patrimonio naturale per economie che non esistono se non come COSMESI. I numeri parlano chiaro: 3000 chilometri di corsi d’acqua intubati per 2000 impianti mini idroelettrici attivi per coprire lo 0,2% dei consumi nazionali di energia.
E 2000 nuove domande in istruttoria per un analogo contributo. Impossibile non impallidire davanti a questi dati che sono dati “reali” e non “interpretabili”.
Soprattutto appare evidente che si investono ingenti risorse pubbliche per istruttorie, commissioni, valutazioni, ricorsi in Tribunale e ovviamente INCENTIVI davanti a un mercato che non esiste se non a causa di una politica basata su una valutazione errata e soprattutto a causa un flusso economico (dovuto agli incentivi) che, di fatto, genera non tanto economie quanto diseconomie. Se non bastasse, questa politica energetica ha messo ulteriormente in criticità i corsi d’acqua e il loro delicato ecosistema sempre più compromesso dai cambiamenti climatici e da sfruttamenti non solo idroelettrici: agricoltura e inquinamento in primis. Il nostro paesaggio subisce danni irreparabili e viene messo a rischio anche il mercato del turismo. Dire basta non è sufficiente. Visto che in Italia e su questo settore cosiddetto “economico” dell’idroelettrico si sta mettendo in campo un modello scientifico di valutazione e autorizzazione a dir poco “schizofrenico”. Linee guida che alla fine non rispettano e anzi aggirano palesemente regole già chiare (Direttiva Acque) e permettono di autorizzare impianti anche dove non sarebbe permesso nemmeno iniziare un iter autorizzativo. Su queste basi le Associazioni intendono presentare alla Commissione Europea un’integrazione al ricorso Pilot 6011/2014, integrazione che sarà durissima e supportata da evidenze e dati. I profili non saranno solo tecnici ma anche di danno erariale e di palese aggiramento (volontario, permetteteci di dire) di norme e regole che chiedono solo di essere rispettate. Da troppi anni. Ad esempio l’Europa ha ribadito chiaramente che gli stati membri non devono dare di aiuti di Stato a impianti che non rispettano la Direttiva Quadro Acque, invece l’Italia continua a erogare aiuti di Stato ad impianti che non rispettano la Direttiva Quadro Acque. Ben inteso che la “debolezza” per non dire la “sudditanza” di certi Enti sarà posta all’attenzione della Commissione Europea anche perché gli elementi per decidere bene ci sono tutti. A partire dal fatto che incentivare queste economie non aiuta né l’impresa (intendiamo quella vera e vocata a questo mercato e non soggetti che si inventano un impiantino per lucrare) né il Paese in termini di ritorno occupazionale. Non possiamo permetterci di continuare in questo modo assecondando questo sistema che peraltro mette a rischio paesaggi, ecosistemi, economie correlate come ad esempio il turismo e la pesca. Da questi luoghi unici stupendi e minacciati, dalle sorgenti del Piave, assieme a tutte le Associazioni qui presenti e unite, il Coordinamento Nazionale ribadisce che la soluzione a questa emergenza che si è creata può essere solo questa: basta incentivi statali a questo tipo di impianti. Il Coordinamento Nazionale assieme a tutte le associazioni qui presenti ribadisce inoltre la richiesta di incontrare urgentemente i Ministri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente.

