Azerbaigian e Armenia hanno dato nuovamente “fuoco alle polveri”. E’ guerra dall’alba nella tormentata regione del Nagorno-Karabakh

Non troverà spazio sulle prime pagine della stampa mainstream, ma i venti di guerra che soffiano impetuosi tra Azerbaigian e Armenia nella tormentata regione del Nagorno-Karabakh potranno sembrare lontani ma in un mondo globalizzato non lo sono certo.

I combattimenti sono iniziati questa mattina all’alba, quando, secondo il ministero della Difesa azero, le forze armene hanno attaccato le postazioni militari azere nel Nagorno-Karabakh lasciando diversi morti e feriti, anche se non è stato specificato il numero delle vittime. Insomma l'altissima tensione nel Caucaso fra Armenia e Azerbaigian che era solo assenza di guerra ma non certo pace ha superato di nuovo il limite di guardia. Così si combatte nella regione dove fonti frammentarie quanto di parte raccontano che l'esercito azero ha prima bombardato le postazioni delle forze indipendentiste armene, che avevano però attaccato durante la notte, e poi lanciato una controffensiva. «Alle 6 (ora locale), le forze armene hanno effettuato una provocazione su larga scala sottoponendo a intensi bombardamenti con armi di grosso calibro, mortai e artiglieria le posizioni dell’esercito azero lungo il fronte e i nostri villaggi nella zona di confine», ha detto in un comunicato il ministero della Difesa. Ovviamente fonti dell'altra parte, gli indipendentisti armeni, affermano invece di aver inflitto "perdite" al nemico e il ministero della difesa armeno da Erevan fa sapere che due elicotteri militari azeri sono stati abbattuti. Di certo c'è che sia il governo di Baku che i ribelli separatisti raccontano che i combattimenti in corso stanno provocando "molte vittime" nella popolazione civile. Così, i separatisti armeni della regione autonoma azera del Nagorno Karabakh hanno dichiarato la legge marziale e la "mobilitazione generale" dopo che le forze armate dell'Azerbaigian hanno lanciato la loro controffensiva. Le forze in campo, pur rimpallandosi le responsabilità del primo colpo non nascondono le dimensioni della battaglia in corso. Il Ministero della Difesa azero annunciando l'inizio della "controffensiva" ha riferito di aver distrutto 12 sistemi missilistici OSA delle forze di difesa antiaeree armene. Poco prima, la portavoce del Ministero della Difesa armeno, Shushán Stepanián, aveva scritto su Facebook la notizia di un "attacco aereo e missilistico contro Artsaj [il nome armeno della autoproclamata repubblica del Nagorno-Karabakh, ndr] annunciando di aver abbattuto due elicotteri e tre droni nemici. In seguito la Stepanián ha aggiunto che "il nemico ha subito delle perdite e ha perso del materiale, in particolare tre carri armati". Ovviamente l'Azerbaigian ha confermato soltanto la perdita di un elicottero militare, come riportato dal Ministero della Difesa di Baku e ha informato che sono state registrate diverse vittime a causa di presunti attacchi da parte delle forze armate armene contro le posizioni militari azere nel Nagorno-Karabakh. Altre fonti delle forze azere hanno fatto sapere di aver iniziato l'offensiva per "neutralizzare le forze belliche dell'Armenia e salvaguardare la sicurezza della popolazione civile". Da parte sua il governo di Erevan non ha neanche tentato di nascondere i suoi fini: "Stiamo tutti uniti dietro al nostro stato e il nostro esercito (...) e vinceremo. Lunga vita al glorioso esercito armeno", ha postato su Facebook il premier armeno, Nikol Pashinyan, dopo la notizia dell'abbattimento da parte dei ribelli filo-armeni di due elicotteri azeri. Di certo si tratta della peggior crisi armeno-azera dal 2016 e al momento non vi sono ancora reazioni internazionali occidentali di qualche peso. Esiste invece una comunicazione ufficiale del Ministero degli Esteri di Mosca. In sostanza il Ministero degli Esteri russo ha commentato con una nota ufficiale l'inasprimento della situazione nella regione del Nagorno-Karabakh. "Esortiamo le parti a cessare immediatamente il fuoco e ad iniziare i negoziati per la stabilizzazione della situazione", si legge nel comunicato diffuso dal dicastero. Il conflitto nella regione si trascina da decenni, è scoppiato nel 1988, quando la regione autonoma autonomo del Nagorno-Karabakh dichiarò l'uscita dalla Repubblica Socialista Sovietica dell'Azerbaigian. La guerra di allora racconta che le due ex repubbliche sovietiche caucasiche hanno lasciato in terra oltre 30.000 morti e un numero elevatissimo di feriti con con mutilazioni anche fra la popolazione civile. Alla fine i separatisti armeni hanno preso il controllo della regione azera del Nagorno Karabakh nel 1991, poco dopo il crollo dell'Unione sovietica. Dal 1994 è in vigore un accordo di cessate il fuoco fra i due Paesi, che però non sono mai arrivati a una pace, malgrado la mediazione di Stati Uniti, Francia e Russia attraverso il cosiddetto Gruppo di Minsk. In particolare la situazione è peggiorata nell'aprile 2016 quando come oggi il ministero della Difesa azero aveva segnalato tra l'altro attacchi da parte delle forze armate dell'Armenia, mentre il dicastero militare di Yerevan aveva denunciato "azioni offensive" delle forze azere. Poi le parti trovarono un accordo per il cessate il fuoco, ma di volta in volta si accusano a vicenda di violazioni della tregua. Fino all'alba di oggi quando è stato nuovamente dato "fuoco alle polveri".

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