Attacco scomposto e sessista da parte del Sindaco di Trieste Dipiazza. Giuste proteste dai partiti d’opposizione

“Non mi sono mai fatto comandare da una donna, tanto meno da te’. Le parole del sindaco Roberto Dipiazza rivolte alla consigliera Alessandra Richetti (M5S) non sono solo un’uscita infelice, sono chiaro esempio di maschilismo tossico, messo in scena con l’arroganza di chi crede che il proprio ruolo autorizzi tutto, anche l’umiliazione pubblica”. L’episodio è giustamente denunciato in una nota  congiunta le due esponenti dell’Alleanza Verdi e Sinistra, Elisa Moro e Tiziana Cimolino. Ma ovviamente anche dalla  consigliera regionale pentastellata  Rosaria Capozzi. Scrivono Elisa Moro, segretaria Sinistra Italiana Trieste e Tiziana Cimolino, portavoce Europa Verde Trieste: “Dipiazza non parla al bar e non è un semplice privato cittadino. È il sindaco e, quando usa il sessismo per delegittimare una consigliera, manda un messaggio preciso: che in questa città una donna può essere zittita non per ciò che dice, ma per ciò che è. È una logica di dominio, un delirio di onnipotenza istituzionale, incompatibile con il rispetto dovuto all’Aula e alle persone che in quell’aula rappresentano le cittadine e cittadini”. “Esprimiamo piena solidarietà ad Alessandra Richetti. Pretendiamo scuse pubbliche e che si smetta di normalizzare la violenza verbale e l’abuso di potere per attaccare le donne in quanto tali, dentro e fuori le istituzioni”.  Rincara giustamente la pentastellata Rosaria Capozzi : “Le sconcertanti considerazioni rivolte dal sindaco Roberto Dipiazza all’indirizzo della consigliera comunale del M5S, Alessandra Richetti, sono inaccettabili e meritano una decisa, immediata e categorica stigmatizzazione”.  Non usa mezzi termini, la consigliera regionale Rosaria Capozzi (MoVimento 5 Stelle), affidando a una nota stampa il suo tempestivo commento dopo l’episodio verificatosi in aula durante i lavori del Assemblea legislativa del capoluogo giuliano, nel corso del dibattito riservato al controverso tema dell’ovovia a Trieste.

“Ora mi aspetto che anche la presidente della Commissione regionale Pari Opportunità tra Uomo e Donna, Dusy Marcolin, stigmatizzi l’infelice intervento del primo cittadino, avvenuto per giunta – aggiunge l’esponente pentastellata – in uno spazio istituzionale rigorosamente deputato al confronto democratico, al rispetto reciproco e alla dignità. Iniziando proprio con il comportamento che un sindaco è sempre tenuto a osservare”. “Abbiamo assistito all’utilizzo di espressioni e atteggiamenti – precisa Capozzi – che lasciano intendere il rifiuto di un confronto paritario, soprattutto quando rivolti a una donna. Toni che richiamano una cultura politica arretrata e di chiara impronta patriarcale, che nulla ha a che vedere con i valori di una società moderna e inclusiva. La parità di genere non costituisce infatti un semplice slogan, ma un principio fondante della democrazia e delle istituzioni, che deve essere praticato quotidianamente. Soprattutto da chi ricopre significativi ruoli di vertice”. “Dipiazza dovrebbe invece farsi garante e promotore – sottolinea la rappresentante del M5S – del rispetto tra i generi e del riconoscimento del ruolo delle donne nelle istituzioni”. “Quanto accaduto – conclude Capozzi – dimostra una visione autoritaria e maschilista del potere, incompatibile con il ruolo che questo sindaco ricopre e con il suo preciso dovere di rappresentare l’intera comunità cittadina”.