Azienda familiare: modello vincente

Presentato ieri a San Daniele i numeri del comparto agroalimentare italiano, la seconda industria manifatturiera del paese: 132 miliardi di fatturato, 385 mila addetti diretti e 850 mila occupati nella produzione agricola. Un valore aggiunto che sfiora il 4% del Pil. È quanto emerso dal Focus dell’Osservatorio AUB (Aidaf – UniCredit – Bocconi) dedicato alle imprese familiari del comparto Food, Wine & Beverage in Italia.
la presentazione. Ai lavori, introdotti da Benvenuto di Carlo Dall’Ava, titolare del Gruppo Dok Dall’Ava, hanno preso parte Guido Corbetta (Università Bocconi), Ferdinando Natali (Regional Manager Nord Est di UniCredit), Dario Voltattorni (Direttore Generale AIdAF) e Luca Tavano (Borsa Italiana). Il comparto è ancora essenzialmente a misura familiare, considerando le imprese con meno di 20 milioni di fatturato, si copre quasi la metà del fatturato dell’intero comparto.
Lo conferma Ferdinando Natali, manager di Unicredit: «Le imprese familiari svolgono un ruolo decisivo nella vita economica dei nostri territori. Spesso, però, questo tipo di assetto viene percepito come un vincolo allo sviluppo della impresa stessa. I dati però smentiscono questo luogo comune: per quanto riguarda il settore agroalimentare, uno dei motori trainanti dell’economia italiana, del Nordest e del Fvg, il controllo societario delle famiglie è una valore aggiunto, in virtù del prodotto caratterizzato da emozionalità, naturalità, storia e tradizioni». Guido Corbetta, dell’università Bocconi, aggiunge: «Dall’analisi emerge che le aziende familiari hanno saputo resistere meglio alla congiuntura economica degli ultimi anni, rispetto alle altre aziende del settore. Di converso, la crisi della domanda interna ha imposto un cambiamento delle scelte strategiche del settore. Diventerà, dunque, sempre più importante per le aziende familiari dotarsi di competenze manageriali e di risorse finanziarie di lungo termine per accelerare i processi di fusione e internazionalizzazione». Carlo Dall’Ava «Il mondo del food sta cambiando più velocemente di quello che pensiamo e la concorrenza non è più locale ma, globale. Questo è il contesto di mercato in cui operiamo e con cui ci confrontiamo, che richiede alle aziende grandi capacità di adattamento e programmazione.
la famiglia. Riguardo alle strutture proprietarie delle imprese del settore “cibo & bevande”, risulta che il 72,22% sono a gestione familiare, una inceidenza superiore a quella generale (65,1%). Nelle aziende più piccole (fatturato tra 20 e 50 milioni), la percentuale sale al 76,3%, per ridursi al 67% in quelle maggiori. Riguardo al territorio di provenienza, il 20% delle aziende familiari dell’agroalimentare proviene dal Nordest. Rilevante, infine, la presenza di aziende familiari con oltre 25 anni di età (69%). A questo ne deriva che molti degli attuali gestori sono già di seconda generazione (72%) dimostrando una elevata capacità di resistere al passaggio generazionale tra padre e figlio.
la redditività. I dati dell’Osservatorio indicano una crescita accumulata delle aziende familiari dal 2007 al 2014 (la crisi) del 52%, contro il 36% di quello dello stesso settore e del 33% degli altri settori. Sul piano reddituale, dopo il calo registrato nel 2010 per l’aumento dei prezzi delle materie prime e il calo dei consumi, il reddito è tornato a crescere dal 2012 grazie anche alla ripresa dell’export.