Alberto Angela senza contratto Rai mentre a Tommaso Cerno 850000 euro per la finestra giornaliera di 4 minuti

C’è il rischio concreto che il cavallo della Rai diventi asino. Prosegue infatti l’opera di demolizione della Tv pubblica. Non parliamo del crollo di ascolti nella prima puntata del Festival di Sanremo, quest’anno gli spettatori sono 9 milioni 600mila l’anno scorso erano 12 milioni e 600mila, ma della pretesa di imporre quello che il centrodestra definisce un nuovo modello culturale, dimenticando che per avere leadership culturale servono non solo volti ma intelligenze nuove. Intendiamoci non è che a destra non ci siano persone anche di valore, ma queste, paradossalmente, sono state marginalizzate per dare spazio ai fedelissimi, altro che logica del merito. L’unico merito che conta è la fedeltà al capo o meglio alla “capa” e al suo clan. Il risultato è che oggi nel web c’è chi cerca di mettere riparo tanto che  è stata  lanciata una raccolta firme per sostenere la permanenza in Rai di Alberto Angela che da mesi è senza contratto. Spiegano i promotori dell’iniziativa sulla piattaforma change.org:

“Mentre l’emittente investe in nuovi programmi discutibili, uno dei principali volti della divulgazione culturale resta in una sorta di limbo. Questa situazione alimenta dubbi sul futuro della qualità e della cultura nella televisione italiana. Firma per chiedere alla Rai di garantirgli un contratto stabile e tutelare uno dei pochi presidi di qualità della TV pubblica italiana”.

Un appello certamente condivisibile che è stato arricchito dall’analisi che spiega meglio cosa si intende con “programmi discutibili”.

Spiegano infatti ancora i promotori: “La televisione generalista ha disperato bisogno di contenuti culturali di qualità, e nessuno è più capace di fornirli quanto Alberto Angela. In un era in cui i reality show e i programmi di intrattenimento poco significativi sembrano dominare la scena, Angela emerge come un faro di conoscenza e di divulgazione scientifica. Purtroppo, Alberto Angela è senza contratto da mesi con la RAI, e questo non solo è un grave errore da parte dell’emittente, ma priva milioni di spettatori italiani del suo talento e della sua straordinaria capacità di educare divertendo”. Il caso Angela sorprende non tanto per l’eventualità di una rottura che qualcuno considera imminente, quanto per il cortocircuito che crea, dato che uno dei volti più riconoscibili e apprezzati della televisione pubblica, lavora in una sorta di limbo amministrativo. Un’anomalia che diventa ancora più evidente se confrontata con le recenti scelte di investimento della Rai, tra nuovi programmi e operazioni editoriali discusse e discutibili. Raccolta firme a parte,  a riportare il caso sotto i riflettori, è stata anche la politica. Il Movimento 5 Stelle ha sollevato la questione in Commissione di Vigilanza Rai, all’interno di una protesta più ampia legata ai costi del nuovo programma di Tommaso Cerno su Rai 2. La cifra contestata per Cerno, 850.000 euro, è diventata il simbolo di una gestione percepita come contraddittoria e di servizio non pubblico ma ad personam. E’ stato rivelato infatti che Cerno per soli quattro minuti di trasmissione, riceverà enormi compensi, precisamente circa 848.000 euro (sarebbero infatti 3000 euro a puntata di 4 minuti pari a poco più di 12 euro al “secondo”). Se questo dovesse essere confermato lo squilibrio sarebbe incomprensibile e inaccettabile. La televisione pubblica dovrebbe investire nel contenuto che nutre le menti e ispira le generazioni future, non  in ciò che è solo  funzionale a chi è al potere.