Audizioni in Regione sul tema migranti. Alla fine prevalgono i “numeri” e passa la linea leghista

Lavori Commissione

La VI Commissione del Consiglio regionale, presieduta da Giuseppe Sibau e alla presenza dell’assessore Pierpaolo Roberti, ha espresso a maggioranza parere favorevole sulla delibera giuntale del giugno scorso che apporta modifiche al programma annuale immigrazione 2018. Una scelta ovvia per una maggioranza a trazione assoluta leghisa che non vuole e non può mollare il tema migranti che tante fortune elettorali gli ha procurato.

Nel corso delle audizioni, svolte alla presenza del presidente del Consiglio regionale Piero Mauro Zanin e che hanno preceduto il pronunciamento dell’organismo consiliare, si erano espressi i prefetti Anna Paola Porzio (Trieste), Angelo Ciuni (Udine), Massimo Marchesiello (Gorizia) e Maria Rosaria Maiorino (Pordenone) che hanno fornito informazioni sui tempi e i meccanismi del percorso di accoglienza dei richiedenti asilo e sui progetti di integrazione che sono stati avviati nel tempo, per favorirne l’inserimento sul territorio regionale.  L’invito dei Commissari di Governo, quindi in parte critici con le scelte regionali, è stato quello di avviare una comune riflessione sui possibili effetti e le ricadute legate alla riduzione dei fondi dedicati ai progetti e alle attività di integrazione per quelle persone che attendono il pronunciamento delle competenti Commissioni territoriali circa il riconoscimento della protezione internazionale. In particolare secondo i Prefetti ridurre i fondi ai percorsi di integrazione significa correre il rischio di avere i migranti in giro per la città senza nulla da fare. Questo il pensiero espresso dai prefetti di Trieste, Annapola Porzio, Gorizia, Massimo Marchesiello, Pordenone, Maria Rosaria Maiorino, e Udine, Angelo Ciuni. La decisione di tagliare i fondi per i corsi, in particolare quelli di italiano hanno rimarcato “porta all’emarginazione dove accadono le forme di captazione da parte della criminalità” ha detto la prefetta Porzio, le cui parole sono state condivise dagli altri prefetti.
Sono seguiti quindi gli interventi e i contributi sul tema di operatori e soggetti portatori di interesse afferenti a: Forum Terzo Settore e Forum FVG, Anci, Associazione nazionale “Oltre le Frontiere”, Caritas di Udine e Trieste, Comitato provinciale della Croce Rossa di Udine, Consorzio italiano di solidarietà-ICS, Consulta regionale per l’integrazione, onlus Oikos, Ucai-FVG e altri.

