“Abbiamo sconfitto la casta” ma in realtà è come per la “povertà” una balla ciclopica

Il popolo sovrano ha deciso di perdere un pezzo di sovranità e per quanto, ribadiamo,  è stato orribile portare gli italiani alle urne per decidere se usare un macete sulla politica quando invece servirebbe il bisturi, il risultato va accettato. Detto questo in realtà, con la vittoria del Si al referendum si è sconfitta la democrazia, o almeno un pezzo di questa  e non certo la casta, tanto per parafrasare la “celebre” frase pentastellata sulla povertà. Consigliamo a di Maio & c di non salire al balcone per proclamarlo questo Si,  perchè, per loro, il vero esame di coscienza andrebbe fatto sulle regionali, ragionando sulle percentuali che li destinano all'ininfluenza futura. Con il  taglio dei parlamentari potrebbero aver segato il ramo dove oggi sono appollaiati... ma domani certamente non più. Preferiranno però raccontarci della grande vittoria dei cittadini... nascondendo che in realtà sarà la vittoria delle vecchie e nuove caste che avranno la possibilità di gestire il potere, a proprio piacimento, decidendo candidature senza fastidi, inventandosi magari una nuova e meno costosa piattaforma online o peggio inventando l'ennesima legge elettorale farlocca. Dispiace dover dare questo giudizio pesante in quanto, bisogna dare atto che alcune battaglie grilline, magari portate avanti sui territori o da singoli esponenti sono  condivisibili, ma è la strategia complessiva che, nella migliore delle ipotesi è confusa o peggio, è inconsapevolmente antidemocratica. Quello che non è condivisibile è la loro visione della politica e della democrazia come espressa oggi e imposta al PD, che obtorto collo, ha dovuto inghiottire l'amaro calice di una "vittoria" costruita arrampicandosi sugli specchi. Per fare un esempio, a scrutinio concluso, dalla deputata M5S del FVG, Sabrina De Carlo arriva questa perla: "E' una giornata storica che cambia il destino dell'Italia” ha detto. Vero, ma non senso che  lei evidentemente pensa, è infatti storica come storiche furono molte scellerate scelte del passato, mentre sul "cambia il destino dell'Italia” sarà ancora purtroppo vero, perchè lo cambierà certamente, ma in peggio. Comunque riportando alla realtà territoriale regionale le cose, almeno nei numeri,  sono diverse, non nel risultato finale in favore del Si ma nelle percentuali di questo. Se infatti il dato nazionale è di 69,86% per il Si con il No fermo al 30,14%, in Fvg il Si si è fermato al 59,57% e il No a un 40,43%, così  si attesta fra le regioni meno convinte del taglio dei parlamentari.
Particolarmente difforme, rispetto all'andamento generale, secondo i dati del Viminale, il dato di Trieste: il sì vince ma solo con il 53,94% dei voti. Via libera alla riforma con margini più ampi nelle ex province di Udine (59,49%), di Pordenone (62,48%) e di Gorizia (61,47%). Anche l'affluenza alle urne però è stata più bassa che nel resto del paese. Questo il dettaglio dei votanti per provincia:
Gorizia 51,12%
Pordenone 53,20%
Trieste 43,69%
Udine 51,17%
Totale Friuli Venezia Giulia 50,22%

Tutti dati sui quali ragionare.