Altro che neutralità dello sport dalla politica. Conta solo il giudizio trumpiano e il suo doppiopesismo

Il presidente della Fifa Gianni Infantino riferendosi alla partita Italia Israele di martedì prossimo a Udine  aveva affermato senza tentennamenti: “Non possiamo risolvere i problemi geopolitici, ma possiamo e dobbiamo promuovere il calcio in tutto il mondo sfruttando i suoi valori unificanti, educativi, culturali e umanitari”. Il concetto asservito ai desiderata del presidente Trump e dei suoi vassalli europei, era stato poi confermato dallo stesso Infantino nel discorso di apertura alla riunione del Consiglio a Zurigo sottolineando l’importanza di “promuovere la pace”. Lo ha fatto pavidamente senza citare Israele né le richieste di esclusione: “Come Fifa ci impegniamo a utilizzare il potere del calcio per unire le persone in un mondo diviso. I nostri pensieri sono rivolti a coloro che soffrono nei numerosi conflitti in corso nel mondo e il messaggio più importante che il calcio può trasmettere ora è quello di pace e unità”. A questo punto Infantino dovrebbe spiegare perché la Russia è invece esclusa dalle competizioni. Ma il presidente della Fifa è in buona compagnia, stessa posizione strumentale è stata infatti abbracciata da parte del mondo della politica e purtroppo anche da parte del mondo “sportivo” più preoccupato delle ripercussioni su diritti televisivi e sponsor che ai principi basilari di umanità. Inutile dire che la posizione è infarcita in maniera intollerabile dall’ipocrisia e presto ci sarà una ulteriore devastante prova. Infatti l’Iran con due giornate d’anticipo si è qualificato ai Mondiale di calcio che si giocheranno nel 2026 in Canada, in Messico e negli Stati Uniti. Difficile pensare che Donald Trump, presidente statunitense non ponga il veto. L’Iran, infatti, è nella Lista Nera dei 43 Paesi indesiderati dell’amministrazione del presidente statunitense. Come riportato dai quotidiani New York Times e The Wall Street Journal, il governo Trump starebbe infatti pensando di negare l’ingresso negli States alle persone che provengono dai Paesi della Lista Nera, in particolar modo di coloro che professano la religione musulmana. Del resto ci si ricorderà come Trump ha negato i visti ai funzionari palestinesi per partecipare all’ottantesima riunione dell’Assemblea Generale della Nazioni Unite. Mentre Benjamin Netanyahu è stato accolto con tutti gli onori ma per fortuna snobbato dalla maggioranza dei Paesi nell’Assemblea, è stato impedita la partecipazione ai rappresentanti dell’Autorità Nazionale Palestinese. Figurarsi se Trump si farà scrupoli nel bloccare la Nazionale di calcio iraniana evidenziando ancora di più il doppiopesismo occidentale.