Intervento Citam-vfg
La Commissione interregionale Veneto – Friuli Venezia Giulia del CAI – Tutela Ambiente, valuta la situazione che potrebbe crearsi nell’unico tratto della Piave rimasto ancora libero da opere, anche in base a quanto è emerso durante il recente convegno che si è svolto a giugno a Bologna sul tema “Idroelettrico e Montagna”. Nel convegno si sono analizzati i probabili impatti ambientali ed i limitati benefici energetici dell'ulteriore sviluppo idroelettrico previsto dalla Strategia Energetica Nazionale 2017 (i riferimenti ed i documenti sono disponibili su http://www.caitam.it/16-giugno-2018-convegno-aggiornamento-tam-idroelettrico-e-montagna ). Dalle linee di indirizzo del documento di autoregolamentazione del CAI “Nuovo Bidecalogo” (http://www.caitam.it/bidecalogo-posizione-impegno) si sottolinea (in particolare al punto 2) che il paesaggio, se salvaguardato, gestito e pianificato in modo adeguato può contribuire alla creazione di posti di lavoro. Il CAI ritiene indispensabile limitare al minimo il consumo del suolo, limitare i prelievi fluviali e gli interventi allo stretto necessario, valutando il rapporto costi-benefici soprattutto in funzione dei vantaggi sociali rispetto al danno alle comunità locali. Per questi motivi le opere e gli interventi antropici devono essere autorizzati solo dopo il superamento di una valutazione di impatto ambientale considerando soprattutto l’ECONOMIA AMBIENTALE che valuta, oltre ai parametri classici, il CAPITALE NATURALE cioè il valore economico dell’insieme dei sistemi naturali (tra cui le acque), i prodotti del territorio (es. pesca) ed il patrimonio artistico e culturale presente nello stesso. La situazione attuale della Piave ed in particolare l’importante capitale naturale presente nel comune di Sappada rientra proprio in questa casistica: una attenta valutazione economica dovrebbe condurre a scegliere la salvaguardia del territorio che, nel lungo periodo, non può che portare maggiori benefici alla popolazione locale; la realizzazione di opere probabilmente assicura dei vantaggi economici certi a coloro che le vanno a realizzare. Si è valutato che l’incremento produttivo idroelettrico che si può ottenere con dei nuovi impianti, contribuirebbe in maniera trascurabile (circa 1%) al carico totale dei fabbisogni elettrici italiani. Attraverso i suoi operatori per la Tutela dell’ambiente montano, il CAI ritiene doveroso intervenire per sensibilizzare le comunità locali e i loro amministratori sull’impatto ambientale e sociale, nonché economico, connesso alla realizzazione di impianti idroelettrici in aree di pregio naturalistico, e sulle ragioni che oggi spingono in questa direzione. Il CAI ritiene, infatti, che la conoscenza sia il prerequisito essenziale per effettuare scelte consapevoli per lo sviluppo di un territorio, uno sviluppo che abbia a cuore la cura del bene comune (suolo, acqua, fauna…), anche per le generazioni future.

Alcune considerazioni per WWF OA Terre del Piave su progetti e produzioni idroelettriche

La società TERNA ha pochi giorni orsono pubblicato i dati di produzione di energia elettrica in Italia, anche se non ancora disaggregati. L'idroelettrico ha visto nel 2017 i peggiori dati di produzione da trent'anni a questa parte, con 37,6 TWh (Terowattora) prodotti contro i 43,8 TWh del 2016, i 46,5 TWh del 2015 ed i 59,5 TWh del 2014, massimo storico di produzione dal lontano 1883. Un calo del 14% rispetto al 2016 e del 37% nei confronti del 2014. In un periodo in cui importiamo dall'estero il 12% dell'energia consumata, 37 TWh contro un fabbisogno di circa 320 TWh annui, e in cui con le centrali a carbone produciamo il 15% circa dell'energia, è opportuna una riflessione su questi dati. Il cambiamento climatico (Climate Change) mostra i suoi effetti e difficilmente potrà essere arrestato. L'estate è iniziata ormai da quasi un mese e benché le ondate di calore non si siano ancora verificate, le temperature registrate sono comunqua 1° oltre la media stagionale (Mercalli 18 luglio 2018). Per questo inverno la previsione di Nino è al 