Prefetti del Fvg

Nel dibattito, per la consigliera Chiara Da Giau (Pd) le audizioni hanno segnato la totale distanza di visione della Giunta rispetto alla reale condizione degli stranieri e richiedenti asilo nel territorio. E’ stata demonizzata l’accoglienza diffusa – ha aggiunto – ma oggi sono emerse le problematiche che sorgono dall’accentramento di grossi gruppi di persone in singoli luoghi.
L’invito di Furio Honsell (Open Sinistra FVG) è stato quello di rivedere i contenuti della delibera che taglia il meccanismo di integrazione e soffoca gli unici potenziali percorsi che aiutano a superare situazioni difficili, rischiando di far esplodere i problemi legati all’immigrazione in maniera molto più turbolenta.
Andrea Ussai (M5S) ha puntato l’attenzione sui progetti legati all’interculturalità, i cui tagli investono anche le persone che risiedono legalmente sul territorio e che necessitano di interventi di integrazione, e quelli sui servizi informativi, tematica che non ha nulla a che vedere con i richiedenti asilo.
Per Antonio Calligaris (Lega) la delibera non smantella l’accoglienza diffusa, ma interviene su micro progetti la cui efficacia non viene sempre percepita, opinione condivisa anche da Simone Polesello (Lega), che ha portato ad esempio alcuni progetti sullo sfalcio del verde pubblico avviati nel pordenonese che non hanno avuto le ricadute attese.
Simona Liguori (Cittadini) ha auspicato il ripristino della Consulta immigrazione, organismo di larga rappresentanza cancellato con un’altra delibera dell’esecutivo regionale, mentre per Francesco Russo (Pd) i tagli a progetti e attività contenuti nel programma rischiano di far aumentare, sotto forme diverse, le spese che gravano sulla comunità.
Per Mauro Bordin (Lega) le risorse tagliate dalla delibera, circa 600mila, non si possono considerare la linea di demarcazione tra una buona e una cattiva politica di immigrazione, mentre sarebbe utile piuttosto verificare l’efficacia e i risultati ottenuti con il sistema di accoglienza diffusa sul territorio.
Massimo Moretuzzo (Patto per l’Autonomia) si è soffermato sulle dichiarazioni dei prefetti che – ha detto – non possono essere tacciati di partigianeria e che non hanno confermato una correlazione tra fenomeno migratorio e incremento dei casi di delinquenza sul territorio. Moretuzzo ha quindi chiesto se sia effettivamente sostenibile il percorso tracciato dalla Giunta che contempla la realizzazione dei Cpr e il trasferimento dei richiedenti asilo in altre regioni.
A chiusura del dibattito l’intervento dell’assessore Pierpaolo Roberti che, precisando che non saranno soppresse le attività di alfabetizzazione degli adulti e i corsi di lingua italiana, ha definito utili e proficue le audizioni svolte in Consiglio poiché hanno posto all’attenzione interessanti riflessioni, anche se in assenza di dati specifici che avrebbero potuto definire meglio il fenomeno e le sue criticità.
Non si è fatto attendere sul piano politico il commento del segretario regionale del PD Spitaleri che in una nota spiega: “L’assessore Roberti si convinca che questo flusso non si fermerà domani né fra un anno e chi c’è già rimarrà a lungo: tutto questo va gestito riducendo al minimo l’impatto sui nostri concittadini”. Lo afferma il segretario regionale del Pd, all’esito di quanto emerso nel corso della riunione della VI Commissione consiliare dedicata alle modifiche al programma annuale immigrazione 2018.
“Quando gli è stato spiegato quali sono i metodi dell’integrazione cioè – ha aggiunto Spitaleri – le basi su cui si costruisce una comunità pacifica e soprattutto sicura, l’assessore Roberti ha risposto ancora una volta con quel “rimandiamoli a casa” che fa effetto ma che non si è nemmeno cominciato a vedere. Oggi abbiamo avuto la nitida percezione di come si possa e si voglia trasformare una situazione complessa ma controllata in un’emergenza, che poi può degenerare in autentico disagio e contrapposizione sociale. Forse – ha concluso – si cercano le condizioni favorevoli all’intervento di uomini d’ordine”.
Di parere diametralmente opposta la nota del consigliere leghista pordenonese Simone Polesello che attacca il Prefetto di Pordenone: “sono rimasto piuttosto sorpreso dalle dichiarazioni di sua eccellenza la prefetto di Pordenone Maria Rosaria Maiorino quando ha asserito in aula che l’accoglienza diffusa sul territorio pordenonese funziona molto bene”. Evidentemente – aggiunge l’esponente del Carroccio – le sensibilità che ci contraddistinguono sono molto diverse, personalmente non ho questo tipo di percezione e anzi ritengo che l’accoglienza diffusa è stata pesantemente dannosa per il territorio che mi onoro di rappresentare. Infatti, i dati in nostro possesso narrano un’altra realtà rispetto a quella raccontata dal prefetto Maiorino: non tutti i Comuni della nostra provincia hanno aderito all’accoglienza diffusa e, soprattutto, laddove è stato accettato questo tipo di convenzione, difficilmente sono state rispettate le quote di richiedenti asilo stabilite per ogni Comune. Tutto ciò a dimostrazione di come questo metodo sia fallimentare e comporti troppi disagi per i nostri cittadini che vengono ingiustamente stressati e colpiti. Infine – conclude Polesello – la linea tracciata dall’assessore Roberti in materia di immigrazione è perfettamente in linea con il mandato datoci dai cittadini del Friuli Venezia Giulia. Ai proclami che hanno sempre contraddistinto le politiche della sinistra noi preferiamo i fatti: ovvero più controlli, minori sprechi e più sicurezza. Inoltre, in un momento di grave crisi economica come quello che tanti nostri concittadini sono costretti loro malgrado ad affrontare, ritengo che le poche risorse a nostra disposizione devono essere destinate prima ai nostri cittadini.

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