ANNA MARESCHI DANIELI CI RIPROVA. BOCCIA (LEGITTIMAMENTE) LE DECISIONI DEL GOVERNO. POI ROVINA TUTTO E DICE: “Noi non facciamo politica. Noi non giudichiamo i governi”.

La presidente di Confindustria Udine Anna Mareschi Danieli chiede nuovamente la ribalta e questa volta lo fa legittimamente sui contenuti delle scelte del Governo, ma poi nel tentativo riparatorio rispetto allo scivolone tutto politico  della raccolta di firme per sostituire Conte con Draghi, con la frase “Noi non facciamo politica. Noi non giudichiamo i governi” vanifica qualsiasi autorevolezza residua. Lo fa  anche rispetto a quanto analizza in modo più o meno condivisibile rispetto al nuovo decreto del governo Conte. Comunque riportiamo fedelmente la sua nota stampa pur ritenendo sarebbe stato  meglio utilizzare un comunicato impersonale come organizzazione datoriale che gli ampi virgolettati. Ma forse dopo lo scivolone la sua leadership interna traballa.... :L’ultimo decreto conferma l’impostazione del precedente. C’è qualche leggera apertura, ma non riguarda, se non marginalmente, la manifattura. Non è quello che auspicavamo. Ogni settimana di chiusura in più, infatti, rischia di pregiudicare la futura ripresa delle attività produttive. Molte aziende, purtroppo, non avranno la forza di farlo. Per questo siamo molto preoccupati. Abbiamo la sensazione che la politica non abbia compreso appieno la gravità dell’emergenza economica che è seguita a quella sanitaria. Rispettiamo le decisioni assunte, ma continuiamo a manifestare questa preoccupazione e a fare proposte. La salute delle persone è al primo posto. Per questo suggeriamo al Governo di superare la classificazione per codici Ateco delle attività produttive, privilegiando invece un approccio fondato sulla sicurezza dei lavoratori. Il concetto è tanto semplice quanto chiaro, dal nostro punto di vista: apra chi è in grado di garantire la sicurezza, indipendentemente da altre logiche settoriali. Chi non è in grado di farlo si prenderà il tempo necessario per attrezzarsi e lo aiuteremo a farlo. Noi non facciamo politica. Noi non giudichiamo i governi. Confindustria avanza proposte, analizza e giudica i provvedimenti. In questo caso, il vero limite, a monte di tutto, è una mancanza di visione. Stesso discorso per quanto riguarda le strategie e i tempi della ripartenza. Il fattore tempo è diventato fondamentale. Non solo bisogna pensare adesso alla cosiddetta Fase 2 in termini strategici, ma bisogna fare. Bisogna fare subito. Questa è una crisi pesantissima, ma è anche un’occasione per l’Italia che vuole cambiare passo. Abbiamo davanti a noi una fase di ricostruzione e rigenerazione nazionale. Mettiamo in campo le risorse migliori per riformare e modernizzare il Paese. Il tempo è poco, le sfide sono enormi, in chiave nazionale, europea e globale. Le risposte dello Stato ai cittadini, alle imprese, devono essere all’altezza. Da questo punto di vista, anche il decreto liquidità varato in settimana ci lascia perplessi. La via scelta dal Governo per uscire dall’emergenza è quella di favorire l’indebitamento delle imprese. Non è una scelta indolore. Più alto è l’indebitamento, più difficile diventa investire. Ma, quel che è peggio, sono i tempi di rientro: 6 anni non sono sostenibili. Prendiamo la crisi del 2008: non sono bastati 10 anni al Paese per riguadagnare gli stessi livelli di PIl. Si pensa veramente che ce la faremo in 6 anni? Veniamo poi al sistema delle garanzie. Per le piccole imprese lo Stato garantisce i prestiti al 100%, ma più che piccole, queste sono micro imprese. Moltissime aziende per ottenere questo prestito in emergenza dovranno comunque attivare con le banche una valutazione del merito del credito. E questo è un problema. I prestiti dovrebbero essere articolati su almeno 10/15 anni di durata. E la garanzia totale dello Stato deve essere allargata alla maggioranza delle imprese. Se facciamo indebitare le imprese per pagare le tasse significa che non si è capito nulla".

Posizioni quelle della Mareschi Danieli che in sostanza ricalcano quelle già espresse a livello nazionale da Confindustria, ambedue dimenticano però un fatto fondamentale: per quale ragione in un paese dove nel 2019 le denunce di infortunio e quelle di malattia professionale sono migliaia e di queste la maggior parte sono nell'industria, ci si dovrebbe fidare nella capacità di protezione dei lavoratori da parte dei datori di lavoro? Guardiamo i dati: Le denunce di infortuni presentate all’Inail entro lo scorso mese di dicembre sono state 641.638, 915 (compresi quelli in itinere) ma quelli  “in occasione di lavoro” sono scesi 540.733, quelli mortali 1089 di cui in occasione di lavoro 737. Per non parlare delle malattie professionali denunciate nel 2019 che sono state 61.310.

Insomma il principio di precauzione del governo è più che legittimo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Confindustria Udine non raccoglie il plauso sulla proposta di raccolta firme “Draghi al posto di Conte”. Anna Mareschi Danieli rischia di restare con il cerino in mano