Alberto Travain: “Alfredo Maria Barbagallo, apprezzato storico romano-udinese, ha vinto già la sua partita”

Riceviamo dal Prof. Alberto Travain presidente del Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico “Fogolâr Civic” e volentieri pubblichiamo:

"Egregio Direttore di FriuliSera,
si usa dire che chi tace acconsente, ma c'è chi lo fa anche per ignoranza oppure per timore, per supponenza ovvero per presunta superiorità unita ad uno sfoggio perverso di senso d'impunità assicurato da ossequio sociale o persino da tutela legale. Comunque sia, l'apprezzato storico romano-udinese Alfredo Maria Barbagallo, che conosco e del quale leggo con piacere lettera e intervista sotto le date del 20 ottobre e del 18 novembre 2018 sulle colonne della Sua testata, penso abbia già vinto la sua partita. Umilmente, da semplice appassionato, competente e arguto, di vicende archeologiche e reliquarie oltreché autore di un'impegnata, originale, voluminosa ed approfondita ricerca in ordine all'effettiva storicità delle principali reliquie cristologiche, Barbagallo oramai da tempo si è rivolto alle cattedre e ai pulpiti, sostanzialmente al mondo culturale accademico ed ecclesiastico, chiedendo ufficiale verifica scientifica dei suoi tanto ponderosi studi, approdati, tra l'altro, in termini davvero significativi, anche allo stesso agro aquileiese, quindi al Friuli, con interessanti prospettive per il nostro ambito regionale, tanto sul piano dell'autocoscienza territoriale quanto senz'altro in campo turistico-culturale e pertanto economico. Non che un Gotha culturale laico o confessionale debba per forza dare riscontro a qualunque ciarlatano capace di trasformare fantasie in teorie. Il punto è che Barbagallo porta ed interpreta plausibilmente dei dati, formando ipotesi non facilmente liquidabili senza documenti alternativi evidenti. Barbagallo è chiaro che non è un ciarlatano, però, forse, non avrà risposta dalle alte sfere da cui l'attende. Egli, in fondo, però, in qualche modo, ha già vinto la sua partita, se così di può dire, che è anche la nostra, per mille aspetti, di tutti noi, cittadini del Friuli Venezia Giulia e, volendo estendere, del mondo intero. Nessuno potrà onestamente, e desidero sottolineare l'avverbio, togliere a Barbagallo la soddisfazione morale di un primato storico nel campo dell'interpretazione della vicenda di quei beni culturali universali, anche se non per gloria, comunque legittima, e nemmeno per denaro, lo studioso sembra essersi dedicato per oltre un decennio a severa privata ricerca. Qualcuno, al massimo, meschinamente, potrà, più avanti, tentare di usurparne gli studi, magari dall'alto di qualche cattedra immeritata o di qualche pulpito mal gestito. Se davvero Barbagallo avesse torto riguardo alle ipotesi formulate nelle sue ricerche, dovremmo convenire sul fatto che nessuno sinora si sia, in ogni caso, dimostrato in grado di confutarne apertamente le tesi, fatto doveroso e cautelativo per chi presiede alla Scienza o alla Fede. Se Barbagallo avesse ragione, invece, nessuno, tra i professoroni, sarebbe sinora risultato in grado di superarlo o di batterlo sul tempo, intelligente e garbato studioso, che, come ricorda egli stesso nei suoi testi, non viene affatto dall'accademia, bensì dal non meno onorevole campo della passione più qualificata e disinteressata per la cultura. Una vittoria, quella di Barbagallo, che ha sommessamente, in qualche modo, dell'epico. Una riscossa del competente umile appassionato contro la saccente superbia di certi professionisti della Ricerca e dalla Religione, per oltre una decade, di fatto, mostratisi incapaci di tenergli testa. Davide, dunque, contro Golia? Aquileia contro Massimino il Trace? Non Barbagallo, ma saremo noi, tutti noi, a perderci se certi studi non si traducessero anche nello sviluppo di conseguenti opportunità poliedricamente socio-economico-culturali per le nostre terre e per le nostre genti. Più che attendere degli imprimatur o degli interdetti dai sacri palazzi della Cultura oppure di Santa Romana Chiesa, il buon Barbagallo dovrebbe, forse, direttamente e più facilmente poter confidare nella società, con le sue mille articolazioni e formazioni, società sballata, certo, ma curiosa ed irriducibile, nel bene e nel male, al guinzaglio dei capi tradizionali. Grazie al web, oggi, la damnatio memoriae, l'oblio, la censura, ancor più se ingiusti, se immotivati, non riescono in pratica ad oscurare completamente un'idea, una una realtà, cancellandola dalla Storia. L'auspicio è quello che organizzazioni ed istituzioni, sodalizi ed enti, di questa regione sappiano prendere la palla al balzo, come si dice, evitando a questa nostra terra l'ennesima occasione perduta stupidamente. Basterebbe solo l'oscuramento, la traduzione in lettera morta, la silente e ignorante irrisione, della rinnovata e rafforzata ipotesi intorno all'origine aquileiese/friulana del mito internazionale di Artù ha far intendere le dimensioni del danno che si prospetta per questo Friuli Venezia Giulia qualora trionfasse la miopia crassa, invidiosa, egoista, di chi preferirebbe piuttosto insabbiare, far appassire, lasciar morire e far dimenticare ipotesi storico-culturali atte a contribuire potentemente a rinnovare su più livelli la centralità della nostra regione nel quadro europeo ed intercontinentale. Un certo astigmatico, proverbiale, pragmatismo friulano e giuliano potrebbe nuocere anche in questo caso. Vediamo di evolverci!"

Distinti saluti e grazie per l'ospitalità.

Prof. Alberto Travain
presidente
Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico “Fogolâr Civic”
Circolo Universitario Friulano “Academie dal Friûl”

Coordinamento Euroregionalista Friulano “Europa Aquileiensis”

 

 

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