Audizioni in quarta commissione: le reazioni delle opposizioni

Tagliamento: Gruppo Pd, tempi imbarazzanti e ancora troppa confusione

«I tempi per aggiornare l’audizione sul Tagliamento sono imbarazzanti, così come è imbarazzante, nel 60° anniversario dell’alluvione di Latisana, aver tenuto fuori il comitato. E a completare il quadro deludente è la troppa confusione che ancora oggi regna sovrana». Lo affermano i consiglieri regionali Nicola Conficoni, Massimiliano Pozzo, Francesco Martines e Manuela Celotti (Pd) a margine della seduta della IV commissione riunita per il completamente dell’audizione che si è svolta il 4 novembre 2024 sulla messa in sicurezza del fiume Tagliamento.

«Da questa audizione emerge una grossa delusione perché un anno dopo il precedente appuntamento non è stata ancora individuata la soluzione all’annoso problema delle possibili esondazioni del fiume» afferma Conficoni. «Negli interventi fatti da sindaci e soggetti coinvolti non sono mancate critiche alla Giunta Fedriga che non ha solo colpevolmente disertato le celebrazioni per il sessantesimo anniversario dell’alluvione di Latisana, ma anche speso in ritardo i fondi stanziati dal centrosinistra per realizzare alcune opere utili a limitare il rischio di allagamenti. Quel che è peggio, comunque, è che il presidente Fedriga ha calato le braghe di fronte a Zaia accettando passivamente l’inversione della portata del canale scolmatore Cavrato che aggrava l’impatto delle opera da realizzare in Friuli Venezia Giulia per laminare le piene». Secondo Conficoni, «invece siamo ancora impantanati in una grandissima confusione, tra tira e molla sui progetti, passi in avanti da parte di Fratelli d’Italia e infine il presidente Fedriga che ha detto che la politica non si deve interessare perché solo i tecnici devono darci la risposta al tema. Ora verrà elaborato un Docfap (Documento di fattibilità delle alternative progettuali). Mancherà però quel dibattito pubblico che a nostro avviso offre una maggiore garanzia di individuare una soluzione che tiene insieme l’esigenza della sicurezza idraulica a quella comunque imprescindibile della tutela ambientale – conclude – di un patrimonio straordinario per la nostra regione come il fiume Tagliamento».

Secondo il consigliere Pozzo, «Autorità di bacino e Giunta regionale nel 2023 hanno modificato il piano di gestione rischio alluvioni sostituendo Pinzano con traversa di Dignano e casse espansione a Varmo e giustificando questa scelta sulla base di evidenze tecniche e scientifiche. Poi autorità e giunta regionale sono andate a incontri pubblici sul territorio annunciando che a breve si sarebbe arrivati alla progettazione, e appellandosi sempre a scienza e tecnica. Ad aprile 2024 la giunta ha deliberato mandando avanti la procedura di progettazione su Dignano e Varmo, sempre sulla base di motivi tecnici e scientifici. Oggi a distanza di più di un anno sentendo gli esperti tra cui il luminare chiamato dalla Regione pare che tutto sia in discussione, a partire proprio dal modello tecnico e scientifico sulla cui base autorità e regione avevano scelto Dignano e Varmo. Cosa intendono fare l’autorità di bacino e la giunta regionale? Come intendono proseguire? Hanno abbandonato queste opere? Ne fanno altre? Sono convinto che la scienza e la tecnica siano indispensabili per affrontare la questione complessa del Tagliamento. Ma qua pare che sia proprio il manico politico a fare confusione. La giunta chiarisca al più presto cosa intende fare e guidi il processo, con percorsi coerenti e lineari, non confusionari».

A esprimere apprensione è inoltre il consigliere Martines: «Dall’audizione di oggi ne esco preoccupato perché non si riesce a capire in che direzione stiamo andando. Di questo l’assessore dovrebbe rendersi conto visto che oggi, da quanto è emerso in commissione, pare esserci uno stop rispetto a quanto fatto finora. Siamo quindi al punto zero e da qui si dovrebbe ricominciare a parlarne. Sono passati 60 anni e sentire dire che dobbiamo rimettere tutto in discussione e valutare le questioni tecniche e scientifiche per ridefinire la progettualità è preoccupante. Oggi, contrariamente agli auspici, la strada non l’abbiamo trovata nonostante la richiesta di ascoltare dodici tecnici affinché ci dessero una certezza su come proseguire. Dall’audizione non ho sentito qualcosa di certo, ma un barcamenarsi e dare un colpo al cerchio e un colpo alla botte. Ora aspettiamo di conoscere lo studio annunciato per fine anno sperando di capire meglio quale sarà la direzione da prendere e con quali tempi. La politica regionale ha il compito urgente di dare sicurezza alle popolazioni con una scelta che sia sostenibile dal punto di vista ambientale».

