Accoglienza a Udine, 34 associazioni scrivono al Prefetto indignate

Il caso. Un sodalizio del Terzo settore è firmatario di una lettera aperta ai vertici istituzionali. Tra i sostenitori dell’iniziativa anche don Pier Luigi Di Piazza, responsabile del centro Balducci

Sono ben 34Le associazioni udinesi e regionali che, impegnate nel sociale o nel così detto “Terzo settore”, hanno deciso di unirsi per lanciare un messaggio ai vertici delle istituzioni politiche e statali. E lo hanno fatto attraverso una lettera aperta indirizzata al Prefetto di Udine, Zappalorto, e all’assessore regionale Torrenti. Motivo? Troppi inutili proclami e gesti drammaticamente esemplari e poco risolutivi nella gestione dell’ospitalità ai rifugiati.
Di più: tra le righe si legge la denuncia di un’omissione nei confronti di un preciso dovere giuridico nazionale ed internazionale, nel rispetto della dignità umana.
Alla lettera hanno aderito anche singoli cittadini e proseguirà nei prossimi giorni la raccolta delle firme.
Lo abbiamo ripetuto spesso: la sensazione è che nella gestione dell’accoglienza, in città si navighi vista e manchi la volontà per mettere in atto, anche assieme al Comune, soluzioni lungimiranti. La Cavarzerani è ormai sovraffollata e continui, invece, almeno 10 per notte, sono gli arrivi a Udine dei richiedenti asilo. L’emergenza ospitalità, dunque, com’era prevedibile è ben lungi dall’essere risolta. Presto, si spera, sarà messa a disposizione anche l’ex caserma Friuli, nuova sede della Croce Rossa; ci saranno 200 posti letto ma anche questa soluzione, si teme, presto non basterà. E sono ancora molti gli edifici di proprietà pubblica in città ad essere inutilizzati. Vedi ex sede della Regione in via san Francesco. O il palazzo in piazza XX Settembre. Il Sottopasso occupato non piace a nessuno, e non per mancanza di decoro, ma per questioni di dignità. Ma è meglio che niente. E spiace sia diventato un tabù per volontà poco caritatevoli, o un’occasione di “pulizia” per cercare il plauso di una popolazione illusa d’essere protetta attraverso la violenta esclusione dell’altro. «Al momento - lamentano i volontari della Onlus “Ospiti in arrivo” - il problema è dato dalla Prefettura che non sta attivando le misure di supporto che la legge prevede». Ecco, allora, il contenuto della lettera firmata, tra gli altri, da don Pierluigi di Piazza e dallo storico Gian Luigi Bettoli.

La lettera.
Come associazioni e individui ci sentiamo di prendere posizione rispetto alle dichiarazioni di pubbliche autorità diffuse dagli organi di stampa relativamente alle condizioni della stazione ferroviaria di Udine connesse alla presenza di cittadini stranieri, ritenendo indispensabile precisare quanto segue. Certamente il sottopasso di una stazione non può rappresentare un luogo di prima accoglienza per i richiedenti asilo. Non è civile, nè legale. Eppure, da mesi, quel sottopasso rappresenta l’unica forma di rifugio e di protezione che i richiedenti asilo incontrano al loro arrivo ad Udine: una protezione ben distante da quella che la legge vorrebbe riconosciuta loro, ma pur sempre un riparo. Il diritto all’accoglienza è un diritto fondamentale dei richiedenti asilo e un preciso obbligo giuridico del nostro Stato, imposto dalla normativa europea all'Italia che ha il dovere di garantire ai destinatari l'accesso alle condizioni materiali d'accoglienza nel momento stesso in cui arrivano e manifestano la volontà di richiedere la protezione internazionale.
Nei centri di prima accoglienza, dove dovrebbero essere accolti tutti i richiedenti asilo al loro arrivo, devono essere garantite loro sicurezza e protezione e condizioni di vita rispettose della sfera privata, delle differenze di genere e di età, della tutela della salute e dell'unità familiare, in conformità anche ai principi della nostra Costituzione. E' imprescindibile e non sacrificabile o procrastinabile, pertanto, garantire loro un'accoglienza degna ed un trattamento umano, come preciso dovere giuridico nazionale ed internazionale. Tuttavia il sistema di accoglienza, per funzionare, si deve basare anche sulla leale collaborazione tra i diversi livelli di governo. Perciò quello che chiediamo allo Stato italiano e alle sue istituzioni locali è, semplicemente, il rispetto degli impegni internazionali presi. Se fossero rispettati, i richiedenti non sarebbero costretti a stare nel sottopasso, i volontari non dovrebbero accollarsi la loro assistenza, il sottopasso non dovrebbe essere chiuso e non ci sarebbe nessun incomodo per la collettività. Le istituzioni dovrebbero prendere spunto dal coraggio dei volontari e non nascondersi dietro un’emergenza che, di fatto, non è più tale ormai da qualche anno e mina alle fondamenta il riconoscimento di diritti fondamentali oggi ai migranti, domani chissà.

I firmatari
Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione (Asgi-Fvg), Unione Forense per la Tutela dei Diritti Umani, Consiglio Italiano per i Rifugiati (Cir-Fvg), Organization for International Koperation and Solidarity. (Oikos Gorizia), Ospiti in Arrivo Udine, Arci di Udine e Pordenone, Associazione Immigrati di Pordenone, Tenda per la Pace e i Diritti, Rete Diritti di cittadinanza Monfalcone, Rete Radié Resch Fvg, Insieme con voi (Udine), L'Arca della pace (Ark of peace), Time for Africa (Udine), Dalla parte dei bambini (Udine), Gruppo volontari parrocchiale Roraigrande Pordenone, Cooperativa Sociale Noncello, Cooperativa Damatrà, Libera Associazioni nomi e numeri contro le mafie (Fvg), rete solidale di Pordenone, Associazione Nazionale Tutte le Età Attive per la Solidarietà (Anteas Fvg), Associazione Amici di Totò, Comunità Nove, Cooperativa Itaca, Legacoopsociali Fvg, Il gruppo immigrazione salute Fvg (GrIS della Simm), Associazione Centro di Accoglienza e di Promozione Culturale "E. Balducci" Onlus, Consorzio Vives, Associazione di Cooperazione Cristiana Internazionale (Accri), 0432 Associazione Culturale, Comitato Pace Convivenza e Solidarietà Danilo Dolci di Trieste, Associazione Amici dell'Hospitale di San Tomaso di Majano, Refugees Welcome to Trieste, Aracon Cooperativa Sociale, Udine, Forum del Terzo Settore del Fvg.