Assestamento: Riccardi, avanzo di 14,7 mln per Sistema sanitario regionale FVG nel 2019. Buona notizia? Forse no

"È di oltre 14,7 milioni l'avanzo complessivo che il Servizio sanitario regionale ha registrato nel 2019, frutto dei risultati positivi di esercizio di cinque Aziende su sei, per un valore di oltre 8,4 milioni di euro, e delle economie di spesa sulle attività sovraziendali che ammontano a 7,2 milioni di euro. Gli avanzi saranno comunque reinvestiti nel servizio sanitario".

Lo ha detto il vicegovernatore del Friuli Venezia Giulia con delega alla Salute Riccardo Riccardi nel corso dell'esame in I Commissione integrata dell'Assestamento di bilancio per gli anni 2020-2022, illustrando i dati di preconsuntivo degli esercizi finanziari 2019 degli enti del Ssr. Riccardi ha specificato che "delle sei Aziende attive sul territorio, solo quella di Pordenone segna un risultato negativo nel 2019, registrando una perdita di 950 mila euro".

"Con le norme contenute in Assestamento disponiamo che l'importo necessario al ripiano dell'unico risultato negativo - ha chiarito Riccardi - venga garantito in proporzione con i risultati positivi prodotti dalle altre cinque Aziende, operazione che lascerà comunque al sistema in attivo per 7,4 milioni di euro".

"I 7,2 milioni frutto delle economie di spesa sulle attività sovraziendali - ha concluso - saranno impiegati per sopperire alle esigenze di parte corrente del Servizio sanitario regionale per l'anno in corso".

Fin qui quanto dichiarato dall'assessore e che, Pordenone a parte, le aziende sanitarie non siano piene di debiti non è certamente negativo, ma viene da chiedersi, quale è stata la qualità dei servizi offerti. Certo, in logica aziendalistica, il dato di bilancio è confortante, ma è giusto valutare la sanità con criteri da azienda che in logica profitti deve badare più a quelli che alla salute dei cittadini in termini, magari, di prevenzione? Per ottenere quei risparmi è bene ridurre al minimo, ad esempio, le degenze post operatorie sbattendo fuori dalle corsie neo-operati con punti da togliere o drenaggi aperti? Non si pone così a rischio la salute dei pazienti? Per non parlare dei tempi della diagnostica che già in fase pre-covid erano imbarazzanti e che oggi lasciano i cittadini allo sbaraglio, aprendo ulteriori praterie sconfinate alle scorribande della salute privata. Insomma il detto non è tutto oro ciò che luccica è una realtà e che rischia di riaprire alle tesi che non chiameremo più, per ovvi motivi, modello lombardo, ma che restano nel dna di certa politica (non necessariamente solo a destra) e che l'assessore Riccardi ha rappresentato senza reticenze, almeno prima che il coronavirus travolgesse certi modelli ospedalieri. Oggi l'assessore  sembra disconoscere quei modelli, almeno finchè i tempi non saranno nuovamente maturi, per fare sempre di più la sanità terreno privato di caccia  per affari e affaristi con camici bianchi o in doppiopetto.

FF