71%, anche se sarà di intensità moderata, cioè solo 1° oltre la temperatura media dell'Oceano Pacifico (El Nino Forecasts NOAA gov.). L'impatto del cambiamento climatico si fa già sentire, ed in futuro lo farà ancor più, anche sulle nostre montagne. In che termini e con quali effetti quindi sui corsi d'acqua e sulle derivazioni grandi e piccole per la produzione di energia elettrica? Le precipitazioni tendono ad essere più intense, più brevi e localizzate, Questo è un fenomeno ormai ampiamente osservato ed in accentuazione. L'acqua in questi casi anziché penetrare nel terreno e ricaricare le falde, scorre in superficie ed in breve raggiunge i corsi d'acqua e quindi scende rapidamente al mare. Per le derivazioni ad acqua fluente, cioè senza bacino di accumulo, come di norma per le piccole derivazioni, anche a parità di precipitazioni annue totali, vi è minore disponibilità di acqua utile per la produzione di energia, in quanto è accresciuto il regime torrentizio dei corsi d'acqua, cioè le portate risentono in maniera immediata delle precipitazioni, mentre fra un evento ed il successivo una più ridotta quantità di acqua scorre nel letto del torrente. Aggiungiamo lo scioglimento precoce dei ghiacciai, la loro consunzione e l'imminente scomparsa, venendo quindi progressivamente a mancare quella riserva di neve e ghiaccio che durante il periodo estivo ed autunnale contribuiva a mantenere in salute i nostri corsi d'acqua, mentre ora rende sempre più critiche le portate utili anche ai fini della produzione di energia elettrica. Infine, dalle statistiche sulla pluviometria, negli ultimi decenni si è reso evidente un calo medio generalizzato delle precipitazioni nelle nostre valli del 10-12%, fatto questo che incide anch'esso sulla producibilità degli impianti idroelettrici. In definitiva tre fatti concomitanti contribuiscono a ridurre l'efficienza degli impianti idroelettrici. 1 il mutato regime delle piogge (aumento delle piogge brevi e intense) 2 la consunzione dei ghiacciai in quanto riserve di acqua estiva 3 La riduzione delle precipitazioni medie annue Queste considerazioni, fondamentali nei progetti persentati per la valutazione di impatto ambientale, per impianti che teoricamente dovrebbero avere una vita produttiva di 20-40 anni, quasi mai vengono evidenziati, con la consegenza che i calcoli di producibilità degli impianti sono generalmente sovrastimati, infondendo ottimistiche aspettative disattese poi nella realtà. Il disaccoppiamento fra l'iter autorizzativo alla realizzazione dell'impianto in capo ad una ditta specializzata nella progettazione e la realizzazione e gestione nel tempo dello stesso da parte di una differente società, quindi con finalità diversa, può portare a realizazioni discutibili o addirittura controproducenti. In quest'ottica risulta estremamente importante e meritoria l'azione delle associazioni ambientaliste che pongono in evidenza i difetti e le discrepanze nella progettazione e mettono quindi a disposizione delle commissioni di valutazione la loro esperienza, la loro credibilità e la conoscenza del territorio. Spesso l'affrettata e superficiale progettazione non supporta le portate teoriche con misure effettive, ma estrapola i dati da bacini magari neppure contigui. Vengono così omessi passi fondamentali nell'analisi idrologica del bacino come la valutazione delle correnti subalvee che in montagna caratterizzano la maggior parte dei torrenti ed il cui contributo negativo può vanificare, se non riconosciuto e adeguatamente compensato con rilasci a monte adeguati, il DMV (deflusso minimo vitale) che dovrebbe essere in realtà garantito su tutta l'asta interessata dalla derivazione, dall'opera di presa alla restituzione in alveo. Si raggiunge così un duplice scopo: il primo una maggior tutela dell'ambiente, ed il secondo un progetto conforme alle direttive che garantisce però una produttività più realistica di quella originariamente prevista e quindi, se realizzato, una maggiore garanzia sotto l'aspetto economico. dr. Silverio Lacedelli

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