Arte in scena nel magico castello di Villalta

È passata più di una settimana dalla manifestazione “Castelli Aperti” che permette di visitare siti castellani della Regione, di proprietà privata non aperti normalmente al pubblico. Non servono numeri a confermare il successo di questa manifestazione. Bastava respirare l’aria che aleggiava nell’attesa dell’apertura delle porte del Castello di Villalta per capire che i visitatori erano tanti. E nemmeno il ritardo, di pochi minuti in realtà, ha fatto desistere i curiosi che hanno voluto approfittare della giornata di sole per passare una giornata nel mondo incantato di un castello.
Si rinnova ormai da diversi anni questa bellissima manifestazione che riesce a catapultare, in una dimensione quasi da favola, i visitatori, accompagnandoli nelle varie stanze, giardini e parchi, scrupolosamente raccontati da chi è custode storico di quel patrimonio.
“Castelli Aperti” non è solo una semplice visita nello ‘spazio di un tempo’, ma la manifestazione si trasforma come per incanto in un ‘momento’ di cultura. Già di per sé scrigno di preziosità, ogni castello diventa anche testimone di eventi culturali.
Il Castello di Villalta ha confermato la sua vocazione ospitando domenica 7 ottobre due mostre d’arte, molto diverse fra loro ma legate da un unico filo conduttore: la ricerca artistica.
Da una parte Roberto Milan, scultore ben inserito nel panorama artistico contemporaneo; dall’altra, un omaggio al pittore Raimondo Valesio Calice (1922-2015) che, con i dipinti da lui definiti “oneiropsichici”, ha voluto proporre una rinnovata visione della realtà interiore, qualcosa di molto diverso rispetto a quanto generalmente realizzato in Carnia, sua terra d’origine.
Le sculture di Milan sono di un’unicità straordinaria. Ognuna fa ritrovare, attraverso il legno, un sentore antico, tipico di un’ancestrale tradizione e reso più fragrante dai prodotti usati: pigmenti, terre, gommalacca, ecc. Nasce un abbinamento sapiente tra modernità e antichità con il ricorso anche a materiali diversi: ed ecco il ferro, il bronzo, il vetro che rievocano anche la forza e la potenza della natura.
L’arte di Milan sta nella sua capacità di accostare materiali lavorati come vuole la tradizione più antica, in una delicata armonia di forme, dove rimane sempre protagonista il legno.
Le opere di Valesio rappresentano quanto di più significativo è stato da lui realizzato nel suo lungo e variegato percorso artistico, ben lontane dalle esperienze più figurative.
L’uomo rimane al centro delle composizioni, ma il corpo si scompone nelle sue parti che raccontano, con la loro fisicità, la sofferenza, la solitudine, la tensione emotiva: visi solo abbozzati persi nel vuoto, bocche sformate che diventano enigmatiche, braccia agitate, mani tese in desideri angosciosi. Una tragicità latente che si svela in questi momenti oneiropsichici dove sogno e realtà sembrano muoversi in simbiosi, in una miriade di tonalità rese più incisive e luminose dall’encausto. Un’armonia di forme e colori che esprimono i sentimenti di una personalità tanto complessa quanto colma di cose da raccontare.
Due eventi di grande impatto emotivo inseriti in un contesto da favola.

Danielle Maion

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