Ambiente e maltempo: le ricette dell’Ordine dei Geologi del Fvg

L’ondata di maltempo che ha flagellato nei giorni scorsi la Regione Friuli Venezia Giulia, come buona parte del resto d’Italia, è fortunatamente in via di esaurimento. In una nota l’Ordine dei Geologi della Regione Friuli Venezia Giulia esprime la propria vicinanza alle popolazioni colpite. All’indomani dei disastri è ormai consuetudine fare la conta dei danni, fare bilanci e riflettere sul rischio idrogeologico ovvero chiedersi quali siano le cause, cosa si stia facendo in termini di prevenzione e mitigazione e come si debba agire affinché, in futuro, eventi di questa intensità producano minor danni e disagi possibili.
Come noto, la principale causa risiede nella natura geologicamente giovane del nostro territorio, caratterizzato da versanti acclivi, forti dislivelli e corsi d’acqua con un regime per lo più torrentizio e particolarmente soggetto al rapido alternarsi di fenomeni di magra e di piena. Ciò fa sì che la nostra regione sia un territorio fragile e particolarmente esposto al pericolo di frane, colate detritiche e alluvioni.
Alla propensione naturale del territorio vanno aggiunte la notevole piovosità, che caratterizza soprattutto l’area montana, e le conseguenze delle azioni dell’uomo, sia a grande che a piccola scala. Dal punto di vista metereologico, si rimarcano i cambiamenti climatici da tempo in atto, che stanno provocando un aumento dell’intensità e della frequenza delle precipitazioni, favorendo la suscettibilità del territorio ai fenomeni franosi e l’incremento del trasporto solido e delle esondazioni. Tra le cause antropiche si evidenziano l’abbandono delle aree montane, la mancanza di manutenzione dei versanti e delle aree golenali dei corsi d’acqua e di molte opere di difesa esistenti, l’urbanizzazione, la cementificazione sempre più diffusa e la maggiore impermeabilizzazione artificiale del territorio, che continua a incrementare l’entità del deflusso superficiale a discapito dei processi di infiltrazione. Urge pertanto un’inversione di tendenza verso la rigenerazione del nostro territorio nel suo complesso urbano, agricolo e naturale.
La gestione dei rischi è una politica che deve essere fatta non episodicamente e in via emergenziale ma con un approccio di tipo preventivo. La prevenzione, infatti, rappresenta la forma più sostenibile di gestione del territorio, sia dal punto di vista ambientale che economico. Riparare i danni costa alla società molto di più che prevenire e, in caso di vittime, non si può porre alcun rimedio. Ma per prevenire è necessario conoscere il territorio, quindi pianificare e investire in opere ed interventi
mirati. A riguardo, l’amministrazione regionale, di concerto con l’Autorità di Bacino dei Fiumi Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave, Brenta-Bacchiglione, ha da tempo attuato il Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico (PAI), quello dei bacini regionali (PAIR) ed il Progetto Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (Progetto IFFI) che viene mantenuto aggiornato anche attraverso il rilevamento ed il monitoraggio compiuto da geologi iscritti al nostro Ordine. Inoltre, seppur in ritardo rispetto ad altre regioni, ad aprile 2018 l’amministrazione regionale si è munita del “Regolamento recante disposizioni per l’applicazione del principio dell’invarianza idraulica”.
Secondo tale principio la trasformazione per cause antropiche di un’area deve avvenire senza provocare aggravio della portata di piena del corpo idrico o della rete di drenaggio ricevente i deflussi originati dall’area stessa.
Da quanto accaduto in questi giorni è evidente che, pur tenuto conto della eccezionalità oggettiva dell’evento meteorico (quasi 900 mm di precipitazione cumulata in alcune zone montane, raffiche di vento fino a 200 Km orari e, nella limitrofa Venezia, picco di marea al quarto posto tra i più alti mai osservati) e che il sistema di allerta della Protezione Civile regionale pare abbia funzionato (non essendoci state perlomeno vittime), ciò che è stato fatto in ambito regionale per arginare il rischio idrogeologico sia sicuramente perfettibile. L’Ordine dei Geologi della Regione FVG, pertanto, coglie a malincuore questo ennesimo triste evento per ribadire l’importanza di agire quanto prima affinché:
- siano potenziati tutti i Servizi competenti della Regione, con risorse sia economiche che di personale esperto, per renderli ancor più protagonisti nella gestione di tutti gli aspetti di carattere geologico (franosità, esondabilità, sismicità, acque sotterranee, ecc.) inerenti la sicurezza dell’ambiente costruito (antropizzato) e non e della presenza umana;
- venga implementato l’attuale sistema di monitoraggio dei dati meteoclimatici e di allerta preventiva;
- le UTI dispongano nel proprio organico della figura professionale del geologo con funzione di supporto alla conoscenza delle problematiche geologiche locali e di indirizzo tecnico alle decisioni degli organismi amministrativi periferici;
- tutti i Comuni recepiscano entro i loro strumenti di pianificazione territoriale le indicazioni di rischio contenute nel PAI, nel PAIR e negli Studi di Microzonazione Sismica;
- siano sostenuti economicamente gli aggiornamenti degli studi sulla pericolosità e sul rischio sopracitati e sia predisposto un “Piano dei dissesti franosi”, indicando delle priorità di finanziamento degli interventi necessari;
- sia svolta un’opera di sensibilizzazione, di riconversione delle aree montane, di riforestazione e di delocalizzazione degli insediamenti a maggior rischio qualora necessario;
- si preveda un piano di lavori di costante manutenzione, adeguamento e ristrutturazione del reticolo idrografico e dei bacini di pertinenza, della rete di bonifica, delle quote arginali,
delle idrovore e di realizzazione di canali scolmatori, di opere per la laminazione delle piene e di stabilizzazione delle pendici collinari e montane, dando effettiva attuazione ad alcuni strumenti già previsti dalla normativa regionale (ad es. L.R. 11 del 29 aprile 2015);
- sia salvaguardato, seppur con opportune modifiche e integrazioni, il regolamento sul “principio dell’invarianza idraulica” da poco approvato dalla Regione;
- venga effettuato un costante monitoraggio del “consumo di suolo” in atto, anche tramite una pianificazione urbanistica ed “agricola” attenta e mirata