Attese in Pronto Soccorso e Centri di Assistenza Primaria (CAP) vuoti:  le risposte di Riccardi non appaiono convincenti

Quasi due ore di attesa in pronto soccorso: è accaduto soltanto ieri nel tardo pomeriggio all’ospedale di Udine e oggi la Consigliera Simona Liguori (Cittadini) ha portato il tema nella discussione con l’Assessore alla Salute Riccardo Riccardi circa l’attivazione dei Centri di Assistenza Primaria (CAP) non ancora pienamente operativi sui territori.

«Le persone con codice verde avevano avanti a sé 1 ora e 55 di attesa media, quelle con codice bianco e 1 ora e 57. Per definizione il Codice Verde indica una urgenza minore. Il Codice Bianco indica che non c'è nessuna urgenza: il soggetto in questione non ha bisogno del pronto soccorso e può rivolgersi al proprio medico curante. Quante di queste persone che hanno atteso quasi 2 ore in un Pronto Soccorso avrebbero potuto ricevere una risposta in un CAP nel loro territorio? In una Regione ove ci sono oltre 493mila persone che soffrono di malattie croniche e di cui la metà ha più di una patologia, i CAP possono rappresentare una risorsa per la presa in carico di queste persone nelle loro case e consentire al medico di famiglia di poter lavorare insieme allo specialista, infermiere, psicologo e altri professionisti incluso il servizio sociale».

La risposta dell’Assessore Riccardi non ha convinto Liguori, che ha sottolineato: «Cividale del Friuli-ad esempio- è sede di un CAP nel quale i medici di famiglia presenti per alcune ore al giorno potevano avvalersi della collaborazione di medici specialisti e di infermieri per la gestione delle persone con malattie croniche. Una struttura che da un anno a questa parte avrebbe visto contrarsi i servizi. Zugliano e Feletto Umberto sono sedi di CAP del distretto di Udine che forniscono solo alcuni servizi rivolti all’area materno-infantile e che dovrebbe aprirsi anche alle tante persone con malattie croniche evitando accessi ospedalieri non utili alla Qualità della Vita delle persone. E a questo proposito anche la Corte dei Conti nel suo giudizio di parifica del bilancio regionale sottolinea l’importanza nella nostra Regione di “modelli organizzativi centrati sulle cure territoriali e domiciliari, delegando all’assistenza ospedaliera la gestione dei casi acuti/complessi non gestibili dagli operatori sanitari delle cure primarie»