Secondo la consigliera Celotti «oggi abbiamo rilevato che servono ulteriori approfondimenti per poter fare delle scelte efficaci che garantiscano davvero la mitigazione del rischio nel basso corso. Ma ci portiamo anche a casa la netta sensazione che gli esperti nominati dai Comuni e dalla Giunta, intervenuti in audizione, e l’Autorità di bacino, stanno su due pianeti diversi. La vera domanda è su quale pianeta sta la Giunta regionale. A questo punto il Docfap unico, che confronti tutte le ipotesi progettuali su tutta l’asta del fiume e contempli anche soluzioni diverse da quelle prospettate, rappresenta un elemento di serietà. Questo però non cancella il ritardo accumulato: abbiamo perso oltre un anno dicendo tutto e il contrario di tutto. Così come serve chiarezza rispetto al cambio di portata del canale Cavrato, una modifica contenuta nel Pgra vigente che prevede di spostare 1.200 mc/s in più sul canale principale che scende verso Lignano, rispetto alla portata storicamente prevista per il canale scolmatore che scende verso Bibione, sulla quale non abbiamo ancora ascoltato alcuna presa di posizione della Giunta e del presidente Fedriga a tutela degli interessi della nostra regione».

 

Pellegrino (Avs): “soluzioni naturali, non traversa. il fiume è l’anima del Fvg”

“Le comunità devono essere ascoltate e coinvolte: le decisioni non possono essere calate dall’alto.”
Lo afferma la consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, Serena Pellegrino, commentando la discussione in IV Commissione sulla messa in sicurezza del Tagliamento.

“È tempo di superare le opere trasversali e le grandi infrastrutture che snaturano il fiume, rendendolo più fragile e pericoloso. Il rischio zero non esiste, nemmeno costruendo una diga che avrebbe un impatto ambientale e paesaggistico devastante.”

Pellegrino sottolinea la necessità di puntare su interventi naturali e sostenibili, come l’ampliamento dell’alveo e la limitazione dello sghiaiamento, “misure che rispettano l’equilibrio ecologico e garantiscono sicurezza reale alle comunità”.

La consigliera esprime soddisfazione per l’apertura della Giunta regionale verso soluzioni meno invasive: “È un passo avanti importante, che riconosce il valore del Tagliamento come patrimonio naturale e simbolo identitario del Friuli Venezia Giulia. Difendere il Tagliamento – conclude Pellegrino – significa difendere la nostra terra, la nostra sicurezza e la nostra storia. Peccato aver sentito sovrapporsi un tecnico che non ha partecipato ai lavori del mattino, e che è intervenuto nel pomeriggio in maniera imperativa, alla voce dell’assessore Scoccimarro. Sta necessariamente alla figura politica decidere quale sia la scelta migliore.”

Capozzi (M5S): Giunta contradittoria, considerare soluzioni alternative

“L’azione della Giunta regionale, negli ultimi anni, ha prodotto una serie di decisioni frammentarie, contraddittorie e spesso improvvisate. La conseguenza diretta di questa confusione amministrativa è duplice: da un lato, infatti, si rallenta ogni processo decisionale; dall’altro, invece, si alimenta un conflitto crescente tra istituzioni, territori e cittadini come è emerso oggi. È perciò tempo di invertire la rotta e di ricostruire un percorso organico nel quale la sicurezza idraulica non sia in contraddizione con la tutela dell’ambiente, ma ne rappresenti altresì un naturale corollario”.

Lo auspica, attraverso una nota stampa, la consigliera regionale Rosaria Capozzi (MoVimento 5 Stelle), esprimendosi anche alla luce dei lavori odierni della IV Commissione, interamente riservati a una lunga serie di audizioni incentrate delle progettazioni di laminazione del fiume Tagliamento.

“Senza andare eccessivamente a ritroso nel tempo, ricordo l’adozione della delibera giuntale 530, che prevedeva l’avvio della progettazione di una traversa laminante adiacente al ponte di Dignano. Nello stesso mese, attraverso una nostra interrogazione, avevamo fatto notare – aggiunge l’esponente pentastellata, ricostruendo alcuni passaggi dell’iter – come tale ‘documento preliminare all’avvio della progettazione’ non contenesse le alternative alla traversa adiacente, nonostante fossero state prescritte ai progettisti. Oggi tutti ritengono opportuno considerare ipotesi alternative e, perciò, rimane aperto un interrogativo: abbiamo forse pagato per intero un documento non conforme a quanto richiesto e che, di fatto, non è servito a nulla?”.

“Oggi – precisa Capozzi – sembrano tutti paladini del dibattito pubblico. Desidero tuttavia ricordare la mozione, firmata da tutta l’Opposizione, attraverso la quale chiedevamo di avviare un reale confronto pubblico su queste tematiche. Istanza puntualmente bocciata da questa Maggioranza. Ai sensi del Codice degli appalti era stato inoltre annunciato dall’assessore Scoccimarro che la progettazione della traversa sul ponte di Dignano sarebbe partita entro la fine dell’anno. Ci si chiede, dunque, da cosa fossero dettate tali tempistiche: se richiamate in quest’aula solo per strizzare l’occhio ai Comuni di Latisana e Lignano; oppure, se sia effettivamente stato dato seguito a quanto dichiarato e, quindi, esista già un progetto della traversa”.

“Senza alcuno stupore, abbiamo anche appreso – dettaglia la rappresentante del M5S – che la Regione Veneto ha modificato le stime delle portate in caso di possibile alluvione del Tagliamento, determinando così che debba essere il Friuli Venezia Giulia a dover smaltire la maggior parte delle acque. Ribaltando, in tal modo, le previsioni che da sempre indicavano la necessità di implementare il canale Cavrato in Veneto tra Cesarolo e la laguna di Bibione”.

“Alla fine di questa disamina – sottolinea Capozzi – emerge con chiarezza una sovrapposizione di piani, documenti e decisioni che non si inseriscono in una cornice unitaria. Ogni nuovo atto sembra rimettere in discussione o correggere il precedente, senza che vi sia un chiaro disegno strategico. Ma, soprattutto, ci si chiede a quali tecnici ci si debba affidare, poiché tutte le decisioni richiamate sono state prese da tecnici o consultati i tecnici”.

“Ora la Maggioranza sembra iniziare finalmente a comprendere – rimarca la consigliera pentastellata – che, forse, non serve alcuna traversa. Soprattutto se si individuano soluzioni a valle (lo sfruttamento del canale Cavrato, secondo quanto previsto dai tecnici già nel 2015). Inoltre, paradossalmente, si continua a dire tutto e il contrario di tutto. La Giunta regionale, con le sue scelte contraddittorie e la sua comunicazione disordinata, ha così alimentato confusione e diffidenza”.

“Ricordo infine l’intervento sulla questione del Tagliamento del sindaco di Latisana, Lanfranco Sette, che un anno fa – conclude Capozzi – imputava la responsabilità dei rischi per le popolazioni rivierasche a chi esprimeva tesi diverse. Oggi, che a sostenere quelle stesse tesi sono esponenti del suo stesso partito, ci si chiede a chi intenda attribuire tali responsabilità, considerato che, a due anni dall’approvazione del nuovo Pgra, si continua a navigare nel vuoto”.

Moretuzzo, Putto e Massolino (Patto) : «Le opere necessarie, il metodo di lavoro e le priorità, a distanza di un anno, devono ancora essere definite: Giunta Fedriga in totale confusione»

Importante confronto quello di oggi in Commissione, cui hanno partecipato i consiglieri di Patto per l’Autonomia-Civica FVG Massimo Moretuzzo, Marco Putto e Giulia Massolino.

«L’audizione di oggi ha dimostrato ancora una volta – dichiarano Moretuzzo, Putto e Massolino – che la posizione assunta fino ad oggi dalla Giunta Fedriga, che da oltre un anno e mezzo si è schierata a sostegno della traversa laminante di Dignano, con luci mobili e paratoie piane, come unica possibilità per affrontare il tema del rischio idraulico del Tagliamento, è una posizione sbagliata, un tentativo di dare una risposta unica e definitiva a un tema complesso».

«Tutti i tecnici auditi, a parte il Direttore dell’Autorità di bacino che evidentemente doveva difendere quanto previsto finora, hanno sostenuto che allo stato attuale è un errore immaginare e progettare opere impattanti senza avere il quadro complessivo della situazione, che grazie alle conoscenze tecniche e scientifiche oggi disponibili, deve necessariamente essere aggiornato. In particolare il Prof. Andrea Rinaldo, cui lo stesso Assessore ha affidato un incarico per definire il perimetro entro il quale gli interventi per la mitigazione del rischio devono essere ripensati, ha detto in modo inequivocabile che “non devono essere fatti dei passi irreversibili nella distruzione del capitale naturale”. Questa posizione fa il paio con quella espressa pochi giorni fa da Fratelli d’Italia in conferenza stampa, che ha parlato esplicitamente di necessità di individuare delle alternative all’ipotesi di ponte-traversa che tengano conto della cornice normativa europea sulla rigenerazione della natura».

«Purtroppo, pare ancora confusa la posizione della Giunta regionale, che stretta da un lato tra la conflittualità interna tra Lega e Fratelli d’Italia sulla paternità della regia dell’opera, e dall’altro il desiderio di non inimicarsi i sindaci e i territori trasversalmente contrari ad opere impattanti calate dall’alto, ha dimostrato ancora una volta di voler prendere tempo senza assumersi la responsabilità di decidere».

«Dagli interventi ascoltati in aula quest’oggi è risultato evidente che il percorso da intraprendere è quello di perseguire la mitigazione del rischio idraulico per le popolazioni rivierasche attraverso interventi che devono prioritariamente essere realizzati senza impatti irreversibili sul corso naturale del fiume. È quanto stiamo sostenendo da tempo, fin da quando abbiamo chiesto che il Tagliamento sia riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco, e ci auguriamo che finalmente gli studi e le analisi progettuali della Regione vadano in questa direzione, senza ulteriori indugi».